Attualità: Manuale di sopravvivenza per giovani padri: i poteri forti delle ciabatte
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Manuale di sopravvivenza per giovani padri: i poteri forti delle ciabatte

  Tutto è iniziato con una ciabatta. Galleggiava nello spazio di fronte, come un satellite, una specie di emanazione del buono nell’Universo. ALT: non quelle ripiene di prosciutto, ma proprio quelle, calde, confortevoli e perlopiù abbastanza orrende con cui scaldo i piedi d’inverno. Sono come tazze calde di felicità: ci immergo le mie estremità più […]

7 Gen
2019
Attualità

Illustrazione di RESLI tale

 

Tutto è iniziato con una ciabatta. Galleggiava nello spazio di fronte, come un satellite, una specie di emanazione del buono nell’Universo. ALT: non quelle ripiene di prosciutto, ma proprio quelle, calde, confortevoli e perlopiù abbastanza orrende con cui scaldo i piedi d’inverno. Sono come tazze calde di felicità: ci immergo le mie estremità più stremate, ma è come se ci dimenticassi  tutti i miei malesseri. Vabbè, detto ciò, dovete sapere che arriva il momento, per ogni pargolo, di solito intorno ai 6 mesi, in cui la massima aspirazioni del nanetto è cominciare a muoversi. Lo fa con fatica, con la giusta lentezza, alternandolo con i giusti rigurgiti, tentennamenti, rigurgiti, pianti, momenti di riflessione sul destino dell’umana gente. Ah, ho detto già rigurgiti?

Vorrei tirarvi fuori una storia romantica, lo vorrei tanto: mio figlio che sfida la gravità, gli impedimenti, l’età minima, e comincia a camminare verso i suoi obiettivi, le sue sfide, il tutto con “La cavalcata delle valchirie” di sottofondo. O con Julia Roberts nel ruolo del pavimento che fa il lavoro più antico del mondo: far cadere i bambini.

Vorrei tirarvi fuori una storia di rivalsa sociale: la sua sfida al sistema che si sostanzia nei suoi primi passi anarchici, un po’ traballanti ma già diretti a scardinare dall’interno il capitalismo imperante. Biberon gialli.

Vorrei tirarvi fuori una storia operaia: le mani callose che tanto lavoro e biberon hanno saggiato, che finalmente trovano la via di una nuova rivendicazione, una nuova lotta.

Vorrei tirarvi fuori una fine lettura psicologica: la lotta con il padre che sposta e bilancia gli equilibri, costringe il figlio a cominciare a gattonare per rispondere all’uso dell’autorità che lo costringe a subire gli assurdi ritmi veglia-sonno degli adulti. Una specie di Edipo a suon di rigurgiti, ovviamente.

Mio figlio, al contrario, col suo capoccione un po’ grosso e pelato, con le sue orecchie che sicuramente stanno captano il segnale di oscuri alieni invasori della galassia o li stanno guidando qui, ha iniziato a gattonare per colpa delle mie ciabatte. Sissignore, dimenticate i valori e gli ideali: ha visto galleggiare nel suo universo una ciabatta, unita al mio piede da abbraccio indissolubile, e l’ha puntata con decisione. Le ha volute, ha ponderato la distanza, ha capito quanto poteva essere importante toglierle dal mio piede, consegnandolo al gelido inverno. Ha scelto, e piano piano, si è mosso di conseguenza. Prima una gambetta, poi l’altra, col piede in improbabili posizioni di punta e tacco, punta e tacco. Ha capito che le mani no, non devono stare ferme, ma procedere in qualche modo. Spostarle, in avanti, è stato una piccola macchia di rigurgito per il pavimento, ma un grande passo per l’umanità. Tutto fissando le ciabatte, attratto, soggiogato, come dal potere di un unico anello, teso nello sforzo.

Non è abbastanza motivante, direte voi. STOP – Ho dovuto interrompere e smettere di scrivere, perchè il pargolo ha deciso, dopo avermi osservato in silenzio da un’improbabile posizione seduta, incastrato tra la “palestrina” e la mia gamba, ha deciso dicevo di gettarsi faccia a terra per valutare le conseguenze dell’impatto col tappetone disegnato. Conseguenze minime, rosicata massima con pianto di rabbia – SHOW MUST GO ON: dopo aver gattonato a fatica, impennato come un biker, trovato posizione da breaker, strisciato, strusciato, rigurgitato, il nostro alla fine ha raggiunto le mie pantofole, tra i gridolini estatici della mamma, in lacrime e la sua enorme soddisfazione dipinta sul viso. Le ha toccate, ha provato a sfilarle, le ha saggiate col ditone salsicciotto di cui ha le mani ornate. A quel punto il papà, commosso dall’impresa, intenerito dai gridolini di gioia, addolcito dai progressi continui, con un gesto necessario e forte, ha spostato i piedi due metri più in là, al sicuro. E niente, la prima volta che mio figlio ha gattonato poi ha pianto. Ma non è colpa tua, figliolo: è il sistema di potere delle ciabatte che è troppo forte per i tuoi piccoli sforzi. Sono i poteri forti delle ciabatte. Oppure, semplicemente, stupido inverno non avrai i miei piedi!
p.s.  Puoi provare a chiamare in tuo aiuto gli alieni con le orecchie, se vuoi.

 

Luca Capriotti
Spesso pensa ai dinosauri e agli alberi, nel tempo libero scrive su Fox Sports e Calciomercato.com, e va in diretta tv. Poi torna ai dinosauri, prima che può.
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