Il libro nero dei Pokémon
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il libro nero dei Pokémon

Gli inaspettati effetti dei Pokémon sul mondo. Storie e inquietudini.   

 Gli inaspettati effetti dei Pokémon sul mondo. Storie e inquietudini.

Introduzione

È banale a dirsi ma oggi Italo Calvino giocherebbe ai videogiochi. Scomporre la narrazione in un numero infinito di combinazioni, mettere al centro del racconto il funzionamento del racconto stesso, sono tutte caratteristiche proprie della letteratura combinatoria e oggetto di studio dello scrittore ligure.

Immaginate Calvino alle prese con un racconto in cui puoi premere START, uscire, cambiare le regole, rientrare, riprovare da capo, rifare tutto con un personaggio diverso. Per usare le sue parole «un numero finito di elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardo di miliardi». Forse non avrebbe scritto niente, chiuso tutto il giorno con Zelda.

Ora mi spingo più in là. La serie di videogiochi Pokémon, prodotti dal 1996 per Game Boy Nintendo, lo avrebbero affascinato molto. Lo dico perchè alla loro base c’è un funzionamento di combinazioni sempre nuovo e avvincente. Gotta Catch ‘em All! Cioè, devi acchiapparli tutti. Devi catturare questi mostri tascabili (POKEt MONsters) sempre nuovi, sempre diversi, ognuno con le proprie abilità. Devi sfidare gli altri partecipanti, ognuno con la sua squadra di Pokémon e il più bravo e forte vince e guadagna altri Pokémon. Non è finita, se a questi mostriciattoli gli stai appresso, li allenni, li curi, si evolvono, prendono nuove forme, ulteriori poteri e così via in un caleidoscopio di combinazioni su combinazioni.

CAP 0 – Storia

Satoshi Tajiri è un ragazzino che vive nella periferia di Tokyo. È cosa poco nota ma da sempre moltissimi bambini giapponesi passano il tempo collezionando insetti. Probabilmente oggi è un hobby estinto, ma ho appurato personalmente che fino agli anni ’90 era pratica ancora viva. Satoshi, tipico ragazzino chiuso e solitario, vagava per i campi da baseball e per i prati appiattiti dal vento, cercando coleotteri, falene, bruchi; voleva acchiapparli tutti, inventandosi metodi sempre nuovi per catturarli. Il suo piccolo esercito personale, contro gli ostacoli della vita e contro i bambini più grossi.

Con lo scorrere del decennio l’implacabile crescita del paese trasformava le periferie di Tokyo in zone cementate e gli insetti erano sempre più difficili da trovare. Anche Satoshi cresceva e i nuovi paesaggi lo portavano a chiudersi in casa con i videogiochi. Studiava poco, ci mancò un pelo che non si diplomasse, ma continuava a giocare, scriveva su riviste di videogame e cominciò a padroneggiare i primi linguaggi di programmazione informatica. Nel 1990 vide per la prima volta un Game Boy.

L’aggeggetto grigio gli assestò una sberla proustiana, portandogli alla mente la dimensione solitaria dolce e amara della sua infanzia. Un videogioco portatile e individuale che riapriva la possibilità di un mondo esterno pur rimanendo nell’iperreale. Inoltre Satoshi ebbe l’intuizione che il cavo per linkare i Game Boy, oltre a dare la possibilità a due giocatori di sfidarsi, permetteva lo scambio di “oggetti” virtuali, cosa che per un collezionista è vitale. Poteva tornare ad acchiappare i suoi insetti in giro per le strade, ma anche negli ascensori, in macchina, a scuola, poteva scambiare i suoi insetti con quelli di altri ragazzi. Insetti poi, perchè limitarsi ad acchiappare insetti. Satoshi si presentò alla Nintendo con l’idea dei Pokemon. Lo presero a lavorare e 6 anni dopo uscì il gioco. Gotta Catch ‘em All! Ma l’incredibile avventura dei Pokemon riservò pieghe inquietanti e inaspettate, che hanno marchiato la mente dei ragazzini e fatto rabbrividire certi adulti. Seguitemi, ve le mostro.

CAP 1 – Pokémon shock

Il 1997 – visto oggi o 50 anni fa, rimane identico – un anno fuori dall’ordinario, pieno di eventi da romanzo Urania, stralci di oltre-scienza e lampi di cyberpunk. Osservato nel suo insieme svela delle trame e dei movimenti armonici. L’umanità compressa tra lo slancio a superare le barriere naturali e mentali che da sempre la accompagnano, e la corsa a premunirsi e a proteggersi da se stessa e dalle inaspettate pieghe del suo creato artificiale. Viene sottoscritto il Protocollo di Kyoto, trattato internazionale che obbliga la riduzione di emissioni di biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo.

