A/Ritroso – Fotogrammi di (cine)memoria #4
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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A/Ritroso – Fotogrammi di (cine)memoria #4

In concomitanza con l’uscita di To Rome with Love proponiamo una cine-memoria del grande regista newyorkese.

Stardust (Woody) Memories: in difesa di Allen

Mentre il buon vecchio Woody Allen è qui a Roma con amore per presentare il suo ultimo film, ostentando nelle interviste una proverbiale assenza (per usare un concetto caro a Carmelo Bene), sparare a zero sui suoi ultimi film sembra diventato lo sport preferito di ogni buon cinefilo che si rispetti. E dopo ogni visione, in quel magico momento di sospensione temporale che è l’uscita dal cinema, si levano frasi tipo: «Woody non è più lui», «robetta in confronto ai capolavori degli anni 70», «ma perché non smette di fare film?». Ora, il fatto che Allen concepisca il suo statuto di Autore in maniera totalmente diversa, almeno da 15 anni a questa parte, dovrebbe essere un’ovvietà. E io in quei momenti mi sento sempre come il grande Alvy Singer di Io e Annie che sbottava in fila al cinema perché sentiva parlare male dell’ultimo Fellini. Ecco, mi viene sempre di controllare dietro il cartellone pubblicitario per vedere di trovare Woody Allen in carne ed ossa e dire a questi signori: «ripeti quello che hai detto!».

Insomma mi chiedo se è più invecchiato l’autore o chi va al cinema nel 2012 nella speranza di rivedere il nuovo Manhattan. Woody Allen, oggi, è semplicemente «un uomo anziano che fa film perché altrimenti non saprebbe fare altro, e non è bello starsene a casa vicino al camino». Non è una mia frase, ma una sua frase, detta qualche giorno fa in conferenza stampa qui a Roma. E allora partendo da questo presupposto e portando dentro ognuno di noi il ricordo del gigante che è stato, perché non accettare serenamente questa sua fase che tra l’altro è anche infarcita (come nell’ultimo film) di una sana e senile leggerezza? E poi, detto francamente, ma perché dovrebbe smettere di fare film? Credo sinceramente che chi si aspetta solo il capolavoro mozzafiato non potrà mai amare veramente quel fantastico animale imperfetto e a volte brutto che è il Cinema.

Detto questo è giusto sollecitare i ricordi, in fondo siamo qui per questo, e allora la mia personale memoria dei film di Allen parte sempre da una scena. Un fotogramma. Una meravigliosa inquadratura, per me tra le più belle della storia del cinema, che è sineddoche perfetta di tutta la filmografia alleniana. Il film è Stardust Memories del 1980: il protagonista Sandy Bates (regista in crisi di ispirazione) si immerge nella sua memoria fondendo le personali domande sulla vita e sul suo (non) senso con il film che sta montando e con la polvere confusa dei suoi ricordi. Tutte le ossessioni di Woody Allen si concentrano nel percorso di Sandy in quello che è forse il suo film più autobiografico e misconosciuto.

Ma arriviamo alla fatidica inquadratura: Bates sta cercando un ricordo, un solo ricordo che dia senso alla sua intera vita e gli viene in mente un pomeriggio di primavera, lui che mangia uno yogurt, un disco Jazz in sottofondo e la sua fidanzata Dorrie sdraiata a terra a leggere un giornale. C’è il sole, il bianco e nero del cinema, la donna amata, Luis Armstrong in sottofondo e uno sguardo. Lo sguardo di Allen, il nostro sguardo di spettatori, che si poggia per un interminabile e sublime piano sequenza su Dorrie/Charlotte Rampling che semplicemente sfoglia le pagine e sorride al suo uomo. Emozione. Questo è il cinema di Allen, forse è l’intera la vita: osservare per un solo attimo la felicità che scivola via come uno stacco di montaggio per poi ricordarla per sempre in un infinito piano sequenza di memoria. E la si può ricordare così pura proprio perché il tempo e i film sono destinati a finire. Proprio perché siamo inevitabilmente destinati a diventare peggiori e “minori”. Proprio come il Woody Allen di questi ultimi anni che continuerò instancabilmente a difendere.

Pietro Masciullo
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