Il copricapo ha spesso giocato un ruolo strategico in politica, ma in Italia ha creato solo comici involontari.
Dalla bombetta inglese, che seguì il più formale cilindro, e passando per il classico Borsalino il cappello non è mai stato un indumento come gli altri. Qualcosa più di un dettaglio che nell’immaginario popolare fa pensare spesso all’estro e in un qualche modo alla vanità, a un vezzo. Altre volte, con altrettanta forza simbolica, il cappello rappresenta l’appartenenza a una qualche sottocultura, nicchia o, addirittura, a una classe sociale.

Daniela Santanchè e marito mostrano la loro appartenenza alla categoria “ricchi”
Spesso solo il cappello può raccontare qualcosa di chi lo sceglie e lo indossa.
Un messaggio da dare, una classe di lavoratori a cui esprimere vicinanza, una scelta per sé o per le telecamere. E se in un mondo come quello della politica, dove il dress code obbligatorio di Camera e Senato non concede che giacca e cravatta, allora il cappello può essere quel fianco scoperto attraverso cui provare a immaginare qualcosa in più.
La ricerca del copricapo perfetto per ogni occasione quindi, con tutto il bagaglio di implicazioni e complicazioni che genera, unisce nel teatrino della politica italiana sia primi attori che comparse: sì, c’è il trasformismo di Berlusconi e la sua bandana bianca, ma c’è anche Romano Prodi col colbacco, Alemanno con la kippah e D’Alema col sombrero; e accanto ai vecchi mestieranti anche il rampante Salvini ha ceduto al fascino del cappellino, Maria Elena Boschi ci ha incantato col velo da vergine Maria, mentre il guru Casaleggio, si è affidato per molto tempo alla scoppoletta modello pub inglese.

Romano Prodi

Enrico Letta

Silvio Berlusconi

Roberto Formigoni

Franco Marini

Maria Elena Boschi

Gianfranco Fini e Gianni Alemanno

Ignazio La Russa

Alessandro Di Battista

Massimo D’Alema

Roberto Maroni

Nicola Vendola, detto Nichi

Matteo Salvini

Sergio Cofferati

Gianroberto Casaleggio

Maurizio Gasparri