PERICOLO CADUTA SPOILER
C’è a chi le migliori idee vengono a bordo water e a chi, come Moffat e Gattis, su un treno Cardiff-Londra. Di ritorno dal set di una puntata di Doctor Who hanno pensato infatti a quella che ritengo una delle serie più fighe degli ultimi anni.
Il concetto in sé non era così difficile: scrivere un telefilm su Sherlock Holmes. Ma con in piazza i film con Downey Jr. ed uno show come Elementary ben avviato essere originali non era facile.
Invece i due hanno tirato fuori dal cilindro un’idea a dir poco geniale: lasciare nella nebbiosa epoca vittoriana i vecchi vestiti di Sherlock, la sua pipa e la parlata stramba, «Elementare, mio caro Watson», e donare al detective un volto nuovo, uno smartphone e dei cerotti contro il fumo.

Per farlo hanno liberato il personaggio dai vecchi pregiudizi, presentandolo come uno squinternato detective proveniente da una famiglia agiata. Hanno giocato con le nuove regole della società, facendo ad esempio molte allusioni sulla possibile omosessualità dei due e reso il telefilm appetibile anche a chi non ha mai letto le storie di Doyle.
A proposito dell’ambigua natura sessuale dei due personaggi Moffat ha precisato: «Come nelle storie originali non c’erano indicazioni riguardo l’asessualità di Holmes, o secondo altri la sua omosessualità, così il personaggio declina le attenzioni femminili solo perché le ritiene una distrazione. È semplicemente una scelta di vita monacale, ben diversa dalle congetture della gente».
Nonostante le dichiarazioni, gli autori giocano molto con ambiguità e allusioni sulla possibile relazione tra i due protagonisti, anche se in realtà nelle sue opere Doyle presenta il rapporto tra Sherlock e Watson come una grande amicizia, l’incontro tra due solitudini, due vuoti.

Ma il punto di forza della sceneggiatura è proprio questo: traslare il mondo vittoriano al ventunesimo secolo, con tutti rischi che questa scommessa comporta. Moffat affronta nuovi temi che riflettono le ingiustizie e i problemi della società attuale.
Altro esempio: il fatto che l’universo di Sherlock non è più solamente maschile. Nel telefilm c’è più di una donna con un ruolo chiave, come Mrs Hudson, la proprietaria di 221B Backer Street e Molly Hooper, medico patologo che ospita gli esperimenti di Sherlock. Come pure nell’episodio Uno studio in rosa, dove John riporta simbolicamente il terrore della guerra a Londra come si può vedere dai primi secondi di questo trailer e nel corso della puntata attraverso i suoi incubi e flashback.
L’idea del conflitto, le immagini di attentatori suicidi per le strade di Londra ravvivano la paura degli spettatori che nel ventunesimo secolo vivono costantemente con queste fobie, portando così da subito il telefilm negli occhi e nelle menti di tutti, non solo di coloro che conoscono le storie originali.
Sherlock valorizza ogni personaggio, in particolare non passa inosservato Moriarty che da semplice nemesi del detective diventa componente essenziale della serie: mentre Doyle aveva creato il nemico con il solo scopo di uccidere Holmes, quello del telefilm ha un ruolo fondamentale nel forgiarne il carattere e le intuizioni.
Sherlock rimane per lo più fedele all’originale, combinando una parte bizzarra ad una più razionale-scientifica, senza tralasciare ovviamente quella intuitiva, sviluppata con l’aiuto della tecnologia.
Ma anche qui c’è un sottile lavoro degli autori che fanno cambiare il ruolo della scienza, che al contrario del libro svolge una parte molto più relativa in chiave narrativa.
Mentre Doyle presenta il detective come precursore di un’epoca sempre più orientata alla tecnologia, nella serie, oltre a sminuirne leggermente l’importanza, si smaschera la doppia natura della modernità.
Infatti non solo esserne quasi drogato rende Sherlock un emarginato sociale, ma così come la pura razionalità uccide l’uomo, così l’uso costante della tecnologia, oltre a fare in modo che le persone siano più vicine e sicure, rende quasi effimera la privacy con i sistemi di sorveglianza continua.
Comunque la grande differenza tra lo scritto il telefilm è fondamentalmente una. Doyle creò il detective per dare vita ad un mondo migliore, mentre gli autori di Sherlock usano la figura dell’investigatore per dare vita a un uomo nuovo.
In Uno studio in rosso lo scrittore racconta l’inizio del viaggio di Holmes, viaggio in cui il detective modellerà il mondo attorno a lui e che terminerà nell’episodio Il problema finale dove il protagonista morirà da eroe, come l’uomo più saggio che si sacrifica per un mondo migliore.
In Uno studio in rosa inizia invece il processo di modellamento di un nuovo Sherlock, che raggiungerà l’apice nella sua rinascita in Reichenbach Fall.
Ma senza spoilerare altro, facendo finta di credere a Moffat che promette una quarta stagione sconvolgente, non possiamo far altro che sperare che, su un qualche altro treno che lo riporti a Londra, lo sceneggiatore abbia un’idea altrettanto geniale.