La nuova vita di Palazzo Velli
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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La nuova vita di Palazzo Velli

Tra grano e formaggi, nel biennio 1573-1575, le entrate della famiglia Velli raggiungono i 9.000 scudi. Suor Nicola Velli*, pochi giorni dopo aver portato in dote cento scudi per essere ammessa alla professione dei sacri voti, cadde inferma a causa de «la malattia dovuta all’aria nociva», e rese l’anima a Dio. Era il 1539. Erano […]

Tra grano e formaggi, nel biennio 1573-1575, le entrate della famiglia Velli raggiungono i 9.000 scudi. Suor Nicola Velli*, pochi giorni dopo aver portato in dote cento scudi per essere ammessa alla professione dei sacri voti, cadde inferma a causa de «la malattia dovuta all’aria nociva», e rese l’anima a Dio. Era il 1539. Erano anni in cui si portavano i capelli così:

  palazzovelli_1

Ritratto d’uomo, Giovanni Bellini

 

Si vestiva così:

palazzovelli_2

Tobiolo e l’angelo, Andrea del Verrocchio

 

La joie de vivre è palpabile:

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Pietro Perugino

 

Il Palazzo della famiglia Velli (e dei suoi 188 membri) di piazza Sant’Egidio era lì da almeno mezzo secolo ad accogliere decine di queste storie.

Tra rimaneggiamenti architettonici, l’estinzione dei tre rami nobiliari della famiglia e passaggi di proprietà, si arriva ai primi anni ‘70 del novecento. È il momento in cui la cultura si insinua tra le mura secolari di piazza Sant’Egidio. Come?

 

Palazzo Velli, oggi

La nuova proprietà arriva nel anni ‘70 portando con sé un gran mucchio di novità. I cortili esterni vengono ripristinati, il corpo interno riorganizzato per ospitare mini residenze. Il palazzo riscopre le sue antiche caratteristiche: la scala esterna e parte dei loggiati vengono riportati alla luce; le nuove intonacature realizzate secondo i colori in voga al tempo della realizzazione dell’edificio con tecniche e materiali tradizionali. L’approccio ed il risultato valgono  un encomio solenne da parte delle Belle Arti.

 

È in questi anni che gli attuali spazi prendono forma, sostituendo le vecchie botteghe ormai abbandonate. Il palazzo, dal medioevo al ‘700 dimora di una delle famiglie più in vista di Roma, si appresta a diventare ciò che è tuttora: uno spazio espositivo interdisciplinare e polifunzionale nel cuore di Trastevere.

Palazzo Velli EXPO e Palazzo Velli Suites sono le due anime dell’odierno Palazzo Velli: da un lato 400 metri quadrati votati all’esposizione artistica e agli eventi privati; dall’altro l’accoglienza turistica.

Slow Art Day 2015 – La performance di Nicola Di Croce & Caterina Gabelli nella sala S. Egidio di Palazzo Velli

 

L’11 aprile Palazzo Velli ha ospitato l’evento Slow Art Day di asa nisi masa (la galleria online di arte contemporanea promossa da Dude e ARTNOISE n.d.a.) e noi abbiamo avuto modo di conoscere meglio il team di piazza Sant’Egidio, facendo quattro chiacchiere con Alessandro D’Alessandro.

Alessandro, torniamo un po’ indietro nel tempo.

Alla fine del 2006, dopo un travagliato percorso e  dopo una lunga storia cominciata negli anni settanta, il Pasquino chiudeva definitivamente i battenti. In quel momento spariva una realtà romana di cinema in lingua originale, rimasta per decenni l’unica di questa capitale un pò provinciale. Gli spazi occupati dal Pasquino erano votati al cinema sin dalla fine del secondo conflitto mondiale, quando uno spazio ricavato nell’incavo di più edifici in vicolo del Piede dava vita ad un’arena cinematografica. Prese prima il nome di cinema Perla e poi di cinema Fontana, intorno agli anni cinquanta. In quel periodo – ricordano i più anziani nel quartiere – entrava ed usciva continuamente dal portone del civico 9, l’attuale entrata delle nostre suite, Federico Fellini durante la produzione di uno dei suoi primi lungometraggi.

Nella zona dell’ingresso di Palazzo Velli Expo, invece, vi era una parte del locale oggi conosciuto come Ombre Rosse (ex Mago di Oz, una realtà molto originale negli anni ‘70) che a cavallo degli anni ‘70 era una sala biliardo molto frequentata dai trasteverini nella quale faceva spesso capolino Franco Califano.

Cosa succede al Palazzo Velli in quegli anni?

Nel 1972 il palazzo fu acquisito da una società immobiliare, l’attuale proprietaria, che oggi sta facendo rinascere al suo interno lo spazio espositivo e l’accoglienza turistica. La ristrutturazione riportò alla luce le due corti quattrocentesche, valorizzando i famosi semi-archi rampanti che sorreggono il ballatoio del primo piano, che la sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma attribuì ufficiosamente all’architetto Cavalcanti. Tale opera fu merito dei soci della società immobiliare: Giorgio Duranti, Eugenio D’Alessandro e sua moglie Andreina Salerni, con il valido apporto tecnico dell’ingegner D’Asdia.

Oggi la palla è passata alla nuova generazione capeggiata da me, l’ingegner Alessandro D’Alessandro, che ho contattato Stefano Aufieri per la direzione della sezione espositiva, la giovane Valeria Cirone, laureanda in architettura, per la sezione Suites, e Francesca Basso per la curatela artistica e cooptando l’agenzia di comunicazione dei due grafici Luca Valerio D’Amico (anche talentuoso artista) e Luca Salticchioli (raffinato fotografo). Insieme stiamo dando vita al progetto del “Grande Palazzo Velli”, il connubio tra lo spazio espositivo e la ricezione turistica.

Quali sono le peculiarità del vostro progetto?

È basato su un approccio emozionale per tutto ciò che avviene all’interno del Palazzo, con un’attenzione maniacale alla trasmissione di afflati culturali sia nella zona espositiva, che in quella delle suite. Riteniamo concreta la possibilità di far divenire la struttura un piccolo faro culturale nel rione Trastevere, ed intendiamo perseguire quest’obiettivo con la grande attenzione posta nelle mostre d’arte e nella loro presentazione e divulgazione, nell’osmosi culturale cercata anche negli eventi più commerciali e nella ricerca di emozioni da trasmettere in ogni evento realizzato al suo interno.

Le suite, arredate ognuna con un approccio emozionale differente financo nelle profumazioni scelte, oltre che per arredamenti con stili differenti, vogliono massimizzare il nostro desiderio di trasmettere emozioni.

Quali sono gli obiettivi di Palazzo Velli?

Palazzo Velli si pone come una sala polifunzionale. Nel suo spazio geometrico speriamo di far convivere le varie spigolature della cultura artistica, di quella enogastronomica, e della comunicazione. Lo spazio EXPO vuole essere un polo di attrazione per artisti e professionisti sia affermati che emergenti, che si riconoscano nell’alto impegno della diffusione della cultura.

In cosa consiste l’unicità di Palazzo Velli?

La sua diversità è data da gli aspetti sin qui raccontati e dal loro incontro con una struttura incastonata nel cuore della Roma storica, rimasta integra durante il suo passaggio nei secoli e riportato alla sua originale consistenza. Un luogo dove chiunque ha la possibilità di sentirsi, anche se per poco, un cittadino Romano, parte del corpo di questa città, respirandone la sua aria vitale, risultando ampliato così nella sua percezione culturale ed emozionale. Il nostro, semplicemente, è un lavoro sull’anima.

 

www.palazzovelliexpo.it

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*«Egli [Don Lorenzo] mandò una delle sue figlie come religiosa a S. Sisto e si chiamò Suor Nicola. Essa ricevette l’abito religioso dalle mani di suor Vittoria Veralli, nel 1539. Fu ammessa alla professione dei sacri voti nell’anno seguente, il 10 gennaio. Portò per dote cento scudi. Alcuni giorni dopo, avendo contratto la malattia dovuta all’aria nociva, cadde inferma e rese l’anima a dio.»

Cronache e fioretti del monastero di San Sisto all’Appia di Raimondo Spiazzi

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Decennio nuovo, rivista nuova.
19 Giu 2015
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