Gary Bartz vs Maisha. Live a Roma 💥
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Gary Bartz vs Maisha. Live a Roma 💥

Nel linguaggio giornalistico si abusa spesso della formula “un’occasione unica” per indicare l’eccezionalità di un evento. In questo caso però non è assolutamente fuori luogo.

Tra gli anni sessanta e settanta Gary Bartz ha suonato con Eric Dolphy, McCoy Tyner, Roy Ayers, Art Blakey and the Jazz Messengers e Charles Mingus; ha poi contributo alla svolta elettrica del jazz, affiancando Miles Davis in live leggendari (Live-Evil, Bitches Brew Live, Miles Davis at Newport) per poi continuare la sua ricerca come solista in una serie di lavori che hanno contribuito a riscrivere il rapporto tra il jazz e i suoi “fratelli”: funk e soul su tutti, ma anche la musica africana. 

Dopo cinquant’anni di eccezionale carriera il sassofonista newyorkese si sarebbe potuto rilassare con tour autocelebrativi, godendosi lo status di artista di culto, indicato all’unanimità come una delle figure più importanti nel definire quel suono ibrido che oggi sembra la liquida cifra distintiva del jazz. Adagiarsi però non può essere nel dna di una personalità come la sua ed è probabilmente per questo che assisteremo a questo live, nel quale incontrerà e suonerà con chi oggi mantiene viva con grande efficacia la fiamma di quel jazz tutto groove e spiritualità, arrangiamenti raffinati e vivacità solistica incontenibile.

Se negli anni ’70 New York era la città epitome di queste caratteristiche oggi lo scettro sembra sempre più passare al di là dell’oceano: Londra. Maisha è il sestetto capitanato dal batterista Jake Long, formatosi proprio nella capitale inglese. Qui tutti i suoi componenti sono attivi nella ricca scena jazz locale; sono bastate alcune esibizioni dal vivo per convincere Gilles Peterson a pubblicare con la sua Brownswood Recordings il loro album di debutto, l’eccezionale There Is a Place del 2018. La band suona un jazz di matrice spiritual a cui fanno da tappeto ritmiche vicine all’afrobeat, unione che rispecchia le diverse origini culturali dei suoi componenti — Caraibi, Africa, Inghilterra, Asia. Se Jake Long è la mente principale dietro al progetto, il sound della band non potrebbe esistere senza l’interazione con Nubya Garcia, sassofonista, volto tra i più riconoscibili e convincenti di quest’ondata di jazz londinese. 

La musica del sestetto è realmente innovativa, in senso molto pratico: mette insieme ispirazioni ed intuizioni eterogenee in modo originale, appoggiandosi agli insegnamenti dei predecessori ma con i piedi ben piantati nel presente musicale, non tralasciando uno sguardo al futuro. Un principio questo su cui si è fondata la carriera dello stesso Gary Bartz: proprio per questo sarà assolutamente interessante scoprire l’interazione tra questi due mondi così lontani e vicini allo stesso tempo. In che modo le due entità si integreranno, imparando l’uno dall’altro e arricchendosi a vicenda? L’unico modo di scoprirlo, vista anche l’assenza di registrazioni di qualunque tipo (dal vivo o in studio), è andarli a sentire dal vivo. Fortunatamente dopo essere stati a Londra all’interno del London Jazz Festival, i nostri passano anche per il Roma Jazz Festival, nello specifico al Monk di Roma, venerdì 23 novembre

Nel linguaggio giornalistico si abusa spesso della formula “un’occasione unica” per indicare l’eccezionalità di un evento. In questo caso però non è assolutamente fuori luogo: la possibilità di vedere dal vivo Gary Bartz vs Maisha è in tutto e per tutto un’occasione unica per tempismo e qualità della proposta musicale. Considerando inoltre che non sappiamo se in programma ci sia un progetto discografico, questa potrebbe realmente essere la sola occasione in cui ascoltare il progetto. 

Giulio Pecci
Classe ‘96, studia Lettere e Musica a La Sapienza di Roma. Scrive di musica e cultura, organizza concerti Jazz e cerca di trovare il tempo di suonare la chitarra. Alla costante ricerca del decimo a calcetto.
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