Ad Hong Kong vengono uccisi milioni di polli portatori di una potenziale epidemia mortale. La NASA trasporta un suo rover esplorativo sul pianeta Marte. Viene clonata una pecora, Woody Allen sposa sua figlia, nasce Google e non contenti, esce Final Fantasy VII. Non è finita, in Giappone esce la serie animata dei Pokémon. Sarà divisa in 4 blocchi: Pocket Monsters, Pocket Monsters Advanced Generation, Pocket Monsters Diamond & Pearl e Pocket Monsters Best Wishes! Tutti i ragazzini del Giappone sono incollati alla Tv, rapiti da questa magnifica avventura (i dati parlano di 27 milioni di famiglie sintonizzate).

L’episodio è il 38° della prima serie. Per una serie di ragioni che non vi sto a spiegare i protagonisti si trovano nel cyberspazio a combattere contro il Team Rocket (i cattivi). Per proteggere i suoi amici, Pikachu (Pikachu è il pokemon giallo, quello famoso, e se non lo conoscete vergognatevi), spara il suo fulmine contro i missili del Team Rocket (il Team Rocket aveva dei missili). Questa scena, questa esplosione di forze elettriche e di spettri elettromagnetici è stata resa dagli animatori con l’intermittenza ad altissima frequenza dei colori rosso, blu e azzurro.

Quello che accadde si allineò perfettamente in quell’orizzonte visionario che proponeva lo straordinario 1997. Centinaia di bambini, assiepati a gruppetti o solitari davanti agli schermi, cominciarono ad accasciarsi. Pallidi in volto, con le membra formicolanti, gli occhi alla rovescia, la lingua all’indietro e la bava dalla bocca: epilessia. Pikachu intanto, ignaro, ci dava dentro con la scossa per battere il Team Rocket. 685 persone furono portate all’ospedale. La sera stessa tutti i telegiornali dell’isola riportarono l’evento, trasmettendo nuovamente la scena (stupidi), la quale mandò altre persone al tappeto, con le convulsioni. Quel giorno oggi è ricordato come il Pokémon Shock. La serie fu bloccata per diversi mesi, l’episodio non fu mai più trasmesso. Da quel giorno esistono delle regole sull’uso di immagini e colori lampeggianti nelle serie animate e nei videogiochi.

Qui sotto vi metto il video della scena. Credo sia una versione con le intermittenze a frequenza ridotta ma, in ogni caso, sconsiglio la visione a schermo intero.

CAP 2 – Nazismo

 

Un pomeriggio, dopo una battuta di caccia, un tizio poco curato se ne esce con:«Dovremmo levigarle queste pietre però… cioè… fargli la punta… che ne so…». È lì che inizia il Neolitico, 5.000 anni fa. È proprio durante quel periodo che vengono ritrovate le prime tracce del simbolo ancestrale più avanti chiamato “svastica”. Simbolo in seguito adottato da numerose religioni orientali per indicare il sole, la prosperità, la fortuna e cose del genere.

Il giorno di Natale del 1907, nel castello austriaco di Werfenstein, lo scrittore monaco occultista neopagano Adolf Lanz von Liebenfels, in veste di fondatore della confraternita antisemita-ariano-cristiana Ordo Novi Templi, mostra per la prima volta una bandiera con la svastica, che nella sua interpretazione è il simbolo della stirpe di uomini che discendono dagli dei: gli ariani.

Nel 1996 esce il gioco di carte dei Pokemon. Migliaia di carte sempre nuove e collezionabili. Sull’immagine della carta Koga’s Ninja Trick appare una svastica. Ora voi capirete che, alla luce di quello che ho scritto prima, un chiunque che vede una svastica sulla carta dei Pokemon non dice: «Ah vedi, questo prodotto dell’industria ludica giapponese ripropone l’antico simbolo sanscrito del sole, una in senso antiorario ancora oggi usata da molti templi buddisti», ma dice:«NAZISMOOOOOOOOOOOOOO!!». Lo posso anche capire. Per la versione europea la svastica è stata camuffata con un ghirigoro orientaleggiante.

Cap 3 – Petto

 

Cap 4 – Creazionismo

Un brigantino della Royal Navy è all’ancora al largo delle isole Galàpagos. Soffia una brezza salata e sull’isola un gruppo di marinai è intorno a un ventiduenne inglese.

«Vedete quelle, sono iguane terrestri, quelle laggiù sono iguane marine, poi ci sono le tartarughe verdi, gli aironi sono quelli là in fondo, quei cosi là sono pinguini, poi ci sono tutti questi tipi di fringuelli…»

«Scusa ma tu come le sai tutte ‘ste cose?»

