Il legame tra Facebook e la tristezza
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il legame tra Facebook e la tristezza

Facebook è come i soldi: serve a tutti anche se non lo si vuole ammettere; nessuno sa cos’è veramente; la gente pensa solo a quello; se ne vuole sempre di più e fa gola soprattutto ai disonesti. Diffidiamo di chi sostiene di essere disinteressato ai soldi perché superiore, perché ci sono altre cose importanti nella […]

Facebook è come i soldi: serve a tutti anche se non lo si vuole ammettere; nessuno sa cos’è veramente; la gente pensa solo a quello; se ne vuole sempre di più e fa gola soprattutto ai disonesti. Diffidiamo di chi sostiene di essere disinteressato ai soldi perché superiore, perché ci sono altre cose importanti nella vita (ma da quando?), e allo stesso modo diffidiamo di chi sostiene di essere disinteressato a Facebook perché superiore, perché ci sono altre cose importanti nella vita (ma da quando?). Ma i soldi, come sa bene chi ne ha pochi, non fanno la felicità. Neanche Facebook fa la felicità. Nessuno ci credeva ma ora scopriamo che è proprio così: quando Facebook stimola la nostra tendenza a comparare noi stessi alle altre persone, ecco che coliamo a picco verso la tristezza, guardiamo per terra in silenzio e pensiamo a quanto fa schifo la vita. Fino a quando ci ostineremo a considerare Facebook come una rassegna in continuo aggiornamento di erbe dei vicini, non avremo alcuna nessuna speranza.

I risultati degli studi condotti, in tempi recenti, sulla relazione che intercorre fra l’individuo e le interazioni sociali da questo intraprese online, suggeriscono risultati piuttosto intuitivi: le variazioni dell’umore indotte dall’attività social di qualcuno, dipendono da come si connota la medesima attività social. L’esempio dell’articolo in esame (Here’s an Explanation for the Connection Between Facebook and Unhappiness, pubblicato su Science of Us) è elementare (e contiene implicitamente un saggio consiglio): se si fa uso di Facebook in virtù degli inviti alle feste e dei raduni delle medie, è più facile che se ne esca con in tasca un valore aggiunto – questo per chi ha avuto una preadolescenza felice alle scuole medie, cioè quasi nessuno. Se si passa il prezioso tempo dedicato ai social networks a guardare le foto della propria o del proprio ex, è facile che la socialità virtuale comporti solo problemi. Facebook è la nuova Tv anche soprattutto in questo senso. È tutto nelle nostre mani: come consigliavano in tempi non sospetti i grandi teorici della Tv, se ti guardi soltanto la Champions League, la Tv non ti fa male – per i tifosi della Roma questa massima fa eccezione.

 

Giordano Nardecchia
Nato a Roma l’11 Ottobre 1988, ha un inglorioso passato e uno scoraggiante presente da musicista, da giornalista e da blogger. Poco importante che abbia una laurea. È autore del blog a quattro mani Sergio&Peppe; collabora dal 2013 con DUDE MAG e dal 2015 con Melty.
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