Spazio vuoto – Vinicio Marchioni
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Spazio vuoto – Vinicio Marchioni

Oggi più che mai chi volesse definirsi un Attore dovrebbe domandarsi che funzione ha all’interno di questa società, ma è una domanda pesante, da farsi in giorni di sole e allegria.

Un giorno di qualche anno fa provavo uno spettacolo di Roberto Latini: NNord. Il primo giorno lui arriva e dice: “il gioco è questo: in una stanza buia cercare qualcosa che non c’è e trovarla”. Non so se fosse sua la citazione, ma è la più bella definizione del mestiere dell’attore che io conosca. E’ un mestiere che non esiste finché non lavori, non sei in un film, in uno spettacolo o davanti ad una macchina da presa in generale.

Ai tempi della scuola dicevo “vorrei fare l’attore”; poi ho iniziato a fare spettacoli a cui assistevano 15 persone a sera e non mi sono mai più sentito impegnato nel mio mestiere come in quei primi anni, dove combatti per trovare un teatro, ti porti da casa i costumi, le musiche e inchiodi le quinte con i fondali neri con gli altri attori. Ero un attore, ma forse lo ero solo per me. Mia zia mi continuava a chiedere: “Si, ma che lavoro fai? Con che mangi?”. Di lavori in quel senso li ho fatti tutti: banchista nei bar (poi ho fatto carriera fino a preparare la gastronomia), uomo delle pulizie con mia madre (i copioni per la Compagnia li facevo alle 6 di mattina dalle fotocopiatrici degli uffici che pulivamo, 20 pagine al giorno se no se ne accorgevano), cameriere come il 70% degli attori spiantati, gonfiatore di palloncini per le inaugurazioni dei centri commerciali e feste per bambini, manovale e qualche altro che mi sfugge. Facevo questo per mangiare, pagarmi la scuola di recitazione e tirare avanti. Per sentirmi vivo e piangere di gioia facevo gli spettacoli. È il mestiere più bello del mondo, il gioco più serio e divertente del mondo e per questo ho sempre pensato che fosse giusto che si prendesse dalla mia vita tanto e che i sacrifici che facevo fossero sacrosanti.All’università studiavo storia del teatro e del cinema e ho conosciuto teoricamente i vari “metodi”. Credo che sia fondamentale per chi vuole iniziare questo mestiere conoscere la storia del teatro, le tradizioni, l’importanza che questo mestiere ha avuto nel corso dei millenni in tutte le civiltà. L’importanza e l’inutilità insieme. Si, perchè questa è anche l’arte del paradosso e della contraddizione, da prima di Diderot. Non cambiamo le esistenze di nessuno e non influenziamo i destini del mondo coi nostri spettacoli o film; il mondo sicuramente andrebbe avanti lo stesso anche senza attori e attrici, ma da che esiste l’uomo esiste anche la necessità di rappresentare se stesso e questo mestiere è sopravvissuto nei secoli: all’inquisizione, alle carestie, alle pesti, ai genocidi e ai disastri umani che si sono avvicendati nei secoli e sempre, sempre c’è stato qualcuno su un palco e qualcuno a guardarlo, a ridere o a piangere di se stessi. È un mestiere che andrebbe fatto con una fortissima etica e moralità, con coscienza critica e civile; e contemporaneamente con la leggerezza dei bambini che giocano agli indiani, consapevoli che non siamo molto diversi poi da chi si prostituisce o dalle scimmie allo zoo a volte: contraddizioni che non sminuiscono la portata di questo mestiere, anzi ne aumentano lo spessore e la densità.

Oggi più che mai chi volesse definirsi un Attore dovrebbe domandarsi che funzione ha all’interno di questa società, ma è una domanda pesante, da farsi in giorni di sole e allegria, e poi bisogna insistere, resistere ed insistere, domandarsi sempre se tu servi a questo mestiere o è questo mestiere che serve a te, se si ama l’arte in noi stessi o noi stessi nell’arte come diceva qualcuno molto più grande di me. È vero che non esistono piccoli ruoli ma solo piccoli attori, ma è anche vero che tutti iniziano perchè vorrebbero interpretare Amleto non certo la scorta di Fortebraccio ed è altrettanto vero che per fare Amleto o una carriera rispettabile bisogna guadagnarsela, e tanto, perchè di attori e attrici bravissimi in giro ce ne sono tanti, come tanti i cani che dovrebbero andare a raccogliere i pomodori anzichè rubare spazio, soldi, sogni e possibilità e chi si fa il culo vero, con rispetto parlando. C’è da dire poi che non basta solo essere bravi, non serve essere solo belli o presunti tali, non serve frequentare esclusivamente i presunti “giri giusti” (non date retta alle minchiate di alcuni giornali), non serve solo studiare più degli altri.

Due cose ci vogliono senz’altro: Talento (e quello lo distribuisce il destino a casaccio) e tanta fortuna, ma anche inseguirla in modo intelligente aiuta.

Buon tutto a tutti, Vinicio Marchioni.

Nato a Roma il 10 agosto del 1975. Diplomato alla Libera Accademia dello Spettacolo. Dopo anni di gavetta raggiunge la popolarità con il personaggio del Freddo nella serie Romanzo Criminale. Menzione speciale alla 67 Mostra del Cinema di Venezia per il film 20 sigarette.

Illustrazione di Chandra Viola

Vinicio Marchioni
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