Le cose più belle di internet sono quelle che fanno arrabbiare la gente. Le cose ancora più belle di internet sono quelle che fanno arrabbiare la gente che per un motivo o per l’altro non capisce cosa sta commentando, ma che si sente in dovere di esprimere il suo dissenso.
Così è stato per Marò Slug videogioco creato da Emiliano Negri e Antonio Dal Maestro, nonché argomento da qualche giorno sulla penna di tanti giornalisti.
Per i pochi che non ne avessero ancora sentito parlare il prodotto è un videogioco online all’interno del quale ogni giocatore ha la possibilità di riportare a casa i due fucilieri italiani combattendo contro pescatori indiani in un gameplay progettato sulla falsa riga di Metal Slug, vero precursore dei videogiochi a scorrimento orizzontale ai quali i creatori di Marò Slug si sono rifatti.
Ma perché un gioco dichiaratamente ironico e senza scopo di lucro ha fatto arrabbiare mezzo web? Innanzitutto perché qualcuno non sa – o non ha la pazienza – di approfondire ciò che vuole criticare.

Perché, ogni volta che esce qualcosa più o meno fuori dagli schemi, migliaia di utenti rispolverano il loro italiano claudicante, aprono Wikipedia per acculturarsi un po’ di più sull’argomento in questione e, forcone in una mano, tastiera nell’altra, iniziano a commentare come non ci fosse un domani?
Tutti dovrebbero sapere che la satira è sempre controcorrente, che distrugge gli stereotipi e dà fastidio, o almeno così dovrebbe essere per quella fatta bene. Infatti chi, come Emiliano e Antonio, innova proponendo prodotti pensati per fare scalpore e diventare virali, sa benissimo di non dover confortare i luoghi comuni della gente, ma che anzi più quello che si produce fa saltare i nervi e martella le ferite che ancora bruciano più facilmente raggiungerà l’obiettivo. Proprio come è accaduto con Marò Slug.
Facendosi beffe dei luoghi comuni hanno attratto sul sito centinaia di commenti di persone che insultavano l’idea e gli sviluppatori difendendo la propria posizione con la stessa retorica usata per prendere in giro. Molti hanno fatto finta di non capire che quando un ragazzo di diciotto anni e uno di ventiquattro sviluppano un prodotto su una vicenda così sulla bocca di tutti non lo fanno per esprimere un’opinione politica, ma per far diventare virale il loro lavoro.
E il solo modo per riuscirci è rivoltare una faccenda complicata, metterla a nudo e portare di fronte a tutti una situazione paradossale.

Una delle cose che mi sorprende sempre quando escono cose come questa è che nessuno si domanda chi ci sia dietro, a parte «altre braccia sottratte a… a niente perché braccia senza cervello sono inutilizzabili».
Davvero nessuno di chi li ha insultati pensa che Emiliano ed Antonio, che hanno sviluppato il tutto nell’arco di una giornata, siano se non due geni almeno due fenomeni della tecnologia per le loro abilità informatiche, vista anche la giovanissima età?
Probabilmente solo un decimo delle persone che hanno commentato sarebbero in grado di mettere in piedi la base per un videogioco dove i protagonisti devono seguire i due sviluppatori e ucciderli.

La vicenda dei fucilieri è diventata nauseabonda da molto tempo: tra chi inneggia al patriottismo, chi chiede a gran voce un giusto processo, fino a chi li rivuole a casa subito e a chi non sa nemmeno cosa hanno fatto.
Il videogioco è stata la miccia che si è accesa al momento giusto e ha fatto esplodere il web. È quasi triste leggere su ogni testata «Marò Slug è un gioco, e va preso come tale», frase detta da Emiliano e ripetuta da ogni giornalista che quasi sembra dover giustificare un articolo in qualche modo frivolo su un argomento scottante.
Così come è triste – ma anche scontato – vedere come a seconda della situazione la gente si arroghi il diritto di scegliere su cosa è etico fare umorismo e cosa non lo è.
Ma alla fine tra commenti sui bug, epiteti poco piacevoli, complimenti, inni nazionali in midi, forti posizioni politiche su quello che a tutti gli effetti è solo un videogioco Marò Slug ha raggiunto in pieno il suo obiettivo: sconvolgere internet, fare arrabbiare la gente, creare scalpore, cosa tra l’altro non nuova ad Emiliano. Alla mia domanda se ci fosse qualcosa che ancora internet non avesse detto sulla vicenda ha dichiarato:
