Love the Unicorn, intervista
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Love the Unicorn, intervista

Il 30 marzo esce SPORTS – Come convincereste Mario Balotelli a comprare il vostro album? Esistono gli unicorni?

Diteci 4 nomi che avete scartato prima di Love the Unicorn.

Non ci crederete ma ci portiamo questo nome dal 2007. Eravamo troppo pigri per cambiarlo. Ciò dovrebbe far pensare che in tutti questi anni ci siamo dedicati solo alla musica, all’arrangiamento delle canzoni, invece eravamo troppo pigri anche per questo. Esistiamo da tanto, ma ci definiamo una band da solo un paio di anni. In origine il nome del gruppo era I Like Ike, uno slogan promozionale scelto per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 1952 a favore di Eisenhower. Ci piaceva molto ma quando un vecchio chitarrista se ne andò volle indietro anche il suo nome.

Qual è l’esperienza più strana che vi è capitata come gruppo?

Ogni volta che vai a suonare succede sempre qualcosa. È impossibile che fili tutto liscio! A volte la colpa è stata nostra per aver esagerato con gli alcolici, altre volte ci è capitato di incontrare gente fuori dal normale. L’esperienza più incredibile risale ad un nostro live a Capua. Prima di andare a dormire, volevamo un panino. Eravamo fuori Capua, in una cittadina di cui non ricordiamo il nome ma che sembrava essere abbandonata a sé stessa. Nel deserto vediamo un posto chiassoso e luminoso, pieno di gente. Fuori tutti BMW parcheggiati e gente che mangiava dei panini bellissimi. Sembrò una visione, invece anche noi eravamo lì in mezzo a tutta quella bella gente a mangiare il nostro bel panino.

Quando vostra madre vi chiede che musica fate, cosa rispondete?

Abbiamo riso tutti a questa domanda! Di solito la risposta è «facciamo pop-rock inglese americano». In genere è la risposta che più ti dovrebbe confondere, invece le nostre mamme diventano orgogliosissime di noi.

In quale scena di un film vorreste fare un vostro piccolo concerto abusivo?

Una scena carina per azzardare un mini live è in Napoleon Dynamite. Nella scena che vede Napoleon imbattersi in un meraviglioso ballo in occasione delle elezoni scolastiche per sostenere il suo amico candidato Pedro. Nel film la canzone ballata è un brano di Jamiroquai, però crediamo che anche Young, traccia che apre le danze al nostro EP, possa andare bene.

In quale libri o film avete trovato l’ispirazione per concepire Sports?

Sports è frutto di un lavoro durato quasi più di un anno. Qualsiasi cosa vista, qualsiasi cosa letta ci ha dato la motivazione, più che l’ispirazione, di mettere la passione che poi abbiamo realmente impiegato per completare questo prodotto. C’è però un libro di foto trovato a casa del nostro incaricato per le grafiche di Sports (Federico Antonini). Quel libro è stato di grande ispirazione per l’artwork del disco. Lo avremmo sfogliato un centinaio di volte.

Come convincereste Mario Balotelli a comprare il vostro album?

Dicendogli probabilmente che anche un suo vecchio amico di Manchester che fa di cognome Gallagher aveva speso ottime parole su Sports. Oppure, avendo un po’ più di confidenza, gli diremmo che Sports è un buon modo per dimenticare la Fico e superare questo brutto periodo che ha passato.

Il 30 presentate il disco all’Init, come vi state allenando? (Clicca per info sull’evento.)

Siamo molto emozionati! Stiamo curando ogni minimo particolare. Dalla scelta del gruppo spalla (Paisley Reich n.d.r.), a come allestire il palco, a dove posizionare il banchetto dei cd e delle t-shirt. E ovviamente a tutti gli intro e gli outro dei brani. Sarà un vero concerto, una vera festa, consigliamo a tutti di esserci!

Quale concerto nella storia della musica avreste voluto aprire?

Assolutamente l’ultima tappa del Dangerous World Tour di Micheal Jackson a Bucarest.

Qual è la canzone più brutta della storia della musica?

Una qualsiasi canzone dei White Lies.

Domani Letterman vi invita a suonare da lui, quale canzone portate e perché?

Suonare da Letterman è il nostro sogno più grande. Se ci invitasse domani, porteremmo Toulouse. Ci comporteremmo come un qualsiasi gruppo nel periodo di promozione. Toulouse oltre ad essere il primo singolo di Sports, è una canzone a cui teniamo molto. L’abbiamo finita di scrivere poco prima di registrare e rischiava di rimanere fuori. Crediamo sia un brano onesto, senza troppe pretese. Catchy ma non nel senso paraculo del termine. Letterman apprezzerebbe!

Potete prendere una macchina del tempo e andarvi a vedere tra cinque anni, cosa vedrete?

Ci vediamo felici, ognuno di noi realizzerà ciò che ha sempre desiderato fare. Speriamo solo di non dover cadere nella trappola della reunion. Nè tra cinque anni, nè tra dieci, nè tra trenta, nè tra cinquanta.

Esistono gli unicorni?

Secondo voi? Vi rigiriamo la domanda e pretendiamo una vostra risposta!

Foto di Claudio Chierichini.

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