Attualità: Piccolo Manuale per futuri padri
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Piccolo Manuale per futuri padri

  In fondo avere un figlio è come averlo avuto innumerevoli volte, e non si è mai pronti, allo stesso identico tempo. In fondo è andare incontro a qualcosa di ancestrale. I social possono raccontarlo poco, Instagram può mostrarlo, ma rimane qualcosa di intimamente lontano da sovrastrutture e frizzi e lazzi vari, molto più vicino […]

31 Mag
2018
Attualità

Illustrazione di RESLI tale

 

In fondo avere un figlio è come averlo avuto innumerevoli volte, e non si è mai pronti, allo stesso identico tempo. In fondo è andare incontro a qualcosa di ancestrale. I social possono raccontarlo poco, Instagram può mostrarlo, ma rimane qualcosa di intimamente lontano da sovrastrutture e frizzi e lazzi vari, molto più vicino al cuore stesso dell’esistenza, dell’animale-uomo che si confronta con l’altro, così vicino, che ha fatto il nido in un qualche angolo confortevole della coscienza, e all’improvviso esce fuori, plana, esalta, spiega.

Partiamo dall’ansia. L’ansia che avete provato fino ad ora, qualsiasi ansia, è solo uno sguardo fugace ad una meravigliosa passante rispetto ad una sconvolgente notte d’amore. Meglio, cerchiamo di dirlo meglio: quando si è soli con il figlio neonato, tutto cambia, si trasfigura. Le ore di sonno diventano dilatate, quelle senza si moltiplicano e ridicolizzano, come se fossero una specie di scotto irrisorio rispetto all’immenso che si sta generando. Diciamolo subito, tanto è scontato ma meglio ripeterselo come un mantra: essere padre, essere madre, non è comprensibile al di fuori dello stato in sé. Non ci si può arrivare preparati, consapevoli, del tutto e pienamente concordanti e con un background utile. In poche parole: non si è mai pronti. Soprattutto se non siete fortissimi, come me, nelle materie che permettono l’abilitazione al diploma di paternità (che comunque non esiste, inutile che vi affannate in cerca di crediti). Crescita, maturità, esperienza, forza: se, come me, vi sentite lontanissimi da ciascuna di queste parole, allora forse questo piccolo manuale vi può servire.

Non è vero che una casa, un lavoro fisso, una condizione iniziale del tutto confortevole rendano l’essere umano pronto. Viaggia su un altro universo. Qualsiasi cosa tu stia facendo, il buco nero che è un figlio, incomprensibile e mai studiato davvero del tutto, ti attrarrà in una specie di universo del tutto diverso, altro, speciale e terribile. Non è utile tutto il rapidissimo fluire di notizie, il diluvio di informazioni digitali 3.0. La vita in questo caso è una cosa lenta. Allattare o dare il latte è una cosa lenta. Far addormentare qualcosa di vivo, senziente, sul proprio petto, è una cosa lentissima. Non si è mai pronti a quanto sia lenta la crescita, fino al momento in cui è davvero avvenuta. Eppure, in un modo misterioso, forse pure al di fuori della natura perfettamente istintiva dei nostri bisogni primari, si è pronti da sempre. La scena di me stesso con un figlio in mano l’ho già vista. Non è una novità per me, che pure ho delle difficoltà incredibili a fare qualsiasi cosa che contempli l’uso delle mani. Non sarà una novità per voi. Inadeguati, vi sentirete inadeguati, perfino in questa situazione di dejavù, ma pur sempre in qualche modo destinati a questo. Esclude ogni possibile altra esistenza che avremmo potuto vivere, questa specie di vocazione alla paternità? Era necessaria, obbligatoria? No. Saresti stato felice senza figlio? Boh. Sei felice con un figlio? No, non felice. Fatto, come chi non si è mai fatto di niente in vita sua. Ubriaco, come chi ha appena festeggiato la più bella notizia del mondo. Teso, come di fronte ad un rigore che non si può sbagliare, in palio c’è tutto. Peccato che vedi il pallone ma non la porta, senti il pubblico, ma non gli avversari.

I figli sono alieni. Era chiaro sin dall’inizio, stima per chi ne ha fatto cinema con “Alien”, che non a caso viene partorito. Finché rimangono in ospedale, se in buona salute, mantengono di solito un contegno timido, di basso profilo, teso ad ingannare le infermiere. E poi spuntano dall’erba alta nella prima notte a casa, urlanti e incomprensibili. Un universo in cui bisogna entrare. E non c’è la luce, se non una specie di lento apprendimento continuo e reciproco. Buon dio, la prima notte l’ho passata a sentire se respirava, mettendogli il dito sotto il naso.

In qualche modo si entra in una comunità di padri e madri, diventandolo. Beh, non serve ad una mazza. Ogni esperienza è incastonata nell’albero sempreverde dell’unicum. Non esiste altro, solo l’unicità preziosa, fragilissima e incredibile di ogni singolo momento, ogni singolo essere umano frignante, ogni singolo istante a guardarsi negli occhi.

Consumare giga e giga su siti sui padri e famigliefelici.org come un tempo Fantagazzetta e Youporn non serve: nessuno può prepararti al profondo senso di inadeguatezza e profonda gioia che un essere alto 50 cm riesce a smuovere. In effetti è quello: si apre una porta immensa, antichissima, e ti sembra di essere già stato in quel luogo. Vi è mai capitato di leggere una poesia, e pensare di averla già letta, o forse già pensata? Qualcuno potrebbe chiamarlo istinto animale, deja-vù. Oppure va preso così com’è, un semplice atto di fede, che non si rompa tutto subito, che l’istinto di proteggerlo e la sensazione di non poterlo fare non crei un cortocircuito, in definitiva succede, e questo però è un atto di volontà, in un mondo di atti che non riguardano più la tua volontà, che qualcosa che prima non era padre, piano piano lo scopra a tentoni, a sguardi fugaci, a sorpresa. Non si è mai pronti davvero alla sorpresa, gente. Mai del tutto pronti all’universo che si schiude davanti. In fondo, è stato tutto un atto creativo. In fondo, è un atto creativo che si ripete, su di lui, sul padre, sulla madre, sugli astanti, sugli istanti, sulla coppia, sull’universo in cui ci si sta incamminando. Per chiuderlo subito, questo manuale non serve a niente. Non prepara e non incoraggia. Solo una cosa: un figlio spiega. Non so come dirlo altrimenti: molte cose della mia vita me le ha spiegate lui che ha 4 giorni. Questo manuale non serve a niente, spiegherà tutto lui, spiegherà tutto un bambino di 4 giorni.

Luca Capriotti
Spesso pensa ai dinosauri e agli alberi, nel tempo libero scrive su Fox Sports e Calciomercato.com, e va in diretta tv. Poi torna ai dinosauri, prima che può.
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