«Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?»
“Apocalisse” 6:12-17
Tenuto per mano dal capostipite della Pop Art in persona, David LaChapelle ha puntato per circa venti anni i suoi riflettori sulle grandi stelle di Hollywood. Ha immortalato le loro apparenze, l’eccesso, la fama grazie ad alcune importanti riviste come Interview che l’hanno voluto come fotografo ufficiale. Lo show business con piacere si esibiva di fronte a lui vestito a festa, lasciandogli il potere di decidere della propria immagine. Come ballerine del Teatro della Scala, tutte le grandi celebrità si sono inchinate di fronte a lui chiedendo un ballo: Cameron Diaz, Naomi Campbell, Michael Jackson, le Kardashian e Sir Elton John. Fino a quando, agli occhi di LaChapelle, il sole di Hollywood divenne nero come sacco di crine e la luna diventò tutta simile al sangue.


Il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica a lui la stagione estiva con l’esposizione di circa cento tra le sue opere più famose in una mostra dal titolo Dopo il diluvio, incentrata soprattutto sul periodo successivo all’abbandono delle copertine.
Entrando nelle sale, sono presentati al pubblico romano i lavori della serie Jesus Is My Homeboy, le nature morte di Earth Laughs in Flowers, il progetto Negative Currency. La vasta quantità di fotografie esposte permette di attraversare facilmente ogni fase artistica vissuta dopo la lunga pausa trascorsa su una delle isole delle Hawaii per allontanarsi volutamente dall’ambiente mondano dell’America delle esuberanze.


La vena creativa eccessiva e barocca di David LaChapelle trasuda in ogni inquadratura e in ogni scelta cromatica – anche quando il silicone delle star non occupa la scena – senza disturbare l’occhio. Ogni opera è legata ad un’altra tramite un filo conduttore che è nella mente di questo artista contemporaneo che di quello show business ha subito le influenze in modo negativo e positivo. Ed è proprio nell’osservazione degli scatti legati al progetto che alla mostra dà il titolo, Dopo il diluvio, che tutto il pensiero di LaChapelle, racchiuso in quelle saturazioni sovrabbondanti e nelle luci decisamente poco soffuse, si esprime al meglio.

Lo scatto immortala la sala di un museo allagata, con i dipinti ancora ben ancorati alle pareti che si riflettono nell’acqua, ed è strettamente legato alla serie realizzata in precedenza, Il Diluvio. Creato nel 2006, lo scatto rappresenta l’apocalisse. Dopo un periodo nello stesso anno trascorso nella capitale italiana e una visita privata alla cappella Sistina, il fotografo ha cercato di ricreare la sua personale visione di un giudizio universale contemporaneo.
Clicca sull’immagine per ingrandire
Il Ceasar Palace sullo sfondo, decadente ma con le luci al neon ancora illuminate, Amanda Lepore nuda e sdraiata su una zattera fortuita, l’acqua che invade lo spazio in modo impetuoso, insegne di Gucci, Starbucks, e Burger King che si intravedono sulla scena apocalittica e uomini palestrati e donne sui tacchi a spillo che cercano la salvezza e il perdono da quel Dio che li sta giudicando. La composizione della foto riprende esattamente quella del Diluvio di Michelangelo Buonarroti del 1509 e lo studio di ogni posa dei personaggi in scena prende spunto da questo grande affresco dell’artista italiano.

Il mondo in cui il fotografo ha vissuto per decenni viene messo a dura prova nella fatidica resa dei conti, e il denaro e la bellezza fisica non bastano per meritare un posto in Paradiso (perché il Paradiso non è di certo Hollywood). Con tocco ironico e glamour, LaChapelle mostra volti terrorizzati e arresi di fronte alle questioni esistenziali più profonde. Dopo il diluvio, realizzato esattamente un anno dopo, è l’epilogo di questo immenso scatto biblico. L’acqua meno tempestosa, è arrivata la calma sul set. Il genere umano con i suoi vizi ha portato con sé negli abissi tutte le bellezze del mondo, comprese le grandi opere d’arte. Ma quelle statue e quei quadri all’interno del museo non sembrano risentire di questo giudizio universale appena avvenuto. Loro sono straordinariamente belli comunque. Incolumi, mostrano ancora il loro splendore. Il loro marmo, i loro colori non sono mutati. Loro si rispecchiano in nell’acqua come Narciso, amplificando ancora di più la forza visiva. I due progetti fotografici sembrano identificare artisticamente al meglio la scelta del fotografo americano di allontanarsi dal jet set per bussare al mondo delle gallerie e chiedere venia. Perché l’arte non risente del tempo e neanche del giudizio universale: è immortale.
Vedere in questa scelta di allontanamento un pentimento da parte dell’artista per quegli anni passati a immortalare star per il consumo d’immagini commerciali, è superficiale. La critica nei confronti dello star system è stato un tema costantemente presente nei lavori di LaChapelle. Sembra dunque solo essere arrivata, in quel 2006, la consapevolezza di non voler più incrementare questo processo per dedicare la propria ricerca all’arte senza rinunciare alla propria anima popolare.
David LaChapelle. Dopo il Diluvio
30 aprile – 13 settembre 2015
Curatore Gianni Mercurio
Coproduzione Azienda Speciale Palaexpo, Madeinart, David LaChapelle Studio.
Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194 00184 Roma
