Cinema, Tv e teatro: FOUCAULT CAMMINA CON ME – Doppia personalità
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FOUCAULT CAMMINA CON ME – Doppia personalità

Uscito nel 1992, Raising Cain (in italiano storpiato con Doppia personalità) è uno dei film più sottovalutati di Brian De Palma.

28 Apr
2013
Cinema, Tv e teatro

Uscito nel 1992, Raising Cain (in italiano storpiato con Doppia personalità) è uno dei film più sottovalutati di Brian De Palma. Un prodotto sicuramente non perfetto, ricco di sfasamenti e incongruenze all’interno di una sceneggiatura che, per un film che tutto sommato rimane un dramma psicologico, definire realistica è alquanto pioneristico. La critica lo bocciò ai tempi per una serie di “difetti” sicuramente sensati, attribuiti da sempre al regista: ovvero l’essere il solito manierista emulo di Hitchcock, eccessivamente virtuosistico, citazionista, voyeurista e metacinematografico.

Nonostante questa serie di difetti che – sì – tra virgolette, non sono trascurabili e inconsiderabili, Raising Cain rimane assolutamente degno di nota per diversi motivi. Innanzitutto per la sua dirompente carica visiva: il monumentale Mulholland Drive, il cui autore David Lynch non sarà mai ringraziato, idolatrato e servito abbastanza dalla comunità mondiale, deve forse qualcosa a quelle atmosfere. Come pochi registi infatti, De Palma ha sfruttato il cinema in tutte le sue potenzialità, spesso citando altri del passato, per creare uno stile e un immaginario, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, riconoscibile e fortemente personale. Uno dei promotori per eccellenza di un certo modo di filmare la donna e renderla feticcio, ornandola di gambe lunghissime, capelli cotonati, slip sgambati a vita alta, rossetti su labbra carnose, primi piani ai limiti del contatto e sax caldissimi in sottofondo.

Questi elementi trovano nel film materia concreta incarnandosi in una sensualissima Lolita Davidovich che sul set deve avere messo a dura prova l’imperturbabilità e la serenità delle pulsioni sessuali dei colleghi e dei tecnici impegnati nella lavorazione della pellicola (anche non volendo essere maliziosi, si saranno ritrovati con tutta probabilità, a scontrarsi con le rispettive mogli, fidanzate o persone a cui rendere conto perché legati da una reciproca attrazione sessuale e quindi, di conseguenza, come generalmente accade, a dover fare i conti con una loro gelosia e possessione nei confronti del partner causata da un sentirsi in competizione con l’attrice (oggettivamente molto bella a quei tempi) e un, solitamente successivo e naturale, disgregamento della relazione sentimentale che, nel peggiore dei casi, finisce in lunghissime e costose procedure giuridiche e burocratiche e solo di rado va a sublimarsi in un’occasione per poter ricominciare daccapo una storia all’insegna della sincerità e della completa fiducia verso il proprio compagno). Questa radioattiva massa di casalinga e quotidiana carica sessuale interpreta il ruolo di Jenny, la moglie di Carter Nix, uno psichiatra che, essendo stato vittima degli esperimenti del padre (un famoso fisiopatologo dell’età evolutiva) in età infantile, si dissocia in più personalità. John Lithgow, l’attore protagonista, si immerge pienamente nello spirito del film interpretando magistralmente tutte e cinque le personalità del medico; i produttori infatti devono averlo pagato davvero molto.

Lo stile narrativo e le tematiche psicologiche trattate in Raising Cain (e anche di buona parte degli altri film di De Palma) non possono non far pensare alla figura di Freud. Nel suo Cinque conferenze sulla psicoanalisi spiega che «in un unico individuo possono esistere vari raggruppamenti psichici, in grado di mantenersi relativamente indipendenti tra loro, di “ignorarsi” a vicenda, i quali possono provocare una “scissione” della personalità lungo linee da essi fissate». Il regista statunitense fa di tutto per mostrare questo senza cadere nel banale, a volte non riuscendoci purtroppo, ma raccontandolo in un modo che ripaga sicuramente questa imperfezione. La trama viene veicolata in più occasioni tramite oggetti e cose (un altro espediente usato da Hitchcock), in questo caso attraverso gli orologi che, con tutta probabilità, sono qui usati anche per una loro valenza metaforica. Non occorre, infatti, compiere una procedura deduttiva particolarmente ardita e neanche uno sforzo intellettivo così difficilmente tollerabile per giungere alla conclusione che con lo strumento per indicare il tempo si vuole mettere in risalto niente meno che il tempo. La problematicità del tempo, la sua indomabilità e onnipresenza. Volendo prendere spunto da colui che definì il tempo come il movimento dell’apparato psichico, cioè Freud, l’orologio va ad assumere le sembianze della psiche; ovvero viene paragonata la complessità dei processi mentali e psichici a un meccanismo a ingranaggi, ambedue tanto complicati ed efficienti quanto soggetti a rottura. Nello svolgersi del film, inoltre, lo spettatore è continuamente sballottato da una fase temporale all’altra, dalla finzione alla realtà, dall’immaginazione al sogno; il tutto legato dalla splendida colonna sonora di Pino Donaggio.

Proprio questo uso rapsodico, non lineare, fatto di continui ritorni sui primi passi, che si nutre di ricordi, flashback e possibilità ricorda molto da vicino il modo che aveva Sigmund Freud di raccontare i suoi casi. Lo psicologo austriaco dava particolare attenzione alla tecnica narrativa; non è infatti “utopico” sostenere che ci sia un filo diretto tra letteratura (narrazione) e psicanalisi visto che questa tesi trova oggi moltissimi sostenitori. Tra i punti in comune che legano le branche in questione troviamo il, fin troppo, assodato impadronimento da parte del metodo psicoanalitico del mito greco, l’uso dell’analogia e della metafora come modelli per l’esplicazione del proprio oggetto, il ricorso al metalinguaggio e il fatto, di prioritaria importanza, che le due parole contengono lo stesso numero di lettere.

Chiaramente non si vuole qui dire che De Palma è il regista più vicino al pensiero e alle tecniche narrative di Freud visto che il cinema, che è nato tra l’altro, pochi lustri prima della psicoanalisi, ha miliardi di volte esplorato certe tematiche e inventato innovativi e rivoluzionari modi di raccontare una storia.

Con questo però, non si elimina di certo l’affinità forte che lo lega al pensatore.

Con questo però, si elimina di certo l’affinità forte che lo lega al pensatore.

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Con questo però, non si elim

Riccardo Papacci
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