Prosopagnosia
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Prosopagnosia

La prosopagnosia è un disordine cerebrale che impedisce a chi ne è affetto di riconoscere i volti delle persone.

 Prosopagnosia_uno

La prosopagnosia è un disordine cerebrale che impedisce a chi ne è affetto di riconoscere i volti delle persone. Non solo non si è in grado di individuare la fisiognomica o di distinguere le differenze somatiche tra un volto e un altro, percependoli, al contrario, tutti identici e privi di qualunque caratteristica. La prosopagnosia non permette di memorizzare il viso di una persona, di mantenerlo nella memoria e di poterlo ricordare.

Non amo conservare a lungo oggetti o ricordi materiali, ho bisogno di un costante ricambio di energia, ho sviluppato una contorta variante del concetto di onestà, secondo la quale sarebbe scorretto impossessarsi di qualcosa a vita. Bisogna cavarsela con le proprie forze e per questo c’è la memoria, che è praticamente tutto ciò che esiste realmente di noi nel presente. È tutto quello che voglio che esista di me nel presente assieme alle promesse, che sono comunque fortemente legate alla memoria. Il ricordo si può mitizzare, idealizzare, migliorare e aggiustare col passare del tempo. Il ricordo ha valore spirituale, l’oggetto è sterile idolatria e iconolatria. Anzi l’oggetto è un surrogato del ricordo, un soccorso artificiale per alleggerire gli incarichi della volontà.

Sono ossessionato dalla prosopagnosia, da quando ne ho scoperto l’esistenza. Ho il terrore di dimenticare il volto delle persone che amo e che ho amato, di non riconoscerle quando le incontrerò fra cinquant’anni dall’altra parte del mondo in una foresta sperduta in cui l’umanità regredita tira avanti a fatica dopo disastri naturali e climatici, guerre, carestie, ere glaciali e siccità e rivolte animali.

