Fino al 24 giugno sarà possibile osservare la Sacra Sindone, il sudario che avrebbe avvolto Gesù Cristo dopo la morte. Tutti fanno i salti di gioia, noi la parte dell’avvocato del diavolo.
Osservare da vicino la Sacra Sindone, il sudario che secondo la tradizione cattolica avrebbe avvolto il corpo di Gesù Cristo dopo la morte, è tra i sogni di qualunque cattolico, anche in previsione del Giubileo del prossimo dicembre. È bene arrivarci preparati e con la coscienza apposto.
L’ostensione, il termine ufficiale che indica l’esposizione pubblica della Sindone, si tiene al Duomo di Torino e stando alle parole del direttore generale della manifestazione sacra Maurizio Baradello: «Entreranno duecento persone ogni quindici minuti, ottocento l’ora». Mica male per non essere un concerto degli U2.
Sembra strano che in soli tre giorni un lenzuolo di lino abbia potuto assorbire tutta “l’essenza” di Cristo, ma vediamo come la scienza cattiva abbia messo i bastoni fra le ruote a Papa Pio XI a Papa Giovanni Paolo II, tra i pochi papi ad aver riconosciuto la Sindone come reperto autentico delle atrocità subite da Gesù portate sullo schermo in maniera esemplare da Mel Gibson nel film La Passione di Cristo.
1. Esame del Carbonio 14
Nel 1988 tre gruppi di studiosi dell’università di Oxford, Tucson e Zurigo, hanno sottoposto il Telo alla tecnica radiometrica del Carbonio 14, pubblicando poi i risultati su Nature, la più importante rivista scientifica al mondo.
I risultati dell’indagine scientifica hanno datato la Sindone approssimativamente in un anno compreso tra il 1260 e il 1390. Circa milletrecento anni dopo la morte di Gesù.
Quindi Cristo avrebbe dovuto vivere più di Matusalemme, il nonno di Noè che arrivò a 969 anni, ma inspiegabilmente questa è anche la data che la Chiesa Cattolica prende per buona.
Il Prof. Giulio Fanti dell’Università di Padova non ha dubbi:«Le datazioni che sono state fatte nel 1988 non sono attendibili. La Sindone è del 33 d.C. anche se questa è una verità scomoda»
Non sarà il caso del Prof. Fanti ma tantissimi scienziati in cerca di notorietà hanno provato a smontare i risultati del 1988, per non parlare poi delle teorie di complottisti cialtroni degne del peggior Dan Brown. Nonostante tutto l’esame del Carbonio 14 rimane la prova scientifica più accreditata (qui trovate un buon resoconto di tutte le polemiche e le contro-polemiche).
2. Le tracce ematiche
Nel 1973 i dottori G. Frache, E. Mari Rizzati e E. Mari facevano parte di una commissione scientifica nominata da tale cardinal Michele Pellegrino che prelevò due fili di tessuto della sindone per analizzarne le tracce di sangue. Risultato: nessun globulo rosso presente né emoglobina, mentre le tracce di granuli di materiale colorante c’erano eccome.
I due scienziati però misero subito le mani avanti: «La risposta negativa fornita dalle analisi condotte non ci permette di dare un giudizio assoluto dell’esclusione della natura ematica del materiale esaminato».

Un fotogramma tratto da La Passione di Cristo. Mel Gibson è convinto che la Sindone sia piena di sangue. Ne sono sicuro.
La chiesa fece di tutto per trovare qualche altro scienziato meno “confuso”. Ovviamente poi vennero trovate anche le tracce di sangue.
3. Il tessuto
Qualunque archeologo del ramo potrà dirvi che tutte le sindoni del I secolo conosciute fino ad ora sono diverse da quella di Torino per tessuto, tessitura, torcitura del filo e disposizione intorno al corpo.
Questo significa che tra tutti i reperti scovati non è stato trovato nemmeno un esemplare di tessuto completamente compatibile con la Sindone.
Ciao.
Quindi Gesù aveva una Sindone diversa da tutti gli altri? Che diamine stiamo parlando del figlio di Dio!
4. Il calcolo delle probabilità
Nel 1902 il professore di anatomia comparata alla Sorbona di Parigi Yves Delage, presentò i risultati di un suo studio nel quale dimostra che la probabilità che la Sindone non fosse il lenzuolo funebre di Gesù era inferiore a 1 su 10 miliardi.
Sulla base di questi dati Bruno Barberis, docente dell’Università di Torino e attuale direttore del Centro Internazionale di Sindonologia, diede il suo contributo arrivando a dire che la probabilità che l’uomo avvolto nella Sacra Sindone non corrispondesse a Gesù Cristo in persona si abbassavano a 1 su 200 miliardi. Dello stesso parere era Tino Zeuli, il suo predecessore al Centro Internazionale di Sindonologia.
Statisticamente quindi Gesù di Nazareth era l’unico capellone del suo tempo.

