Ai suoi margini, tutt’intorno la via era un’esplosione in immagini d’ogni genere e colore: di vetrine, pub, mercati, fiori, insegne, laundry, scritte, secchi, Times, carte, hot dog, cani, drogherie, guinzagli, scarpe, palloni, abatjour, caffè, rotelle… E pieno di facce. Doveva senz’altro essere un sabato pomeriggio perché il loro era certo un fare fatto di nulla.
Tutto ciò per il Dude non era chiaro se esistesse per davvero. Lui guardava dritto davanti a sé. Gli occhi, opachi, erano un mistero di demenza, sciolti dal calore di
S’era di fatti avveduto, di sottecchi, d’un dettaglio insignificante che per un momento sembrò spiccare dal buio in quel caos ai margini della via. Forse il riflesso di una vetrina o forse proprio un’ombra ancora più oscura in fondo, dietro una porta o dentro una finestra. Insomma un baluginio sconosciuto colpì il Dude nel profondo. Cos’aveva, non vedendo, visto? Nell’anima un’idea dapprima nebulosa della visione emergeva pian piano alla luce. Toccata infine la soglia della coscienza l’immagine fu, per un istante chiara e presente. Fu Lei. Ma prima che il Dude avesse il tempo di voltarsi, il tempo s’era già fermato e la visione sfuggita.
Ciò che vide non apparteneva a questa