Prosopagnosia_due

La prosopagnosia mi terrorizza ancora di più da quando ho riconosciuto il tuo viso tra gli altri e ho capito che era il più bello del mondo e allora non riconoscerlo più e dimenticarlo sarebbe grave come non riconoscere più e dimenticare di colpo tutte assieme, nel giro di un istante, ciascuna delle cose belle che ricordo, sarebbe grave come dimenticare le passeggiate al parco i primi giorni di primavera, la paura delle processionarie, mia nonna che ascolta Lucio Dalla la mattina mentre prepara la colazione, mia madre che piange guardando i funerali di Lady Diana, il lungomare di Nizza o i tramonti su Trieste, il piacere di fumare le sigarette sensate e non quelle giusto per ammazzare il tempo, il piacere di bere l’acqua fredda quando si ha davvero sete, il mare il pomeriggio tardi, la paura di camminare sugli scogli, l’odore della pelle abbronzata, la sabbia che rimane sul fondo della doccia, l’odore di balsamo nei suoi capelli che si sparge per tutta casa, tutti gli alberghi e gli ostelli e i ripostigli di merda in cui ho dormito, tutti dal primo all’ultimo, le chiavi delle stanze degli alberghi, tutte le scrivanie delle stanze degli alberghi, tutte le finestre con vista degli alberghi in cui sono stato, la mattina presto a Milano, le edicole aperte di notte a Bologna, i presagi continui nell’aria della sera in Spagna, i fari dei taxi riflessi nelle pozzanghere sulle strade dell’Inghilterra, le mie scarpe preferite, lo spazzolino che passa sui denti, il mio posto sul pullman, le autostrade, il primo capitolo di Body Art di Delillo, Charlotte Gainsbourg, i dischi di Nick Cave, i film di Carax e di Fassbinder, la Trilogia dei colori, L’amore il pomeriggio, fare l’amore il pomeriggio, il rumore che fa la palla quando la colpisci di collo pieno, la sensazione di onnipotenza e di perfezione assoluta di quando colpisci la palla di collo pieno, gli abbracci lunghi, gli abbracci inaspettati, i nubifragi ad agosto, fare la spesa, andare al mercato, comprare l’agenda, il mio cane che mangia i fiori, la testa sotto l’acqua, tuffarsi nell’acqua, guidare, arrivare da qualche parte, disfare la valigia, l’odore del bucato, le unghie corte, le città di porto, la focaccia genovese, Genova, Livorno, Torino, il traffico di ottobre, tornare a casa la sera di ottobre, ottobre, trovarsi in sintonia mentre si suona, trovare la nota giusta, accorgersi che una cosa sta venendo bene nel momento esatto in cui sta venendo bene, passare le dita sulla carta, allungare la strada per far finire la canzone, contare qualcosa, tirare fuori tutte le cartacce dal portafogli, la chiesa di Santa Prassede, i cornetti caldi, fare colazione, la marmellata, le crostate, incollare i pezzi di una tazza rotta, il rumore dei tacchi sull’asfalto, le cose imperfette o lise, pentirsi di inviare un sms un istante dopo averlo inviato, il brivido di leggere la risposta, fare una battuta che fa ridere tutti, uscire fuori a prendere aria ai concerti, quando attacca la batteria nelle canzoni belle, finire di imbiancare una stanza, inzuppare un biscotto nel tè fino al momento esatto in cui sta per rompersi, stoppare con il piede le cose che cadono, appoggiarsi al termosifone quando fa freddo, parcheggiare male la macchina e non trovare nessuna multa al ritorno, il tabaccaio che sa già che sigarette fumi, scottarsi la lingua col cappuccino, la sensazione dei capelli sciolti sulle spalle, le palpatine veloci, quelle lente, le ciglia che si toccano, aspettare che gli occhi della persona con cui stai dormendo si aprano la mattina, vedere quegli occhi come prima cosa, riconoscere il momento, i tuoi occhi quando mi vedi arrivare, i tuoi occhi quando mi vedi andar via, i tuoi occhi e basta, il rossetto rosso sulle sigarette delle donne, andare per la prima volta sott’acqua con la maschera, la scopata peggiore, la prima volta che metti la quinta,  riconoscere qualcuno di spalle in mezzo alla folla per come si tocca i capelli, cercare di non farti mai annoiare, farti annoiare sempre, le lingue che si sincronizzano per la prima volta, fantasticare sui nomi dei nostri figli, riconoscere quando si sta imparando a fare qualcosa, averla imparata, dimenticare di averla imparata, imparare a buttare via l’aria dal corpo sott’acqua, salire su un aereo per la prima volta e capire che tutto non ha forma ma che la sua forma è bellissima da ogni prospettiva, la voglia improvvisa di fare l’amore, darsi gli appuntamenti per fare l’amore, le emozioni degli altri, seppellire qualcuno ma sentirlo parlare negli altri, la bellezza delle cose piccole, la sensazione che tutto sia vero e comune, vero e comune, piangere ai funerali, ritrovarsi dopo anni, mordere una mela, accompagnare qualcuno in aeroporto, fare la strada per l’aeroporto senza l’angoscia di dover essere io a salire sull’aereo, tornare a Roma, Termini la notte d’estate, la luce di Roma verso le nove di sera a luglio, camminare sulla ghiaia, ruttare, tamburellare con le dita sul volante, io e mio padre a casa che ceniamo mentre mia madre è in ospedale e sta per nascere mia sorella, il terremoto la notte che è nata mia sorella, la prima volta che ho visto mia sorella, le capanne fatte con le lenzuola da bambino, quando mi hanno detto che mio fratello non era mio fratello e ho risposto che vuol dire?, i calzini persi, tutti, mio zio che mi chiede se voglio il caffè d’orzo, gli alberghi, gli alberghi e ancora gli alberghi, l’odore dei paesi, i dialetti, fermarsi a pisciare negli autogrill, viaggiare di notte, mio padre che fuma in macchina, mio padre che chiede informazioni per trovare le strade, quando mia zia si è tolta il neo dalla faccia e le ho detto adesso non sei più Paola, l’odore di cloro addosso dopo la piscina, gli zigomi, far cadere il telecomando, le clavicole, lo sterno sporgente che hanno alcune donne.
Dimenticare di colpo tutte assieme, nel giro di un istante, tutte queste cose belle, sarebbe meno grave che dimenticare com’è fatto il tuo viso.

 

Grazie a Irene Forti e Alessandro Grassi per aver contribuito a scrivere questo lungo elenco di cose belle.

Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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