Attualità: Manuale di sopravvivenza per giovani padri: Asylum
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!

Manuale di sopravvivenza per giovani padri: Asylum

  Dimenticate tutte le vostre proiezioni erotiche. Dimenticate tutti i sogni da adolescenti brufolosi. Dimenticate la salute. Quando vostro figlio riesce ad entrare al nido che, al netto di ogni equivoco, costa più dell’emittente televisiva in ULTRAHD la cui bolletta vi fa venire il capogiro, dovete dimenticarvi di voi stessi. Tutto comincia con le maestre: […]

7 Mar
2019
Attualità

Illustrazione di RESLI tale

 

Dimenticate tutte le vostre proiezioni erotiche. Dimenticate tutti i sogni da adolescenti brufolosi. Dimenticate la salute. Quando vostro figlio riesce ad entrare al nido che, al netto di ogni equivoco, costa più dell’emittente televisiva in ULTRAHD la cui bolletta vi fa venire il capogiro, dovete dimenticarvi di voi stessi.

Tutto comincia con le maestre: NON SONO GIOVANI E CARINE, RIPETO, NON SONO GIOVANI E CARINE, fuga precipitosa, ripeto, fuga precipitosa. Forse qualcuna, per qualche genitore fortunato. Per il resto è come lasciare il bambino a vostra madre: sanno tutti i tuoi difetti, sanno che stai facendo il padre da schifo. E danno regole ferree, che la mamma riesce a rispettare con la giusta precisione, e il padre getta dannatamente all’aria ogni volta.

L’asilo è un non luogo. Non voglio fare della retorica, è proprio un luogo che non esiste. Frotte di genitori si affannano in doppia fila, infilando zainetti. E tu, che hai un infante che si è appena issato in piedi ma ancora non cammini, vieni guardato nella migliore delle ipotesi come un ingenuo coglione che sta per entrare in un incubo metafisico.

Ho inserito volutamente una parolaccia, ma me la disegnano in faccia gli altri genitori ogni volta che mi guardano. Come se ogni giorno sperassero, in cuor loro, che almeno tuo figlio sia, all’improvviso, dagli 8 mesi passato ai 40 anni in 24 ore. E ti abbia liberato del peso onnipotente dell’ansia, delle prestazioni scadenti, del sesso mancato. Di quell’unica, immensa nozione che forse davvero ti mancava: come padre, fai schifo.

Una volta lasciato il pupo alle tue innumerevoli madri all’asilo, puoi concederti, lo farai, certo che lo farai, uno sguardo dalla finestra pieno di amore, di gentilezza, di assenza. Dopotutto, lasciare il piccolo è un trauma, soprattutto nelle mani di mamme che non sapevi nemmeno di avere. Ma in quel momento il giovane padre capisce. Tutto quello che ha imparato, tutto quello che ha da insegnare – poco, se è fortunato – sarà nulla rispetto all’Asilo. Nulla. E comunque a tuo figlio della tua assenza fregacavoli. Il pargolo, appena lasciato a terra, come se conoscesse quel luogo da sempre, come se fosse un’enorme placenta calda che lo accoglie da anni, si rotola, ravazza nei giochi, sparpaglia pezzi di altri bambini, prende pestoni, calcioni, graffi, e ride. Mio figlio ride dall’inizio alla fine. Non capisce le complesse regole e la burocrazia elefantiaca che domina quell’ambiente, ma le apprezza. Si siede sul seggiolone e aspetta paziente la pappa – a casa arma una protesta esplosiva che nemmeno la presa della Bastiglia – sgambetta gattonando e sprintando tra gli altri bambini, lo chiamano slittino. Che dubito sia un nome che abbia senso fuori da quel luogo, ma rappresenta la sua capacità di innescare la quinta gattonando. Potere magico delle parole, ogni volta mi sembra di vederlo scivolare sulla neve a 120 km/h. E poi mio figlio credo sia già affiliato a qualche cosca. Ruba i giocattoli a tutti. Ha già individuato il suo preferito: non avendo alcun concetto di proprietà privata, il suo primo obiettivo è far piangere il bambino che in quel momento ci sta giocando.

L’incredibile artifizio della tecnica, il complesso alambicco, la grande metafora dell’ente supremo che fa brillare gli occhietti di mio figlio è… (rullo di tamburi, eccitazione): una bottiglietta con le mollette dentro. Migliaia di euro spesi in giocattoli di marche pregiate, forgiati da artigiani italiani, splendenti nei loro ghirigori e nel prezzo spropositato di cui si vantano, vengono lasciati da parte. Bottiglietta vincit omnia.

Ovviamente, la bottiglietta non lo salva dal nemico. Nessuno può, nemmeno il giovane padre. Nemmeno se avesse una minima competenza, se se lo aspettasse. Stormi di germi che girano urlando nelle grandi classi, battaglioni di microbi in formazione compatta, batteri di tutti i tipi sconosciuti che si annidano tra muco e muco. Il raffreddore è una costante, la tosse pure. Il catarro diventa uno di famiglia, lo saluti la mattina, ti preoccupi che non senta troppo freddo la notte, sei spaventato dalla prospettiva abissale che l’aerosol, alla fine, lo spazzi via. Cosa che tanto non succede mai, tranquilli.

E poi la pediatra che minimizza tutto, perché il tuo è il millesimo bambino col catarro che vede negli ultimi 10 minuti, e poi la voglia irrefrenabile di chiamare uno specialista americano ogni volta che il pupo tossisce, l’ansia quando non tossisce più, o respira bene: non sei più abituato al suo respiro normale, oramai dormi solo se in camera con te o in quella di fianco nel lettino c’è un immenso Re Facocero di mezza tonnellata che espira e inspira dalla sue fauci la fine del mondo.

Dimenticate le vostre proiezioni erotiche. Dimenticate tutti i sogni da adolescenti brufolosi. Dimenticate la salute. Benvenuti all’Asilo.

Luca Capriotti
Spesso pensa ai dinosauri e agli alberi, nel tempo libero scrive su Fox Sports e Calciomercato.com, e va in diretta tv. Poi torna ai dinosauri, prima che può.
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude