Jim Morrison ha predetto il futuro della musica
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Jim Morrison ha predetto il futuro della musica

In un’intervista del 1969 il cantante dei Doors profetizza sull’ascesa della musica elettronica e sulla contaminazione tra generi musicali prima di chiunque altro.

In un’intervista del 1969 il cantante dei Doors profetizza sull’ascesa della musica elettronica e sulla contaminazione tra generi musicali prima di chiunque altro.

Stretto nei suoi pantaloni di pelle, Jim Morrison è stato qualcosa in più che il cantante dei Doors; tra le sue qualifiche possiamo contare quella di poeta, sciamano, santone, mito, lucertola. E profeta. In un’intervista rilasciata in uno studio televisivo nell’ultimo periodo della sua vita, quando la sua carica erotica e la violenza delle sue provocazioni erano ormai nascoste dietro grandi occhiali da sole e una folta barba, trovò la lucidità di tracciare un profilo preciso di come sarebbe stata la musica nel futuro, un futuro lontano oltre quarant’anni dalla sua morte, nel secolo successivo a quello in cui nacque e visse: «Vedo un artista che canta e declama utilizzando una grande quantità di strumenti e macchine elettroniche, e con l’ausilio di nastri». Non male, per essere l’anno di Woodstock.

Jim Morrison e i Doors che parlano di musica quando ancora si poteva fumare negli studi televisivi

Sostanzialmente Jim Morrison fa un ritratto accurato sia della musica elettronica che dell’hip-hop contemporanei, considerati entrambi da buona parte della critica come la moderna forma di rock ’n roll, ma anche della mescolanza con elementi e tecniche estranei, introducendo quindi il concetto di contaminazione, con la precisa volontà di infrangere le barriere dei generi musicali.

Sempre nella stessa intervista poi Jim Morrison parla di come, alla fine degli anni sessanta, nella tradizione americana i tipi musicali erano ristretti principalmente a due, agli antipodi: la musica nera da una parte, cioè il blues, e il folk-country, con radici europee dall’altra, e di come il rock fosse esploso proprio dalla contaminazione di questi due tipi.

Ma le sue parole per il futuro della musica sono molto chiare, lanciando un presagio per la musica pop in generale, parlando appunto di «una terza forma» musicale figlia della sperimentazione elettronica, dallo stile imprevedibile e affascinante.

Dario Chimenti
Romano, classe 1989. Giornalista pubblicista occasionale, mi piacciono la musica suonata con attitudine rock e i film, non mi piace chi parla al cinema. Dicono di me: «Non dà alcun valore ai soldi, usa la sua proprietà e quella del governo con negligenza». Sono una persona interessante, ho tante cose da dire e faccio molto ridere. Un giorno mio cugino ha detto che sono immorale.
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