«Perché io sono Darwin»

«Ma chi quello della mela?»

«No, quello è Newton»

«Ah, non lo so. Comunque è pazzesco quanti esseri incredibili abbia creato Dio, veramente pazzesco»

«Scusa?»

«No dico, quanti esseri ha creato Dio…»

«Ma che fai provochi?»

«…dicevo per dire»

«Dio non ha creato proprio niente»

«Eh?»

«Dio neanche esiste, guarda che ti arrivo a dire»

«COSA?? Ma te sei scemo fracico, ma che dici!»

«Ti spiego, gli esseri non sono immutabili, ma sono frutto di una selezione naturale e nei secoli si trasformano, come ti posso dire, si evolvono»

«Ah sì certo, secondo ‘sto ragionamento noi ci saremmo evoluti da cosa?»

«Scimmie»

«Senti, ah Newton, prendi ‘sta mela e tornatene a casa»

«Darwin, sono Darwin»

«Fammi capire, secondo te le affinità morfologiche e biochimiche tra diverse specie e le evidenze paleontologiche confermano che tutti gli organismi derivino, attraverso un processo di divergenza, da progenitori ancestrali comuni?»

«Ammazza, bravo, sì»

«Cioè tipo che tanto tempo fa eravamo una cosa, poi a un certo punto una cosa un po’ diversa e adesso un’altra ancora differente?»

«Sì»

«Aspè ma fammi capire: tipo i Pokemon??!»

«Bravo!!!»

(Molte comunità religiose si sono scagliate contro i Pokemon perché in qualche modo negano il creazionismo e la Bibbia).

Cap 5 – Razzismo

Un programma tv inglese di cui sono spettatore appassionato è Snog Marry Avoid? (ne è stata fatta anche una versione italiana chiamata Dire, Fare, Baciare, ma è tutta sbagliata). Sostanzialmente durante la trasmissione si incontrano delle ragazze che vestono in modo estremamente vistoso, spesso eccessivamente succinto, con capi di cattivo gusto, trucco pesante e sgraziato, sopracciglia disegnate male, capelli cotonati, o colorati male, o con parti finte che li fanno sembrare più lunghi (si dice extension), zeppe. Tamarre che non si regolano. Queste ragazze (due per puntata) vengono portate davanti ad un sarcastico robot, che però, con la saggezza di chi non è afflitto dalle emozioni, le strucca di tutto, le sveste, le purifica e le fa tornare al loro stato naturale di ragazze semplici ed eleganti. Ed esse sono felici. Perché poi salta fuori che quella loro tamarraggine da strip club era causata da insicurezza e da sovrastrutture e bla bla bla.

Vi dico questo perché in una puntata andarono a pescare una ragazza con uno stile veramente fuori di testa, non me ne capacitavo, dal mio punto di vista era una sofisticatissima ricerca del brutto, non era una tamarra che vuole essere bellissima ed esagera e diventa brutta. Questa era proprio brutta, una specie di bambola fosforescente, piena di accrocchi e agghindamenti barocchi, con la pelle del viso quasi marrone e intorno agli occhi bianca. Nel corso della puntata si evinse che si ispirava ad una moda giapponese. Questa moda nasce alla metà degli anni ‘90 e si chiama Ganguro. Ed è come vi ho detto: agghindamenti pazzi fosforescenti e questo fondotinta scurissimo attorno a degli occhi bianchi da panda. In giappone questa moda fu travolgente e famosissima, tant’è che la Nintendo decise di creare un pokemon che somigliasse ad una donna ganguro, questo pokemon è Jynx.

Le fattezze di Jynx, fin dalla sua primissima apparizione, furono pesantemente criticate perché ricorderebbero l’immagine stereotipata di una persona di colore. Da quel momento Jynx verrà censurato e riproposto in una nuova versione con il colore della pelle viola.

(Sì, ma lui era una donna ganguro col fondotinta, poverino).

 

Cap 6 – Morte e resurrezione


Conclusioni

Per scrivere questo manuale serio e semiserio ho cercato di entrare nel mondo dei Pokémon e di capirlo, scevro dai pregiudizi che spesso affliggono la mia generazione, quella dopo la mia e quelle ancora dopo et cetera. Non ho mai visto la serie dei Pokémon, né tantomeno giocato al videogioco o alle carte, questo sicuramente mi avrà portato a delle imprecisioni e a dei misunderstanding con il senso complessivo delle cose di cui ho parlato, ma è troppo tardi per tornare indietro. Questo pezzo è scritto soprattutto per chi non conosce i Pokémon e pensa sia robetta da ragazzini, scollegata dalla realtà. Non lo è.

V.

 

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