A/Ritroso fotogrammi di (cine) memoria: Tim Burton
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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A/Ritroso fotogrammi di (cine) memoria: Tim Burton

In attesa di essere vampirizzati dall’ultimo film di Tim Burton, riportiamo alla memoria la nostalgia di Ed Wood.

L’immagine vampiro e della nostalgia Fifties in Ed (Burton) Wood

In attesa di essere vampirizzati dalle immagini stile pop-art dell’ultimo film di Tim Burton, Dark Shadows – ombre espressioniste emanate in controluce dai primi (coloratissimi) Seventies-, riportiamo alla memoria un’altra nostalgia, quella elegiaca (in bianco e nero) degli anni ‘50 di Ed Wood (1994). Biopic sulla vita di Edward D. Wood jr, (interpretato dall’attore/feticcio di Burton, Johnny Depp), definito il peggior regista della storia del cinema, celebra la fascinazione romantica e ingenua del fenomeno dei B-Movies.

A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare non è Depp/Wood (in modo inequivocabile l’alter ego del regista californiano) il vero protagonista del film di Burton, ma Bela Lugosi, personaggio tragico che attraversa come uno zombie gli sgangherati set cinematografici di Wood. Interpretato con affezione commovente da Martin Landau (che vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista), Bela è un junkie morfinomane; un tossicodipendente con il braccio tumefatto e infettato dagli aghi. La sua sorte è segnata in partenza come quella di Dracula, il personaggio alter ego che lo ha reso immortale, destinato a giacere per l’eternità in quella bara dark in cui Ed lo ri-conosce la prima volta. L’ombra del passato lo perseguita in maniera ossessiva; una follia non così diversa da quella decadente e macabra che si impossessa della diva Norma Desmond/Gloria Swanson nel capolavoro gotico di Billy Wilder (Sunset Boulevard). Lugosi sopravvive, invece, in un anonimo villino alla periferia di Los Angeles (solo in compagnia dei suoi fidi animali domestici chiamati creatures of the night) rivedendo i suoi vecchi film e mimando i suoi stessi gesti colti dallo schermo, risucchiato completamente dal suo perturbante doppio vampiresco.

Ed Wood si nutre di quel cinema della nostalgia, prodotto esemplare dell’estetica post-modernista, mostrandoci un passato-simulacro come quello dei Fifties radicalmente diverso dall’immaginario edulcorato e ipocritamente falso creato dal reaganismo (e in fondo mai rinnegato dalla cultura mainstream statunitense). La poetica di Tim Burton è sempre in profonda empatia con l’alterità dei “suoi” mutanti, fantasmi o reietti, dai corpi deformi e dalle menti perverse: da Edward al Pinguino, da Joker a Ed Wood, da Beetlejuice a Lugosi, fino a Sweeney Todd.

C’è un momento del film di Burton in cui tutto ciò si condensa: la sequenza in cui Lugosi si accinge a combattere una gigantesca piovra di gomma in un piccolo stagno. È notte, la piovra è stata trafugata dalla troupe ai Larchmont Studios. Il regista al momento di riprendere la scena si accorge che alla piovra manca il motore per avviare il movimento meccanico dei tentacoli; Lugosi (che si è appena iniettato una dose di morfina) dovrà arrangiarsi agitando lui stesso i tentacoli. In questa situazione, a dir poco ridicola, l’ex divo “strafatto” si lascia andare a un flusso di ricordi-ossessioni che rendono la scena ancor più tragicomica. Wood, sempre con maniere garbate e rispettose, lo riporta alla dura realtà ricordandogli che in quella notte di lavoro dovranno girare almeno venticinque scene. Bela, scusandosi, si getta in acqua lottando e urlando contro il mostro marino, ma quella che vediamo è in verità la lotta senza fine con i propri mostri/fantasmi. Queste immagini, che oscillano in maniera sublime tra il ridicolo e il tragico, forse sono il più sentito omaggio a quel piccolo mondo Altro, tanto amato da Burton, fatto di B-movies, sotto-cultura horror/sci-fi, drive-in, pulsioni adolescenziali, battaglie con i pop corn, dischi volanti e mostri di plastica.

Vincenzo Tauriello
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