317 giorni fa
coveralley
By DUDE, Fixed Rome, VeloromeAlla partenza erano in 48.
Tra i novanta e i duecentoquaranta minuti di corsa, un chilometraggio che mai sarà chiarito fino in fondo: per alcuni sono stati trenta, per altri il doppio.La cornice era quella delle grandi occasioni: lungo tutto il percorso migliaia di appassionati, di ciclo-amatori, avvistati anche alcuni protagonisti del Tour venuti ad ammirare i propri beniamini. Impossibile guardare quegli spalti naturali, quel muro di tifosi, senza provare un brivido profondo dal caschetto fino alla punta delle scarpette. L’incitamento è stato continuo, «dai che manca poco!», «sei un grande» e loro, gli atleti, a rispondere con il loro sudore.

La prima parte di gara è filata via tranquilla: i soliti tentativi di fuga in discesa con il gruppo a controllare, qualche scaramuccia tra i più volenterosi e poco gioco di squadra. Le immagini dall’elicottero non chiariscono posizioni e distacchi, quel che è certo è che alcuni fossero, dopo pochi minuti, a piazzale Flaminio senza nessuna ragione apparente. Al primo checkpoint i dispersi erano tanti, ma inferiori alle previsioni. I mitici quattro da Torino, per dire, erano ancora epicamente attaccati alle ruote di chi li precedeva, la loro pedalata ancora agile. La maggior parte degli atleti, a mio modesto parere, stava benissimo con quei delicati slip da donna in testa.
Ma il ciclismo è sport di fatica, il ciclismo ha salvato l’Italia dalla Guerra Civile del ’48, il ciclismo è lo scambio di borracce, il ciclismo è, perciò, reggiseni e capelli tinti. Reggiseni da donna, nello specifico.

E poi l’infinita salita. Truccati da Demò, bionde trecce, occhi azzurri e sui pedali verso san Giovanni: la cima Battisti, ad abbandonare le biciclette sopra i prati e poi, tra stecche e note perfette, a rifocillarsi cantando a squarciagola. Ma San Giovanni, di tutti i santi, era solo il primo. Dopo la lunga discesa, «discesa per specialisti» sogghignava Paolo Savoldelli sulla moto 1 della regia, il plotone nella sua fluidità è arrivato fino al soglio pontificio. Tra chi si beava dell’imponenza cristiana, chi disperatamente provava a scavare nella memoria, ripescando da quell’unico pomeriggio di maggio in cui fu costretto ad assistere alla cresima parentale le parole vagabonde della dottrina, e chi stranito fissava il telaio della bicicletta non propria sottratta involontariamente chissà quanti checkpoints prima, sublime emerge Valentin dalla Siberia. отца нашего, Padre Nostro, ché Carmelo Bene sugli Asinelli commosse di meno.

Le mappe e le strategie, intanto, si sovrappongono. C’è ancora una salita, c’è da sfidare i tornanti del Monte Sacro, la cima Pergola, lì dove solo i più grandi hanno scavallato per primi. Tra la coltre di tifosi le pedalate si fanno pesanti, alcuni superstiti optano per la salita ripida, al dodici per cento, dei Prati Fiscali. Altri, epici torinesi, decidono di dare un senso lato alla loro corsa, e prendono la tangenziale entrando di diritto negli almanacchi di Davide Cassani. Quando arrivano a via Veglia la trovano cosparsa di cereali, ma con i panni stesi. Pochi metri più in là, a via Vaglia, i citofoni hanno risuonato per ore, inutilmente. Alcuni condòmini, riporta la cronaca del corriere, hanno tirato sampietrini dalla finestra; se avete parenti dispersi, usciti in bicicletta e mai più ritornati, cercateli lì.

Gli ultimi due chilometri sono al cardiopalma. Tutti devono superare l’ultima asperità: “scatto” alla stazione Termini. Si dice che i più furbi, sprezzanti delle regole come neanche una banca d’investimento, portassero con loro foto scattate in precedenza, si dice che altri, nella fretta, abbiano sovraesposto lo scatto rendendo la stazione dei treni più simile a una infrastruttura polare e maledicendo all’arrivo la propria inutile fissazione per le reflex. Si dice che uno, il 48esimo, sia ancora in fila alla macchinetta automatica, che tra l’altro non dà resto.

All’arrivo, a Supersanto’s, la dimostrazione che il ciclismo non è matematica. Il secondo dell’anno scorso arriva primo, con il volto segnato dal sole e le due gomme a terra a baciare l’asfalto. Partono i coriandoli, le miss si accingono al bacio ma non vale, s’è scordato Termini: con la scaltrezza di Inzaghi prende in prestito una bici e parte per completare l’opera. Il secondo e il terzo, che quindi sono primo e secondo, arrivano insieme, abbracciati, nemici alla partenza ma compagni all’arrivo, dove Teo concede ruota e prima piazza ad Andrea, senza il quale chissà come sarebbe arrivato. E allora Andrea, campione nello sport e uomo vero nella vita, è il nuovo re della corsa.

Alla fine sono arrivati quasi tutti. Il primo, che non valeva, è arrivato nono. Il nono: ottavo. Pozzato, che era il favorito della vigilia, non ce l’ha fatta nemmeno stavolta.

La classifica
1 Andrea B.
2 Teo P.
3 Mario
4 Cool 79 [1° Brakeless]
5 Rolly
6 Giancarlo
7 Daniel [1° Out of Town]
8 Alex
9 Alessandro R
10 Andrea G
11 Walter
12 Piero [Tall Bike]
13 Cancelletto [Tall Bike]
14 Giorgio [Tall Bike]
15 Francesco V.
16 Matteo C.
17 Suarez
18 Luciano
19 Gianluca P.
20 Francesco M.
21 Frappabike
22 (V)
23 Denchick
24 Nicola C.
25Giovanni C.
26 Betani
27 Yari
28 Federico B.
29 Daniele B.
30 Luca D.
31 Silvia [1° Donna]
32 Pietro F.
33 Antonella
34 Patrick
35 Burger
36 Giuseppe
37 Carmine
38 Riccardo G.
39 Massimo
40 Alessandro (MI)
41 Valentin
42 Evi

I tre eroi
Da sinistra a destra: Mario, Andrea e Teo.

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