Cinema, Tv e teatro: 13 motivi per non guardare “13 Reasons why”
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13 motivi per non guardare “13 Reasons why”

Quando esce una serie Netflix di successo come 13 Reasons Why è inevitabile, quanto meno per me, non cedere alla curiosità di sapere di cosa si stia parlando, specialmente dopo che ne hanno annunciato una seconda stagione. Un teen-drama che parli di suicidio, stupro e bullismo, tanto da indurre alcune scuole americane a vietarne la […]

Quando esce una serie Netflix di successo come 13 Reasons Why è inevitabile, quanto meno per me, non cedere alla curiosità di sapere di cosa si stia parlando, specialmente dopo che ne hanno annunciato una seconda stagione.

Un teen-drama che parli di suicidio, stupro e bullismo, tanto da indurre alcune scuole americane a vietarne la visione mi sembra abbia i giusti presupposti per meritare un po’ di attenzione. Un grosso problema con i prodotti dell’industria culturale che trattano temi seri come questi, tuttavia, è che nella stragrande maggioranza dei casi non possono essere criticati. Se una serie televisiva affronta temi forti e reali, non importa lo faccia nel modo giusto o sbagliato, scatta automaticamente una sorta di elevazione del prodotto a opera di qualità. Bene, non dovrebbe essere così.

 

 

13 Reasons Why sì, parla di temi importanti, ma lo fa in un modo talmente superficiale e a tratti follemente deviato che mi ha spinto a pensare a due opzioni: o gli americani sono un popolo di idioti e pensano che sia questo il modo di educare gli spettatori (perché l’intento è dichiaratamente questo) a temi come il suicidio e il bullismo, o questa serie televisiva è una schifezza incredibile. Penso che la risposta sia un misto di entrambe queste possibilità.

13 Reasons Why non solo è una serie televisiva che banalizza, storpia e romanticizza temi seri e interessanti, ma è pure fatta male. Se Hannah Baker ha avuto bisogno di 13 cassette per spiegare al mondo i motivi del suo gesto, ecco 13 motivi per cui questa storia non meritava di essere raccontata:

  1. 13 Reasons Why sembra una storia pensata da quegli adulti che devono capire i giovani, una puntata infinita di qualche rubrica di Concita De Gregorio sui problemi dei ragazzi nei licei. Non c’è nessun tipo di attendibilità nella ricostruzione dei fatti, che si basano principalmente su uno schema narrativo neutro e stereotipato quarterback-cheerleader-nerd senza aggiungere nessun tipo di approfondimento al carattere di ognuno di questi adolescenti.
  2. La banalità di questa serie si palesa sin da subito grazie alla colonna sonora: la prima canzone che si sente è una canzone dei Joy Division, il cantante dei Joy Division si è suicidato. Brillante trovata.
  3. Gli stereotipi sono talmente asfissianti che ti viene voglia di spaccare lo schermo: da «hai citato Star Wars quindi sei un nerd» all’imprescindibile consequenzialità tra ricchezza e cattiveria, passando per «le cheerleader sono stupide», «le feste sono pericolose», «se bevi e guidi muori, per forza».
  4. I genitori sono solo ed esclusivamente dei dittatori senza scrupoli che devono far rispettare la loro legge indiscussa, o in alternativa dei grandissimi rompicoglioni apprensivi: a un ragazzo di 17 anni, ad esempio, non è concesso neppure starsene nella sua stanza con la porta chiusa perché è pericoloso.
  5. Alla radice di tutti i mali che hanno spinto Hannah Baker a uccidersi, ci sono piccoli gesti che dimostrano quanto i dettagli siano fondamentali: per esempio, una lista dei più belli della scuola dove appare il tuo nome deve essere necessariamente presa sul serio. Forse più che in un liceo, avrebbero dovuto ambientarlo in una quinta elementare.
  6. Nel 2017 alcuni ragazzi diffondono tramite MMS (?) una foto scandalosa di Hannah Baker per rovinarle la reputazione e marchiarla per sempre con il timbro di puttanella. La foto in questione mostra Hannah e una piccola parte delle sue mutande, eppure è sufficiente. Questo episodio mi spinge sempre di più a pensare che tra gli sceneggiatori ci sia Concita De Gregorio o Roberto Saviano.
  7. Il sessismo è l’ingrediente fondamentale di questa serie, insieme all’istigazione al suicidio passivo aggressivo: tutti i maschi sono dei porci, anche quelli che vogliono consolarti, per non parlare di quelli che sono innamorati di te. Tutti. Non esiste un ragazzo negli Stati Uniti che non proverà a infilarti una mano sotto la gonna senza il tuo permesso. I maschi fanno schifo, le donne sono vittime (silenti).
  8. La tua ex migliore amica viene stuprata sotto i tuoi occhi, cosa potresti fare?, denunciare?, dirle la verità? No, molto meglio, non dire nulla e comportati come se non fosse successo nulla, torna a casa dello stupratore senza preoccuparti del fatto che magari potrebbe succedere di nuovo, magari proprio a te, quindi spogliati e fatti l’idromassaggio aspettando che lo stupratore che tu non hai denunciato ti si avvicini.
  9. Attenzione però, se l’aggressione sessuale proviene da un’altra donna non c’è motivo di scandalizzarsi, non è valida. Se una tua compagna di classe comincia a spogliarsi e ti si fionda addosso, le sue intenzioni non sono cattive, perché lei è donna quindi non è pervertita. Può essere stronza, antipatica, cattiva ma viscida mai.
  10. Se il ragazzo che ti piace, a cui piaci, che non ha mai fatto nulla di male contro di te se non qualche sporadico momento di umana debolezza, dopo che gli hai proposto di appartarvi in una stanza (perché sì, strano a dirlo ma le ragazze pure possono essere consenzienti e possono persino prendere l’iniziativa verso questo demone che chiamiamo sesso) prova a stabilire un contatto fisico con te, è plausibile che una carrellata mentale di tutti i gesti di umiliazione che hai subito ti spingano a trattare malissimo l’unica persona che è stata sempre gentile e premurosa con te. Ovviamente il giorno dopo, nonostante tu l’abbia cacciato dalla stanza come se ti avesse appena obbligata a fare qualcosa che, mi dispiace Concita e tutte le altre mamme premurose, piace e attira anche le ragazze, ti comporti come se non fosse successo niente e ti aspetti pure che il povero sfigato Clay torni da te, magari a chiederti scusa.
  11. Se una ragazza si suicida, tutti sono pronti a cercare colpevoli e a commemorarla, tutti ne soffrono. Se un ragazzo muore in un incidente stradale no, perché è colpa sua se ha bevuto. Ci sono morti di prima e di seconda categoria, al Liberty High. La morte di Jeff è solo funzionale alla trama di Hannah Baker. L’unica eredità di Jeff, oltre al monito per i posteri, è il senso di colpa che deve tormentare l’intera esistenza della ragazza che ha colpito un palo dello stop, causando la sua morte. Perché danneggiare un segnale stradale è un crimine orribile, Sheri, e meriti l’ergastolo per questo.
  12. Hannah Baker preferisce torturare psicologicamente tutte le persone che hanno contribuito alla sua infelicità con un elaborato sistema di cassette e narrazione dall’aldilà senza tuttavia denunciare l’unico vero colpevole, ovvero lo stupratore che ha violentato lei e la sua amica davanti ai suoi occhi, facendo credere per tutto il tempo della ricostruzione degli eventi all’unica persona che la amava davvero di essere anche lui colpevole e non includendo minimamente in questo progetto di vendetta passiva aggressiva una spiegazione del suo gesto per i suoi genitori che non hanno fatto assolutamente nulla per farla stare male se non rimproverarla per aver perso settecento dollari. 
  13. Dunque, riassumendo, il delizioso progetto finale di Hannah Baker è il seguente: organizzare una caccia al tesoro per il colpevole senza tuttavia includere una punizione, se non quello del senso di colpa, torturando per tutta la durata della serie l’unica persona che l’amava facendogli credere di essere anche lui colpevole perché non ha insistito davanti a un suo no (però «no means no», giusto Hannah?). In tutto ciò, nessun messaggio e nessuna spiegazione per i genitori che sembrano sempre volerle molto bene. Ma soprattutto: senza nessun tipo d’introspezione, di motivazione o di argomentazione se non quella della vendetta, Hannah Baker si uccide. Si uccide perché lo psicologo della scuola non l’ha capita. Si uccide perché così può dire a quei 13 bastardi che la colpa è loro. Si uccide perché non esiste alternativa alla morte per il suo dolore, o almeno così ci sembra di capire da quelle cinque o sei parole che spende a riguardo che parlino di lei e non dei cattivi che la circondano. Così, passiamo da Dawson’s Creek a una scena cruda e turpe di una ragazza che si taglia le vene in una vasca da bagno senza aver ben capito effettivamente cosa pensasse davvero Hannah Baker mentre lo faceva.

Complimenti, mi sembra che legittimare il suicidio di un’adolescente attraverso la vendetta sia esattamente il modo migliore per risolvere i problemi ed educare i giovani alla bellezza della vita.

Alice Oliveri
Alice Oliveri
Nata a Catania nel 1992, studentessa a Roma dal 2011. Scrivere, leggere, suonare tanti strumenti e guardare molti film sono le sue passioni.
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