Non avevo mai vissuto Gaeta, era nella mia mente per riferimenti storico/culinari – 200gr di Virgilio, un pizzico di Dante, un famigerato carcere e olive rosate quanto basta – poi un pomeriggio ho preso la via Pontina per scappare da Roma e, arrivata in un piccolo paradiso medievale di pescatori, ho accolto con sublime disorientamento le opere, i walls realizzati dagli artisti invitati a Memorie Urbane.
Memorie recenti, appena registrate per chi, dal 13 Maggio al 15 Giugno, ha avuto la possibilità di ammirare il lavoro fatto da quattro artisti italiani Agostino Iacurci, Teresa D’Orazio, Sten & Lex e uno spagnolo, Escif nell’area più recente della città fra Corso Italia e il lungomare, e alcune preview nella città medievale curate dal gruppo romano Sbagliato.
La street art come catalizzatore ha un valore aggiunto quando si concentra su una realtà con una propria storia millenaria e allo stesso tempo Gaeta ha offerto ad essa un habitat incredibilmente naturale alla contemporaneità di una novità fugace che ha sfruttato i billboards o comuni cartelloni pubblicitari per scopi di non-lucro. Altra cosa è il regalare alla città muri illustrati e vedere quanto la dimensione urbana riuscirà ad assimilarli, fagocitarli e mantenerli nel tempo. Altra ancora è aver aperto al pubblico una mostra alla Memorie Con.Temporary Gallery che per tutto il periodo del festival ha portato da Roma l’allestimento di Vandalism con opere di Obey, Banksy, Slinkachu, Space Invader, etc.
Le volontà del promotore Davide Rossillo, del curatore Salvatore Solko e del supervisore Simone Pallotta sembrano essere state soddisfatte a pieno, lo stupore dei cittadini ha dato i suoi sintomi (i genitori dei bambini usciti dalla scuola hanno confuso le finestre di Sbagliato con finestre reali) e il legame fra la città e gli artisti è nato e cresciuto così in fretta che si vocifera alcuni di loro non volessero più andar via, dipingendo molto, molto, molto lentamente.
I miei occhi di curiosa visitatrice e ospite vedono Gaeta presente nel loro futuro, quindi se fossi in voi li chiuderei solo dopo aver visto tutto il foto-reportage e li riaprirei nel momento di mettersi in macchina per partire per la terra dell’Eneide.

















