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Valentina Rivetti e Sebastiano Iannizzotto ci hanno raccontato dell’affascinante progetto einaudiano “The Game Unplugged”.

8 Ott
2019
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Per questo attesissima rinascita, abbiamo ospitat il contributo di Valentina Rivetti e Sebastiano Iannizzotto, che ci hanno raccontato le idee e le motivazioni alla base dell’affascinante progetto einaudiano The Game Unplugged — risposta, approfondimento e indagine a partire da The Game di Baricco .

Unplugged nasce dalla volontà di continuare un discorso iniziato da Alessandro Baricco con The Game. Dopo aver detto «questa è l’acqua», ci sembrava importante dare voce anche ad altri punti di vista, ad autori e autrici che nella loro vita si trovano a ragionare sulla composizione di quest’acqua, e sul recipiente che la contiene. E ci sembrava altrettanto importante che a farlo fossero alcune delle persone che oggi, a diverso titolo, animano il dibattito culturale in rete e sulla rete. 

Il risultato sono dodici saggi che illuminano dodici pezzi del mondo che stiamo vivendo, chi interrogandosi sulla natura dell’umano, su come questa abbia reagito a contatto con la rivoluzione digitale e su quali scenari immediatamente futuri sia possibile immaginare (dal mal d’archivio, ai bot, alla datafied society, sono i saggi di _TO BIT OR NOT TO BIT); chi “esplodendo” alcuni punti della mappa tracciata da Baricco con una certa attenzione a come noi esseri umani usiamo il Game, come lo abitiamo e spesso come gli resistiamo o lo cambiamo dall’interno (dalle serie tv allo shitposting, sono i saggi di _PLAY THE GAME); e infine chi ha mostrato quelle che sembrano non tanto delle strettoie del Game ma proprio dei punti ciechi e ha posto così una domanda sul sistema (sono i saggi di _CHANGE THE GAME).

“Mettere” queste riflessioni in un libro che avesse anche una certa attenzione per la forma – che restituisse cioè un contenuto consistente, ambizioso, senza essere un pataccone accademico, perché farsi leggere è una responsabilità e non una possibilità – era un modo per dire «c’è una generazione che vede le cose in questo modo». 

Quando ne abbiamo discusso, Alessandro ci ha chiesto poche cose: che i saggi avessero una voce, che fossero ambiziosi e non necessariamente in accordo con quanto scritto da lui in The Game. L’idea di questo libro non è fare il punto definitivo e ultimo sull’Internet (saremmo dei pazzi ingenui), ma piuttosto fornire strumenti e partecipare a un dibattito che deve succedere adesso, non tra vent’anni, e che deve interessare tanti perché è della nostra vita che si sta parlando. Ecco perché diversi saggi portano visioni, e anche sofferenze, che in The Game non sono esplorate. Non è obbligatorio che questo scarto venga letto con una cifra ideologica, c’è piuttosto una questione di vicinanza. E a tal proposito aggiungiamo solo una citazione. Non abbiamo potuto infilarla nel testo ma ci è piuttosto cara, e dice qualcosa di com’è stato fare questo libro.

«Passengers are advised to hug each other to keep warm. Since I’m the only passenger, I hug my android cabin attendant. I wonder if it’s her mechanism or just my imagination…

But I sense some responsive warmth in her artificial body. Why do you want to Leave?» (2046, Wong-kar Way).

Valentina Rivetti, Sebastiano Iannizzotto.

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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
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