Attualità: Il sexting ha ammazzato il sesso vero
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Il sexting ha ammazzato il sesso vero

Qualche mese fa in un articolo si teorizzava che su TripAdvisor si parlasse troppo di sesso. Per quanto camere d’albergo e motel siano storicamente luoghi dove abbandonarsi al piacere si resta comunque interdetti nel venire a conoscenza che esista un sottobosco di persone che reputano interessante fare accenni alla vita sessuale propria e altrui anche sotto […]

22 Nov
2018
Attualità

Qualche mese fa in un articolo si teorizzava che su TripAdvisor si parlasse troppo di sesso. Per quanto camere d’albergo e motel siano storicamente luoghi dove abbandonarsi al piacere si resta comunque interdetti nel venire a conoscenza che esista un sottobosco di persone che reputano interessante fare accenni alla vita sessuale propria e altrui anche sotto la recensione di una trattoria.

In realtà questo è una naturale conseguenza di un periodo storico in cui la sessualità è entrata di prepotenza nelle nostre conversazioni anche se, soprattutto nel nostro paese, lo ha fatto nella maniera sbagliata. L’educazione sessuale nelle scuole del nostro paese non è obbligatoria come in quasi tutti gli altri paesi dell’Unione Europea e questa mancanza lascia considerevoli strascichi: come ricordava Jennifer Guerra su The Vision dal 2007, le vendite di profilattici sono calate del 13% mentre sono parallelamente in aumento le infezioni sessualmente trasmesse e le malattie veneree.

Altre conseguenze sono magari meno “tangibili” ma sicuramente non meno gravi: da almeno vent’anni in Italia si parla in continuazione di rapporti sessuali in una continua altalena tra chi li demonizza e chi ha fatto diventare il sesso uno strumento per accrescere il proprio status. In quest’ultimo caso il sesso smette di essere una attività il cui fine ultimo è il piacere condiviso per divenire il certificato del proprio potere, il proprio ascendente: fare l’amore acquista un senso quando serve a legittimare il nostro fascino, quando se ne parla e questo vale per il politico, per il calciatore ma anche per l’impiegato del catasto.

Il paradosso è che in passato si discuteva ancor meno di sesso ma se ne praticava di più. Questo, secondo studi come quello della San Diego State University di qualche anno fa, è ancora più grave perché il trend coinvolge una intera generazione di giovani che dovrebbe essere all’apice della propria vita sessuale. Secondo una delle ricercatrici, Jean M. Twenge, c’è un doppio filo che lega la mancanza di sesso alla felicità ma sarebbe ingenuo credere, come fanno gli autori della ricerca, che i giovani apatici di questo decennio abbiano preferito il cellulare al sesso: in realtà lo smartphone non ha battuto il sesso ma lo ha inglobato. La naturale conseguenza di questo improbabile connubio è il sexting, l’invio di messaggi testuali e/o fotografie dall’esplicito contenuto erotico.

Oggi tutti abbiamo il famoso lontano cugino che fa, o almeno ha fatto una volta, sesso virtualmente. I motivi sono molteplici: Sentendo il disagio di non conoscere a fondo non solo il corpo dell’altro ma anche il nostro nasce il bisogno di una esperienza diluita e mediata attraverso uno schermo. Un altro motivo è il moltiplicarsi di rapporti a distanza che, per la prima volta nella storia, nascono già a distanza di chilometri. Se il sexting anticipa il sesso vero quest’ultimo perde molta della sua attrattiva: non solo si è già visto tutto ma si rischia di abituarsi ad una esperienza fatalmente “monca” perché non in grado di coinvolgere compiutamente tutti e cinque i sensi.

Fare sexting, ricordano i critici della pratica, non è una esperienza meno svilente di quella che si ha quando si osserva un quadro dopo una ricerca da Google immagini: Non ha senso osservare un Van Gogh dal proprio iPad ed illudersi di averne capito la grandezza. Non è possibile perché non abbiamo una visione completa della consistenza del colore e di altri aspretti insindacabilmente fondamentali per una corretta analisi del quadro. Se davvero bastasse una foto delle tagliatelle del ragù della propria madre per saziare gli appetiti domenicali orde di fuori-sede aumenterebbero il volume delle comunicazioni via Whatsapp con i propri genitori.

Non vanno tuttavia dimenticati gli apparenti vantaggi di una pratica come il sexting: Per quanto meno appagante questa pratica porta con sé meno rischi di un fiasco e permette di poter in qualche modo gestire l’esperienza, apportando manipolazioni impossibili in un tête-à-tête.

Se è diminuito il sesso non è diminuito quel bisogno di sentirsi apprezzati e “belli” che è alla base del desiderio di un rapporto: il sexting garantisce in più la possibilità di godere di tutti quei piccoli e impercettibili miglioramenti che possiamo apportare alla nostra immagine grazie al telefono creando un piacere che non coinvolge unicamente la bellezza del partner ma anche la nostra, accresciuta da un determinato filtro ad hoc.

Il sexting, percepito come poco impegnativo, è in generale il risultato di una tendenza più ampia che ci ha portato a sostituire il cinema con Netflix o il cucinare con Just Eat: alla base di certe scelte c’è l’idea ormai consolidata di non avere tempo per godere appieno di un’esperienza o anche solo per analizzarla. Siamo consci di questa mancanza  e, proprio il fatto di percepire il nostro errore, ci porta a coltivare delle ansie che possono sfociare anche in un disturbo cronico. Siamo affogati nella nostra confort zone, arrivando a preferire esperienze che sappiamo essere concretamente meno appaganti, come un film guardato sul pc in streaming piuttosto che sul grande schermo, ma che non creano ulteriori complicazioni e non ci espongono a sforzi o stress emotivi. Il sexting non è che l’ennesima prova di quanto ci piaccia essere sprofondati nel clima ovattato di un hangover perenne.

 

In copertina foto di Ron Frazier

Manuel Santangelo
Manuel Santangelo
Nasce il sedici settembre del 1994 a Castel di Sangro. Ha studiato a Bologna e scrive in giro di sport, musica, cinema e altre cose che pensa siano cool. Crede che “Forrest Gump” sia un film sulla sua vita.
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