Poco più di un mese fa abbiamo pubblicato le prime pagine di Fight Club 2, la graphic novel di Chuck Palahniuk che farà da sequel al romanzo uscito nel 1996.
Sono passati quasi vent’anni dal mantra di Tyler Durden «Non abbiamo né la grande guerra né la grande depressione», eppure nonostante questo migliaia di ragazzini continuano ad appendersi in camera il poster del film interpretato da Edward Norton e Brad Pitt, credendo di essere affetti da DDI* e sognando combattimenti clandestini che possano portare alla costruzione di un piccolo esercito volto a sovvertire il sistema. Ma cos’è cambiato realmente in America dal 1996 ad oggi?
Vediamo la situazione dopo più di un decennio vissuto tra guerra e crisi economica, con lo spettro del terrorismo che è diventato una presenza costante per gli statunitensi e con il boom delle vendite di sapone artigianale.
Pillole per l’insonnia
Il dottore di Jack non voleva prescrivere al suo paziente nessun medicinale che gli permettesse di combattere la sua insonnia cronica. Cosa pensano i medici ora di questo tipo farmaci?
«Non amiamo somministrarne per troppo tempo, ma l’Ambien e il Sonata vanno bene per provare a risolvere i problemi in un breve periodo, anche se poi dipende da dottore a dottore. In ogni caso per una prescrizione di corta durata non ci sono problemi, ma molti preferiscono non far prendere questo tipo di medicinali per un lungo lasso di tempo».
Roy H. Lubit – MD-PhD, Psichiatra Forense
Numero di medicinali contro l’insonnia prescritti negli USA:
1999: 5.300.000
2012: 60.000.000
Vibratori
In Fight Club Jack viene trattenuto all’aeroporto dopo che un vibratore viene trovato acceso nel suo bagaglio («Usate sempre l’articolo indefinito un dildo, mai il suo dildo»). Certamente i controlli ora sono più serrati e i problemi di sicurezza ben altri, ma possiamo nel duemilaquindici portare a bordo senza problemi siffatti oggetti del piacere?
«Molti vibratori sono dotati di una sicura per i viaggi e quindi è difficile che si accendano per caso.
Raccomandiamo ai nostri clienti di usare questa funzione per evitare spiacevoli inconvenienti.
Infatti, nel caso si attivasse, il vibratore potrebbe funzionare per un intero volo. Quelli ricaricabili possono durare per oltre tre ore.»
Pamela Doan – Ufficio stampa di Babeland (ditta di sex toys)
«Chi vuole viaggiare con il suo vibratore è più che benvenuto, deve semplicemente passare dei controlli di routine. Una volta effettuati e assicurato che l’oggetto non è fonte di pericolo gli è permesso di salire.»
Brandon – Sicurezza Aeroportuale
Persone arruolate nella task-force antiterrorismo FBI:
1996: 33 persone arruolate nell’antiterrorismo; ~1.000 agenti.
2015: >100 persone arruolate nell’antiterrorismo; 3.900 agenti.
Ufficio
Jack simula un’aggressione all’interno dell’ufficio del suo capo approfittando della porta chiusa. Nella scena le tende sono tirate e non ci sono telecamere di sicurezza. Come si svolgerebbe oggi questo frame?
«Oggi gli uffici sono prevalentemente spazi aperti. La versione degli anni novanta è passata da una struttura gerarchica a una più “comune”.
Sono cambiate un bel po’ di cose dall’ufficio di Fight Club. Per esempio ora quello del capo di Jack sarebbe molto più piccolo, se non inesistente. Senza tenere conto che gli uffici moderni tendono a non avere tende, rendendo l’ambiente più trasparente. Probabilmente la lotta sarebbe avvenuta in una area comune, o in una sala riunioni.
Inoltre se la compagnia ottimizzasse al meglio le risorse destinerebbe l’ufficio del Jack della situazione ad un altro dipendente che non viaggia così spesso. Nel 2015 le interazioni di Edward Norton con il suo boss sarebbero per lo più via Skype o email, e in ogni caso se tornasse in sede lo incontrerebbe in una stanza per i dipendenti qualsiasi. Insomma il suo capo oggi non avrebbe nemmeno necessariamente un ufficio, quindi probabilmente sarebbe tutta un’altra storia.»
Patrick Daurio – Architetto, Master presso Rice University, Texas.
Numero di negozi IKEA nel mondo:
1996: 111
2015: 336
Sapone artigianale
Tyler si presenta a Jack come dirigente della Paper Street Soap, società che fabbrica sapone utilizzando grasso di scarto delle liposuzioni e che in seguito vende il prodotto finito ai reparti di cosmetica. Se Tyler provasse a intraprendere questo business ora, ce la farebbe?
«L’esplosione di internet ha cambiato le regole del gioco. Reperire ingredienti è molto più facile, basta fare qualche ricerca online e il gioco è fatto: una volta richiedeva molto più tempo.
Bisognava scavare a fondo, andare a fiere e manifestazioni, effettuare molti meeting con fornitori di materie prime e sfogliare innumerevoli cataloghi. E sto parlando di dieci anni fa, figuriamoci venti quando accendere un pc e leggere “Buongiorno, hai una nuova e-mail”, era un’assurda novità. Le cose che dovevi cercare in cinquecento pagine ora sono disponibili in dieci click, non c’era nulla come uno store online.
Forse la compagnia di Tyler non avrebbe così successo: dovrebbe affrontare decine di persone che fanno la stessa cosa.
Dieci anni fa avere un concetto interessante era una cosa interessante in sé… ora ci sono milioni di persone che fanno milioni di cose.»
Daniel Grunes – Proprietario di Taproot Organics, Sapone 100% vegano.
Numero di Starbucks:
1996: 1015
2015: 21366
Disturbo Bipolare
Ed eccoci ad uno dei punti chiave di Fight Club, quello che non è cambiato poi di molto negli ultimi vent’anni.
Il disturbo bipolare è rimasto uno dei punti più caldi e controversi tra gli psicologi. Molto è stato discusso e molti confronti sono stati effettuati, ma ancora oggi si dibatte delle possibili cause. Ci sono due punti di vista: un gruppo sostiene che il DDI sia dovuto ad un trauma infantile, mentre gli altri pensano che sia dovuto all’influenza dei media (The United States of Tara, Fight Club) o dei terapisti stessi. Ma perché questo dibattito è così inconclusivo?
«Secondo la mia opinione il dibattito sta durando così a lungo perché coloro che aderiscono al cosiddetto modello sociocognitivo, quello che suggerisce che i pazienti possano essere affetti da DDI solo in seguito a suggestione dei terapisti o per l’influenza dei media, sono scienziati accademici che non hanno esperienza clinica o sperimentale di lavoro con persone affette da Disturbo Dissociativo dell’Identità.
La ricerca con neuroimaging sul DDI dimostra fortemente che il vero DDI non può essere simulato o stimolato. Inoltre c’è il problema di determinare il grado di coinvolgimento personale di coloro che negano la validità della diagnosi e dell’eziologia della DDI, che sono anche quelli che negano gli effetti disastrosi sulla mente degli abusi minorili, inclusi gli abusi sessuali e l’abbandono.»
Dr. Onno Van Der Hart – Ph.D., Psychotraumatologist, Professore presso University Utrecht
«La concezione che una persona possa ospitare personalità multiple o identità che emergono come un meccanismo di difesa per affrontare un trauma è profondamente insita nella pubblica immaginazione e nella cultura popolare.
Non c’è allora da meravigliarsi se alcuni pazienti particolarmente vulnerabili – i cui terapisti attingono a questa credenza comune e usano tecniche suggestive per indagare, talvolta creare, esperienze traumatiche che secondo loro sono profondamente represse – arrivino a pensare che i loro multipli e sconcertanti cambiamenti di umore e i problemi che affrontano nella vita quotidiana possono essere attribuiti alla presenza di un Io dissociato o frammentato.
È interessante notare come alcuni pazienti a cui è stato diagnosticato il disordine dissociativo di identità non mostrino sintomi chiari di questo disturbo prima della psicoterapia, ma arrivino in terapia con altri problemi, come depressione, ansia, abuso di sostanze, e spesso gravi disordini di personalità di lunga data.
Solo dopo la terapia cominciano a pensare a sé stessi come “dissociati”.
Sebbene i ricercatori abbiano trovato alcuni gradi di associazione tra esperienze traumatiche e dissociazione, la forza dell’associazione è spesso non particolarmente significativa, e il collegamento tra il trauma documentato e la dissociazione è spesso debole o non sempre documentabile negli studi che seguono i pazienti nel tempo.
Ad esempio, studi che non si basano sul ricordo spontaneo di eventi dell’infanzia, ma piuttosto su casi corroborati di abuso minorile, trovano spesso un collegamento meno che convincente tra il trauma e la dissociazione. Questo non è per dire che alcune persone non si comportino come se possedessero identità separate – infatti arrivano a questa convinzione, spesso durante la loro terapia – è solo per dire che nonostante le apparenze è difficile che sia veramente così.»
Dr. Steven Jay Lynn – Ph.D., ABPP (Clinica Forense), Professore presso SUNY, Binghamton University
E mentre il dibattito continua, una percentuale che si aggira tra l’1 e il 3% della popolazione dice di soffrire di DDI, affermando di affrontare fino a dieci diverse personalità.
Che dire, forse in Fight Club 2, incontreremo Tyler Durden per intero.
*DDI → Disturbo Dissociativo dell’Identità.
Articolo originale: What’s changed since Fight Club: Terrorism, vibrators, soap

