Perché la sera che usciva Netflix in Italia io mi (ri)appassionavo alla fiction italiana
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Perché la sera che usciva Netflix in Italia io mi (ri)appassionavo alla fiction italiana

Era un giovedì sera disunito: avevo troppe cose da fare e così ho finito per lasciarle andare tutte e guardare la tv. Mi sono ritrovata con mio fratello a mangiare Smarties di fronte a È arrivata la felicità, Rai 1.

Era un giovedì sera disunito: avevo troppe cose da fare e così ho finito per lasciarle andare tutte e guardare la tv. Mi sono ritrovata con mio fratello a mangiare Smarties di fronte a È arrivata la felicità, Rai 1.

Note preliminari su chi scrive: 22 anni e una – io credo – sana ma controcorrente passione per la fiction italiana. La fiction fortemente, volgarmente, grossolanamente italiana. Del tipo: storica affezionata di Un medico in famiglia, poi di Raccontami, I liceali e Tutti pazzi per amore. L’altarino, il pantheon degli intoccabili, i Grandi Punti di Riferimento con i quali crescere e orientarsi nel mondo per diventare un’adulta socialmente utile, che faccia la differenza.

Per non essere vittima del facile ma grave errore di cui taluni sarebbero capaci, chiarisco che trash non vuol dire brutto. Ad esempio, sono sempre stata una ferma oppositrice di quelle pagliacciate di sesso e drammi di Canale 5: Le tre rose di Eva, Onore e rispetto, Questa è la mia terra… tutte quelle declinazioni di Gabriel Garko nudo/sudato/affranto/di nuovo nudo/improvvisamente rifatto/nel dubbio ancora nudo. Chi scrive è insomma categoria del subumano tutta particolare: nonostante l’età e una serie di passioni decisamente più pop, sono fortemente legata alla fiction Rai. La filogovernativa, cerchiobottista, politically correct, timidamente left-oriented ma overall tradizionalista e conservatrice RAIUNO. Where the magic happens.

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Detto questo, chiarito che potete vestirvi di tutto il pregiudizio del mondo, storcere la bocca e inarcare il sopracciglio: che cos’è È arrivata la felicità e perché merita un posticino nel mio pantheon, e credo anche nel vostro? È, di fondo, una fiction all’ennesima potenza: una fiction massimamente rappresentativa della fiction Rai tout court.

Ci sono due famiglie atipiche: da una parte una mamma vedova con due gemelle alte cavalline e anonime, dall’altra un padre cornificato e abbandonato con due figli maschi. La imperscrutabile e imprevedibile volontà dello sceneggiatore ha previsto l’incontro tra i due: assistiamo alla fioritura di un timido, acerbo ma promettente amore. Tutto intorno: le vicende adolescenziali dei figli che sfiorano il didascalico, una coppia di trentenni lesbiche socialmente emancipate ma ostacolate dalla vecchia guardia, i genitori commercianti conservatori e perbenisti (Nb di livello: il padre omofobo è Ninetto Davoli, capito sì? Sceneggiatori burloni).
E ancora: un’amica nera molto libertina, dei nonni sessantottini impegnati in cause civili e inseriti nel contesto tutto damascato di un appartamento a Vigna Stelluti. Ma la chicca deve arrivare, e arriva così: «Piacere, Esposito Annunziata, ma tutti mi chiamano Nunzia o anche Nancy, alla francese». È la bomba sexy arrivata da Torre Annunziata con furore e con finezza.

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Mettete insieme tutti i luoghi comuni che conoscete su Napoli – la bella ciaciona mediterranea, la semplicità intellettuale che però si risolve in purezza e finezza d’animo – e avrete Nancy: il nome partenopeo, l’abbigliamento cafone e provocante, la tetta in vista, la gomma in bocca, la parlata sguaiata ma sincera, infantile, diretta, terribilmente onesta e puntuale. È come aprire una finestra su Napoli: una snocciolata di proverbi e modi di dire, tra cui spicca e innamora «Cià cià», tutto ciancicato e accompagnato dal fruscio tintinnante dei bracciali e dallo schioccare della lingua. Nancy è una pennellata d’artista.

«Sono fine, o sono vrenzola?» Vrenzola. Capite?

La cornice che ci abbraccia, poi, è Roma. Ora, sulla Roma di queste fiction Rai tanto potrei scrivere, ma mi limito a dire: Testaccio, Garbatella, Flaminio e Lungotevere Oberdan. Le mattinate pulite e soleggiate di dicembre, i cappotti di lana e le sciarpe grosse, quelle viola. Il viola, insieme all’arancione, ricorre tantissimo in queste fiction di quarantenni moderatamente di sinistra che fanno lavori creativi e se ne vanno in giro per il nostro lungotevere di platani. Una cornice simil-popolare, una cornice che cerca la semplicità più sotto del medio-borghese, cerca gli ambienti famigliari dei cortili interni dei condomini di Flaminio; il tentativo di una bella Roma, una Roma casalinga e luminosa.

Non è difficile immaginarsi, insomma, perché tutto questo pacchetto possa piacere alle mamme: è, di fondo, una rappresentazione gioiosa e zuccherina di quello che non saremo mai, di un’Italia che non esiste. Non è il passato e non è neanche il futuro: è come i cinquantenni di oggi, la mamme appunto, vogliono raccontarsi la società, i rapporti, i figli, le case, il lavoro. Ci sono una semplicità e una luminosità che sono fiabesche: è, pur restando verosimile, irreale e così rassicurante.

Più difficile è capire perché tutto questo potrebbe piacere anche a noi, i figli delle mamme. Abbiamo venti, trent’anni, siamo in mezzo a tante crisi, facciamo tanto i diversi, cerchiamo vie alternative al passato e magari le vogliamo sinceramente, ma resto persuasa del fatto che, se qualcuno domani venisse a proporci contratto a tempo indeterminato, appartamento in parquet chiaro, due figli, una moglie, pochi lamenti, la colazione con i biscotti nella biscottiera di vetro e qualche sabato alle terme, diremmo di sì, e lo diremmo in molti di più di quelli che crediamo.

È per questo che È arrivata la felicità funziona, ti conquista, ti fa sorridere. È come mettersi addosso una copertina calda una sera di spifferi gelati. Come mamma che ti mette le calze di lana quando hai sei anni ed è inverno. Tu non te le metteresti mai, perché pizzicano, perché cascano, perché so’ bianche, eppure: quanto ti svoltano? Quanto ti proteggono e coccolano le gambette? Assai.

Ecco, la Rai questo fa, questo ti offre, questo ti regala. Un bel paio di calze pizzicose di lana. Sono agé, le guardi con sospetto e diffidenza, le stai per buttare via, quando ti fai tentare dall’aspetto familiare e te le provi. Ed è la fine. Perché ti senti a casa, senti che qualcuno finalmente si sta prendendo cura di te.

Questo mio giovedì si concludeva così, col sapore dolceamaro di È arrivata la felicità. Dolce perché un po’ mi aveva coccolata, e amaro perché ti guardi intorno e sai che nulla è realmente così. Che Roma è luminosa ma piena di buche e indolenza. Le coppie omosessuali non fanno questa vita di integrazione e normalità, così come i nonni di Vigna Stelluti che vanno al picchetto del campo rom semplicemente non esistono – e direi grazie a dio. La vita è generalmente più povera e più brutta, più incerta, soprattutto.

E allora: guardarlo o non guardarlo? Dirsi fieri evasori del canone Rai e buttarsi su Netflix e Popocorn Time che mortacci vostra l’avete pure chiuso? Non lo so. So solo che, certe sere di novembre, con tutti sti spifferi qua, una copertina, un po’ di casa serve. A vent’anni soprattutto.

Mamma Rai, sei la solita incorreggibile mamma italiana. Ci coccoli e ci imbocchi finché non diventiamo pingui e tordi, storditi dal tuo amore. Ma quando ci farai andare?

Francesca Sabatini
Nata a Napoli nel 1993, vive a Roma da allora. Si è laureata in Filosofia e si sta specializzando in Geografia Sociale. Appassionata di cammini, paesologia, esperienze estetiche dello spazio, derive e utilizzi psichedelici dell’urbano. Collabora con “Urban Photo Hunt”, di cui ha curato una stagione a Bordeaux. Ha girato corti sperimentali e short doc, di cui “Siete Qui” per e con Dude Mag. Si interessa di videoarte.
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