Cinema, Tv e teatro: Buffy compie venti anni ❤️
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Buffy compie venti anni ❤️

A vent’anni dalla sua prima messa in onda, ovvero nel marzo del 1997, mi sento in dovere di ritirarla fuori per riservarle solo parole di encomio, indipendentemente dal valore affettivo che questa abbia per me.

Quando ero in prima media, nel 2004, l’unico accesso alle serie televisive che potessi avere era Italia Uno. Il modo in cui le guardavo era logicamente diverso, non potendo praticare quella fantastica attività che prende il nome di binge watching, ma nonostante ciò, fruendo in modo più quotidianamente regolare del prodotto televisivo, ho potuto comunque affezionarmi ad un numero tutto sommato alto di serie tv: Malcolm in the Middle, The O.C., Paso Adelante (sigh — di cui abbiamo scritto qui n.d.r.), Una Mamma per Amica ma soprattutto Buffy the Vampire Slayer (“l’Ammazzavampiri” è veramente troppo brutto come nome).

Buffy è stata la prima serie televisiva alla quale io mi sia affezionata a livelli quasi ossessivi, tanto da spendere tutti i miei risparmi da dodicenne in cofanetti originali che custodivo con estrema cura e gelosia in un vero e proprio altarino a lei dedicato. Probabilmente questo innamoramento per la cacciatrice di vampiri californiana è dipeso molto dal fatto che Buffy venisse trasmessa in un primo momento in seconda serata, dettaglio troppo allettante per una pre-adolescente che cercava la trasgressione nei Nirvana e nelle borchie. Eppure, nonostante la confezione americanissima di questa serie televisiva ai confini tra il teen-drama e il B movie horror, Buffy the Vampire Slayer ha una sua profonda dignità. Ed è per questo che a vent’anni dalla sua prima messa in onda, ovvero nel marzo del 1997, mi sento in dovere di ritirarla fuori per riservarle solo parole di encomio, indipendentemente dal valore affettivo che questa abbia per me. Chiunque negli ultimi anni si sia avvicinato al mondo delle serie televisive, dunque più o meno ogni persona tra l’adolescenza ed i quarant’anni circa, ha il dovere morale di conoscere Buffy, non solo perché è un pezzo di storia, ma soprattutto perché Buffy è una serie fatta sorprendentemente bene, e non per i motivi che ci si aspetta.

 

 

Prima di tutto è la storia di una ragazzina di sedici anni che porta sulle sue spalle il peso di dover salvare l’umanità dalle malefatte di Satana ed affiliati dovendosi districare tra pene dell’inferno adolescenziali e demoni in carne ed ossa. È superfluo specificare che lo faccia egregiamente, ma è importante sottolineare che nel farlo mette in scena un personaggio femminile forte, indipendente, intelligente e lontano da tutta quella melma per adolescenti in cui le ragazze sono solo problematiche reginette anoressiche del prom (scusatemi Marissa Cooper e Joey Potter, ma è così). Poi, attraverso l’uso di mostri famelici e vampiri, gli autori di Buffy hanno dato spazio a temi molto più interessanti e profondi di tante altre serie televisive che si avvicinano al complicato mondo delle “emozioni” ma che spesso banalizzano e ridicolizzano tutto con inutili sviluppi buonisti e romantici. Buffy vive drammi quotidiani ed esistenziali, filtrati da scadenti effetti speciali e rappresentazioni naïve di stereotipi dell’horror, i quali altro non sono che un espediente per parlare di quei mostri reali che vivono dentro e accanto a noi, senza aver bisogno di uscire dalla bocca dell’inferno. In Buffy è rappresentata una struggente storia omosessuale senza nessuna sfumatura caricaturale, è rappresentata la dipendenza da qualcosa (la magia nera, ma è ovviamente una metafora) e le conseguenze disastrose che questa può avere, sono rappresentati il senso di soffocamento che può derivare da una relazione, le componenti contrastanti del sesso che può anche non essere quell’idillio romantico da casetta sul lago, lo stupro, la malattia mentale, la morte che arriva cruda e diretta senza nessun vampiro che la veicoli ma solo un banalissimo e umanissimo aneurisma. Insomma, Buffy è una serie alla quale ci si affeziona soprattutto perché parla del normale e solo in un secondo momento del paranormale.

In un momento in cui pretendiamo sempre di più dalle serie televisive, io suggerisco di andare indietro di vent’anni e di riscoprire la storia della cacciatrice di vampiri di Sunnydale attraverso alcuni episodi particolarmente riusciti:

 

S04 E10 — Hush

Questo episodio della quarta stagione è un ottimo esempio di come la parte horror di Buffy sia solo una componente secondaria allo svolgimento della trama. L’arrivo di alcune creature inquietanti a Sunnydale, I Gentlemen, fa si che tutti in città perdano la voce e non siano più in grado di comunicare né di chiedere aiuto. La città è isolata, l’impossibilità di comunicare crea tensioni e fraintendimenti, lo scenario è terrificante non tanto per la presenza di mostri che uccidono ma più per il fatto che nessuno riesca a capirsi.

 

S06 E16 — Hell’s Bells

Due personaggi principali della serie stanno per sposarsi ma un demone si presenta allo sposo e gli mostra le immagini di un futuro possibile con sua moglie fatto di squallore, noia, odio reciproco. Non è detto che quella proiezione sia effettivamente reale, potrebbe anche solo essere una delle tante possibilità di sviluppo del loro matrimonio, ma se così fosse? Serve un demone per mostrarci tutto quello che, inconsciamente o no, temiamo dalle relazioni?

 

S05 E17 — The Body

Buffy torna a casa e trova sua madre morta sul divano. Non è stato un mostro né un vampiro, è stato un aneurisma. Non c’è nulla che la cacciatrice di vampiri possa fare di fronte alla banalissima morte di sua madre, nonostante i tentativi inutili non resta altro che accettarla. Questa puntata è probabilmente la più spaventosa di tutte perché è incredibilmente cruda e reale.

 

S05 E22 — The Gift

L’ultima puntata della quinta stagione è un trionfo di buffytudine, fatto di scontri epocali contro l’inferno stesso che vuole riversarsi sulla terra. Buffy sacrifica se stessa per salvare sua sorella, i suoi amici, la sua città e ovviamente il mondo intero. Questo episodio ha una bellissima atmosfera apocalittica da resa dei conti finale, un po’ come quando Harry Potter deve affrontare Voldemort per l’ultima volta.

 

S06 E07 — Once More with Feeling

L’episodio più famoso nonché il più riuscito di tutte la stagioni di Buffy. Nell’era in cui i musical vincono premi Oscar e le scuole di tiptap fanno grandi affari, Once More with Feeling è un esempio molto convincente di ironia sul genere ma anche di qualità. A Sunnydale arriva un demone che obbliga tutti a dire quello che pensano cantando e ballando, ma se balli troppo finisci per morire di autocombustione. Il problema di queste canzoni è che sono eccessivamente sincere, tanto da spingere Buffy al tanto atteso bacio con Spike, dando inizio all’iconica coppia cacciatrice-buona/vampiro-cattivo.

Alice Oliveri
Alice Oliveri
Nata a Catania nel 1992, studentessa a Roma dal 2011. Scrivere, leggere, suonare tanti strumenti e guardare molti film sono le sue passioni.
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