Attualità: Manuale di sopravvivenza per giovani padri: paura de tutto
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Manuale di sopravvivenza per giovani padri: paura de tutto

  Ogni giovane padre pensa al futuro del figlio. Insomma, è una cosa naturale, ci si proietta, si incanalano con impegno tutte le proprie frustrazioni sul bambino, si fa un po’ i conti con il tempo che passa e tutte quelle menate là. Il problema è che poi ci si ritrova a spostare sul pupo […]

30 Nov
2018
Attualità

Illustrazione di RESLI tale

 

Ogni giovane padre pensa al futuro del figlio. Insomma, è una cosa naturale, ci si proietta, si incanalano con impegno tutte le proprie frustrazioni sul bambino, si fa un po’ i conti con il tempo che passa e tutte quelle menate là. Il problema è che poi ci si ritrova a spostare sul pupo anche tutte le proprie paure. Che sono tante, come è giusto che sia nell’anno domini 2018. Eccone alcune, in breve, senza la pretesa di essere completo, che in questo campo ne accumulo compulsivo tantissime:

 

1 — Paura dell’Apocalisse Zombie

Chiunque abbia visto un bambino piangere di brutto o mangiare sa che gli zombie non sono solo l’invenzione della galassia alt-right o il vagheggiamento di un Romero. Esistono, e un giorno proveranno a prendersi il mondo: il problema è che mio figlio potrebbe essere nell’ordine uno di loro, o scappare da loro. Nel primo caso non fatico ad immaginarlo: un piccolo zombie che ancora non riesce a gattonare, ma fa un sacco di flessioni sulle gambette e striscia all’indietro, possibilmente fuori dal tappetino faticosamente acquistato dal papà proprio per farlo vivere in un universo privo di rischi.

Se dovesse scappare, potrebbe riscontrare qualche problema. Allora, in tal, caso, il papà è disposto anche a metterselo sulle spalle e a provare la fuga, con lo zaino pieno di scatolette, il pieno della macchina e una cyclette per ricaricare la dinamo che non so nemmeno come si usa. Ah, lo scalda-biberon, ovviamente. Comunque, sommerso di pappette che si tira addosso ogni 3 secondi, forse lo zombie lo vedrebbe, ma il Predator no. Anche perché credo che un bambino ricoperto di mais e tapioca abbasserebbe le pretese alimentari di qualunque tipo di mostro mangiabambini.

 

2 — Paura che tuo figlio diventi il nuovo sanguinario dittatore dell’Universo

Chiaro che educarlo ai valori universali di civiltà potrebbe non bastare: e se quella volta che lo hai fatto piangere troppo ha rotto qualcosa nella sua concezione del mondo e della storia e del ruolo della razza dei bevitori di biberon? Chiaro, poi ci saranno tantissimi modi di provare a cambiare il suo modo di pensare, agire, tipo tornare indietro nel tempo e fare in modo che al primo appuntamento mio e di mia moglie invece di azzeccare enoteca e racconti (terribili i miei, non so perché, ma comunque di ottimo auspicio) tutto fosse stato chiuso, facesse freddo, e la conversazione si spostasse su cose del tipo «sai, io comincio a vedere i film di Natale sin ad agosto, per entrare in atmosfera» (queste sono cose che si scoprono solo in là con gli anni, e mia moglie non me l’aveva detto). Comunque avere uomini in divisa di coniglietto armati di biberon a tracolla potrebbe comunque essere un futuro piuttosto movimentato, in caso di sua presa del potere.

 

3 — Paura che al ritorno a casa non ci sia nessuno

Questa paura non riguarda proprio mio figlio, anzi direi che rientra più nelle proiezioni psicotiche di cui mi nutro ogni giorno (comunque se quella piccola canaglia dovesse diventare uno psicologo, avrebbe di che lavorare). Al rientro a casa, giro la porta e non c’è nessuno. Insomma, tutto è come se non ci fosse mai stato nessuno. Niente pappette, niente bambino attaccato al maglione, niente risveglio con manine paffute che pizzicano la guancia. Mi immagino una specie di 28 giorni dopo formato famiglia. In caso, sono certo che, nel silenzio assoluto, riuscirei comunque a sentire le pernacchiette di mio figlio in lontananza. Lo spero.

 

4 — Paura che mio figlio diventi un film di Natale

E se il povero pargoletto diventasse all’improvviso il perfetto mix tra due attori di grido italiani che per anni hanno fatto solo film natalizi? Scivoloni, battutacce, un sacco di parolacce e una vera e propria predilezione per maggiorate senza senso. Con una certa pretesa, un giorno, di diventare perfino qualcosa di culturale rispetto al contemporaneo. Lo immagino che scivola di continuo per casa, che strilla cose senza senso e cita di continuo battute volgari, ridendone sguaiatamente. Forse è questa la vera cultura, direbbe con fare saputo. Che Dio mi abbia in gloria prima.

 

5 — Paura che mio figlio diventi una GIF

Movimento, opinione, altro movimento, opinione, e tutto di fila, senza sosta. Cliccando sul tasto “Play”, tutta una serie di gesti uguali, sempre uguali, uno dopo l’altro, a rotazione. Mai un sussulto, mai una deviazione improvvisa, un errore clamoroso o una bella pensata di quelle che, ripensandoci dopo, ci si meraviglia di essere sopravvissuti. Pure l’elogio di una botta di follia rischia di essere stereotipo noiosotto: ma senza, significa essere impiegati, nel calcio e nella vita.

 

6 — Paura de tutto, ma più di tutto questo

Alla fine, da bravo padre autorevole e serio, ho paura de tutto. Lo controllo 3-4 volte a notte, gli faccio ronde intorno, lo ausculto quando meno se lo aspetta, gli guardo le pupille di continuo quando sbatte la testolina o penso si sia fatto le cannette («non sai mai quando possono iniziare, signora mia, perfino a 6 mesi gira certa di quella robba»). Tutto pur di avere paura e in questo modo, quindi, sentirmi al sicuro e saperlo al sicuro. Ma c’è una cosa che mi terrorizza più di tutto quanto: che si scordi quando si addormenta stringendomi la mano. Che non me lo chieda, da grande: «Ma tu mi stringevi la mano prima di dormire?». Mio papà credo lo facesse, ora comunque per sicurezza chiedo (una volta ho visto ET ai piedi del letto, credo me l’abbia stretta da quel momento là). Ma ci soffrirei, se non lo facesse. Ci starei male, se se lo scordasse. Forse è pure questa una proiezione, sperare che sia così profondo da capire quanto tutto questo sia solo una specie di struggente stringersi, e tutto il bene sia una sequela delicata di gesti gentili da salvare.

Tipo far giocare il papà alla Playstation senza piangere. Un delicato gesto gentile di cui tuo papà ti sarebbe davvero grato.

Luca Capriotti
Spesso pensa ai dinosauri e agli alberi, nel tempo libero scrive su Fox Sports e Calciomercato.com, e va in diretta tv. Poi torna ai dinosauri, prima che può.
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