È facile rimanere colpiti da Artwort: la pulizia grafica ed una cura maniacale dei contenuti sono i due cavalli di battaglia di una delle realtà più interessanti del mondo dell’arte online. Da poco alla versione digitale si è aggiunta una controparte cartacea, AWM, dalla cadenza semestrale e dalla grandissima voglia di innovare, e rinnovare. Per questo abbiamo deciso di fare qualche domanda a Martina Bliss, caporedattore del progetto.

La copertina del numero 0 disegnata da Karolis Strautniekas
Lo scorso anno avete lanciato Artwort dandovi come scopo quello di esplorare il presente e il futuro dell’arte. Con AWM (in vendita qui n.d.r.) volete fare lo stesso? I due progetti sono complementari o sono da considerare separati?
AWM è un approfondimento, un conoscere più da vicino gli artisti. È al tempo stesso autonomo, vista anche la cadenza semestrale e ciò che questa comporta, è complementare rispetto ad Artwort ed ai suoi contenuti.
Il passaggio dall’online al cartaceo potrebbe essere considerato da molti come un azzardo, soprattutto perché ultimamente il digitale sta guadagnando terreno nei dati di vendita. Pensate che unendo le due cose, inserendo quindi la realtà aumentata all’interno di AWM, si possano invogliare le persone a tornare verso un oggetto affascinante come quello della rivista?
Quella che indichi tu forse è una conseguenza implicita. L’oggetto rivista è molto affascinante, ma, dal punto di vista funzionale, è stato oscurato dal www e dalla dinamicità che questo comporta. Utilizzando la Realtà Aumentata proviamo a togliere, o quanto meno ridurre, questo gap per poter ritornare a pensare alla rivista e al fascino di poterla toccare e sfogliare con mano senza ripensare immediatamente alla sua staticità.
Come si divide il lavoro tra il sito – dalla cadenza giornaliera – e la rivista semestrale?
Il day-by-day è paradossalmente più difficile rispetto alla semestrale. Per quest’ultima, facciamo infatti una full immersion per decidere tema, artisti e modus operandi. Una volta stabilito ciò, andiamo poi a diluire e distribuire il lavoro nell’arco dei sei mesi con la collaborazione degli artisti coinvolti. Col day-by-day, tutte queste fasi devono avvenire molto più velocemente e bisogna essere bravi a concentrarsi sull’essenziale.

A quale tipo di lettore si rivolge AWM?
Alle persone curiose, a chi ha voglia di conoscere il mondo dell’arte e a chi già ne fa parte e ha voglia di tenersi sempre aggiornato.
Com’è nata la collaborazione con Karolis Strautniekas in occasione della copertina di AWM #00? Vedremo altre collaborazioni di questo tipo per i prossimi numeri?
Con Karolis è stato un vero colpo di fulmine. L’ho quindi contattato per chiedergli se fosse interessato a realizzare la copertina del numero #00 e si è dimostrato subito molto entusiasta. Ad ogni modo, per rispondere alla tua domanda: sì. Strautniekas ha fatto da apripista, infatti crediamo che la copertina “d’autore” conferisca alla rivista un valore aggiunto che la rende – o almeno così ci piace pensare – ancora di più “da collezione”.
Dove vogliono arrivare Artwort ed AWM?
Il cielo è il limite (ho sempre sognato di usare questa citazione).
Quali sono i riferimenti culturali della vostra redazione?
Non so darti una risposta precisa perché c’è molta eterogeneità nei nostri background, ma è facile individuare il fil rouge che ci tiene uniti: la passione per il bello ed il nuovo e la quasi ossessività per una rigida pulizia grafica.

Artwort e AWM sono due progetti sostenibili?
Allo stato attuale delle cose i due progetti sono finanziati principalmente da noi. Sono convinta che entrambi siano degli ottimi contenitori per pubblicità intelligenti e creative e stiamo lavorando per far convivere l’adv con i nostri contenuti. In parte avviene già ed il numero #00 di AWM ne è la testimonianza, ma c’è sempre spazio per migliorare.
Quali sono stati gli eventi più interessanti dell’anno passato e cosa vi aspettate da quello appena iniziato?
Dopo una chiacchierata con i ragazzi del team, diremmo la Biennale di Rem Koolhaas e la mostra curata da Cattelan Shit and Die. Dall’anno appena iniziato ci aspettiamo il terremoto promessoci da Enwezor, il direttore della prossima Biennale di Venezia, che ci possa lasciare intravedere quei World’s futures che hanno dato il tema a questa nuova edizione della Biennale.
Dobbiamo fare qualcosa assieme, no?
Siamo molto aperti alle collaborazioni e Dude è una realtà che ci piace molto. Una collaborazione sarebbe davvero interessante!