Il quinto episodio di Avatar (ed altre storie)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il quinto episodio di Avatar (ed altre storie)

Almanacco del weekend – Cose di cui potreste parlare durante i giorni rossi del calendario.

Cose di cui potreste parlare durante i giorni rossi del calendario.

 

James Cameron ha scritto il quinto episodio di Avatar Ogni anno che passa James Cameron aggiunge un tassello alla saga di Avatar. Anche se ha girato solo il primo capitolo, il regista sta lavorando alacremente con un team di sceneggiatori alla stesura dei capitoli successivi dell’universo Avatar, e stando alle parole di James Horner, compositore delle musiche di Titanic e dello stesso Avatar, sembra che Cameron abbia già «quattro sequel, ma si sta sta sforzando di condensarli in tre film». Io mi fido.

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Le stupende pubblicità vintage delle compagnie aeree – C’è stato un tempo in cui l’aereo, inteso come mezzo di locomozione, era appannaggio di una ristretta cerchia di persone, periodo che dal secondo dopoguerra è durato più o meno fino all’avvento dei voli low-cost, quelli dove ci salgono le persone che indossano le infradito. La rivoluzione nella comunicazione delle compagnie aeree però avvenne alla metà degli anni sessanta, quando il design entrò prepotentemente negli aerei e nelle forniture, oltre che nelle sale d’attesa degli aeroporti. Tutto doveva essere funzionale a trasportare il passeggero nel futuro, oltre che in un altro paese. Per questo tra gli anni ’60 e ’70, in piena “Jet Age”, moltissime compagnie chiamarono alcuni tra i designer più famosi per rifarsi l’immagine aziendale. Quaranta anni dopo, l’identità e l’immagine dei vettori aerei dell’epoca sono state oggetto di una bellissima raccolta di Matthias C. Hühne nel suo libro Airline Visual Identity 1945-1975, edito da Callisto.

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Perché andare al cinema (e fare altre cose) da solo – Siete mai usciti da soli con voi stessi? Nessun problema sulla scelta del film da vedere, sul ristorante in cui mangiare, nessun convenevole. Un appuntamento perfetto. Ma non è così per tutti: c’è chi all’idea di sedere in una sala cinematografica da solo sente la tachicardia aumentare a dismisura. Paura di non divertirsi? Non esattamente. E l’hanno spiegato bene in un articolo Rebecca Ratner e Rebecca Hamilton dell’Università del Maryland e della Business School di Georgetown.

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Playground – Tutti siamo stati bambini. Chi più tempo fa, chi più recentemente, chi lo è per sempre. E tutti noi abbiamo giocato fino ad addormentarci sul divano appena rientrati in casa con le scarpe sporche di terra e i vestiti sgualciti. James Mollison ha realizzato in questi ultimi anni un progetto fotografico legato proprio all’infanzia e ai luoghi di gioco. Girando per il mondo – Norvegia, Giappone, Kenya, ecc ecc – James ha fotografato tutti i campetti in cui i bambini passano i loro momenti di svago notando che il gioco, dopo tutte le distanze, rimane sempre lo stesso. 

 

Questa puntata dell’Almanacco del Week End è offerta da: Elena Fortunati, Dario Chimenti.

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