Roma Music Club: Eugenio Campagna
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Eugenio Campagna

Il 28 novembre live per DUDE MAG al Magazzino 33. Tutte le info qui.   Presentaci il tuo progetto. Il mio progetto nasce da un bisogno urgente di cantare e alle volte strillare quello che penso in faccia alla gente. Il progetto è scrivere e far rivedere le persone nelle storie che racconto… È un […]

26 Nov
2014
Roma Music Club

Il 28 novembre live per DUDE MAG al Magazzino 33. Tutte le info qui.

 

Presentaci il tuo progetto.

Il mio progetto nasce da un bisogno urgente di cantare e alle volte strillare quello che penso in faccia alla gente. Il progetto è scrivere e far rivedere le persone nelle storie che racconto… È un po’ un prendere e ridare quello che mi è stato dato.

Qual è, o quale dovrebbe essere, il ruolo del cantautore/musicista nella società attuale?

Il ruolo del cantautore dovrebbe essere quello che hanno avuto John Lennon o Bob Dylan nella storia della musica, fare la rivoluzione.

Purtroppo non basta imitare i mostri del passato comprandosi un armonica e un cappotto vintage. Credo che mai come ora sia importante dire qualcosa di vero, che parli di noi, della nostra storia e nella storia.

Qual è la musica che ispira la tua musica?

Lucio Dalla, Battisti, James Brown, Jeff Buckley, le onde sulla spiaggia, il vento forte, Ivan Graziani, i Genesis, i Beatles, le canzoni antiche che fischiettano i vecchi, i pezzi anni ottanta che passano in radio alle 3 di notte, Vasco, Johnny Cash, i Red Hot, la hit del momento nel supermercato, la musica elettronica… Credo che in parte sia questo.

Cosa più ti infastidisce della scena musicale attuale?

Mi infastidisce la bambina prodigio che va al talent show e il video che diventa virale per una settimana su tutti i social con tutto il pubblico che piange, compresa la bambina.

Mi infastidiscono le grandi star che spariscono dopo qualche mese e i cantautori che si dicono di nicchia e non vogliono commercializzarsi perché professano un alto senso morale.

Mi piacerebbe che coloro che hanno il cash lo investissero su coloro che valgono veramente e che quelli che si pensano arrivati non si adagiassero su quello che hanno fatto ma continuassero a voler stupire il pubblico, che è la cosa più bella del mondo.

Quale concerto nella storia della musica avresti voluto aprire?

Un concerto del tour Banana Republic e poi magari finire a cena con Lucio e Francesco oppure uno di quei concerti assurdi di Frank Zappa, magari a New York.

Raccontaci un avvenimento fuori di testa.

Ero a Bologna a trovare un mio amico. Il pomeriggio mi faccio un giro e prendo accordi con il proprietario di un locale al quale propongo che la sera stessa sarei andato a fare qualche mio pezzo.

Ritorno per le 10 e mezza insieme al mio amico.

Nel locale c’erano una decina di persone di fronte al frastuono di un gruppo punk composto da quattro cinquantenni sudati con delle parrucche in testa prossimi alla fine dello show. Il proprietario del posto, sessantenne, completamente fatto mi vede con la chitarra e mi fa «e tu che vuoi?».

Loro finiscono, il proprietario sembra per un attimo ricordarsi di me così attacco la chitarra e inizio a suonare.

Non faccio in tempo a finire la canzone quando sento dalla cassa un fischio e un botto.

Il vecchio fattone inizia a strillare «la cassa Dio bono! hai fatto saltare la cassa!».

Io finisco comunque la canzone, metto la chitarra nella custodia, arrotolo il jack, il mio amico mi raggiunge, ringrazio il gentile pubblico e sparisco nei vicoli di Bologna fra le urla del vecchio.

Trovate ispirazione letteraria nei vostri testi?

Sicuramente leggere è un ottima fonte di ispirazione. A me ciò che ispira di più è lo stupore di fronte all’immensa bravura di certi scrittori nel dare il peso giusto ad ogni parola.

Calvino, Carver, i noir di Chandler… Mi piace quando vengo scaraventato in altri mondi.

In quale scena di un film vorresti fare un piccolo concerto abusivo?

Mi sarebbe piaciuto finire nella DeLorean con Doc e suonare con Marty Mc Fly al ballo di fine anno dei suoi genitori. Oppure fare qualche pezzo insieme a John ed Elwood e poi scappare per i buffi con la scusa della firma congiunta sul cruscotto della bluesmobile. 

Progetti futuri?

Suonare, suonare, suonare… Scrivere pezzi nuovi, far uscire il mio primo album, e tante altre cose che se le dici porta male quindi… Spero di farvele vedere e sentire senza anticipazioni.

 

In copertina foto di Ludovica M. B.

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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
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