Materiale d'importazione: Ora sei un disturbo per la quiete pubblica
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Ora sei un disturbo per la quiete pubblica

Materiale d’importazione – Narrativa straniera inedita selezionata da DUDE.

14 Giu
2014
Materiale d'importazione

Trovi la busta infilata dietro la maniglia della porta, un mattino, dopo aver portato a scuola i ragazzi. Aspettavi solo di rientrare per una pacifica tazza di tè. Invece leggi «ORDINANZA – RIMOZIONE DI DISTURBO PER LA QUIETE PUBBLICA».

Non sei tu. Sono le tue piante. Nondimeno, ti senti come se le autorità cittadine stessero dicendo a te,di darti una sfoltita. Sanno dove vuoi arrivare: ti stai intromettendo nel pubblico diritto di via libera.

L’ingiunzione è la ciliegina sulla torta, dopo che tuo figlio è stato praticamente espulso da scuola, e tuo marito è così assorbito dal lavoro che tanto varrebbe se avesse un’amante.

Ammucchiata – si dice così, no? Nessuno si prende cura di te.

Le sole cure che hai ricevuto, nell’ultimo anno, sono state quelle in pronto soccorso, quando sei andata per… un mal di stomaco.

Lascia perdere che pensavi di star morendo. Il dolore ti era esploso nella pancia con tanta violenza che hai visto le stelle e sei diventata grigia in faccia. L’amica che ti ha portata al pronto soccorso continuava a cianciare di calcoli renali e appendiciti. Ti eri convinta di avere entrambi. Poi il medico, con la sua voce calda, ti ha detto «La chiamiamo gastroenterite acuta». Il nome elegante dell’influenza intestinale.

Ma l’infermiera ti ha accudito come una madre. Prima che arrivasse con l’antidolorifico ti sentivi già meglio, ma non ha accettato ripensamenti e ha abbassato lo stantuffo sulla fiala di Toradol. Ti ha messo addosso una coperta calda e ti ha fatto sentire come se fosse disposta ad ascoltare qualunque cosa avessi da dire.

Beffa oltre al danno era stata la parcella da 3.000 dollari per il viaggio in pronto soccorso, perché hai una alta deducibilità.

«Tutti hanno problemi», direbbe tua madre se fosse qui. Lei ha il problema più grosso di tutti: è morta, così come tuo padre, i tuoi nonni, e ogni zio e zia che avevi al mondo.

Hai della progenie, almeno: due ragazzini pieni di energia che piacciono tanto a tutti quelli che non devono viverci insieme. Sono belli e in pubblico parlano bene. Ma tra le mura di casa si contorcono nelle agonie dell’adolescenza. In certi giorni il testosterone scorre così denso che non ci si vede, e di sicuro non si può avere una conversazione. Il tuo compito è sorridere, e fingere che questa sia la famiglia che immaginavi di avere.

C’è da stupirsi che non ti sia messa a bere. Cioè, un po’ sì, ti ci sei messa. A volte sei appena appena troppo impaziente, mentre aspetti di farti un martini forte, com’era impaziente tua madre, ma perlomeno tu non ci accompagni la sigaretta.

L’ingiunzione dell’ingegnere comunale ti scuote fin nelle radici. Bambina scatenata che eri una volta – come sei finita qui? Sei nata in un posto dove c’era troppa natura da rastrellare e ammucchiare, e nessuno si preoccupava dei soffioni nel giardino; un posto dove le donne in cucina condividevano segreti. E ora eccoti qua, nel mezzo della vita che hai scelto.

Così, la notifica ti fa piangere. Poi ti fa sbottare. Rileggendola, senti il tuo stomaco contrarsi in un modo che ti ricorda il primo spasmo della gastroenterite. Sfoltisca la sua cazzo di siepe, signora, è quel che intendono. «La sfoltisco , la mia cazzo di siepe», è quello che dici.

Non c’erano siepi a contenere i giardini della tua infanzia. Tua madre si prendeva cura di quel che piantava con attrezzi manuali: forbici, cesoie, svettatoi. La seguivi come un’ombra mentre andava di cespuglio in cespuglio con una Marlboro Light che le penzolava dalle labbra, pregando per un turno di potatura della Forsythia.

Tuo marito ti ha comprato un tagliasiepi elettrico, anni fa, dopo che hai licenziato i giardinieri perché ti avevano massacrato l’acero. La lama del tagliasiepi è lunga solo 45 centimetri, ed è dotato di un comodo manico in plastica. Milioni di famiglie potano le loro siepi con utensili simili, ogni giorno. Ma sinora hai avuto paura di usarlo. Non potevi sfuggire alla visione di te che ti amputavi un piede, nonostante le rassicurazioni di tuo marito che l’interruttore automatico d’emergenza non avrebbe mai permesso una cosa del genere.

Ora ti avvicini al garage con passo pesante, per trovare il tagliasiepi, e lo attacchi alla presa elettrica esterna. Attraversi il prato e sposti l’interruttore su ON. Con un ringhio invitante, il tagliasiepi sale di giri. Lo sollevi sulla siepe, che effettivamente , si sporge piuttosto in là sul marciapiede, e dai una prima affettata. I rami spezzati della Dodonaea svolazzano al suolo.

Sollevi di nuovo il tagliasiepi e di colpo sei un’esperta, una professionista, un mastro giardiniere. Una pila di frasche dalle foglie bronzee si ammucchia alle tue spalle. La siepe diventa il fantasma denudato di quello che era.

Quando finisci stai lì in silenzio, ascolti il tuo respiro. Passi al vaglio il vicinato. Cespugli selvaggi prorompono da tutti i giardini. Due case più in là, una Westringia fa un’incursione sul marciapiede. Di là dalla strada, diverse Leptospermum commettono un’infrazione simile.

Trovi una prolunga in garage. Cammini per la strada con la sicurezza di Paul Bunyan, il boscaiolo gigante, tirandoti dietro il cavo arancione. Il tagliasiepi mostra i denti. Gli arbusti tremano al tuo cospetto.

Ora sei più che un mastro giardiniere. Sei più che un’orfana tracannatrice di martini, una madre gastroenteritica, un’anima smarrita.

Ora sei un disturbo per la quiete pubblica.

Materiale d’importazione è una rubrica curata e tradotta da Daniele Zinni.

Illustrazione di Fabio Pistoia.

Ringraziamo Every Day Fiction per la collaborazione. Potete leggere qui la versione originale.

Audrey Kalman
Audrey Kalman
Scrive per professione da più di 30 anni e offre servizi di scrittura ed editing come consulente. Al momento è editor per la 4a edizione dell'antologia Fault Zone pubblicata dalla sezione SF/Peninsula del California Writers Club. Il suo romanzo Dance of Souls è disponibile su Amazon. Ha un blog, ed è al lavoro su un altro romanzo, spesso con uno o due gatti in braccio.
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