Se non l’hai visto, vedilo. Se l’hai visto, vedilo un’altra volta – Waking Life (2001)
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Se non l’hai visto, vedilo. Se l’hai visto, vedilo un’altra volta – Waking Life (2001)

La Spezia 10/01/2013 ore 14:51: Wiley Wiggins è un mio amico su Facebook.

«Sanity is a madness put to good uses; waking life is a dream controlled» George Santayana

La Spezia 10/01/2013 ore 14:51

Wiley Wiggins è un mio amico su Facebook, e ancora prima su Twitter. È capitato un paio di volte di conversare su film che hanno visto in quattro in un cineforum. Alla figura di Wiley in qualche modo sono affezionata, mi è successo, spesso casualmente, di incappare in pellicole indipendenti trovandolo nel ruolo di protagonista o co-. Direte «Va bene e allora?» E allora, se vi capiterà di vederlo vi renderete conto di quello che sto dicendo; insomma lui è un tizio apparentemente comune, nella vita non fa l’attore ma il blogger, e solo ogni tanto partecipa a qualche progetto cinematografico. Come si direbbe dalle mie parti è un “fante” come noi. Tempo fa mentre rivedevoin tv La vita è un sogno(Dazed and Confused) di Richard Linklater, mi chiedevo come fosse possibile che un ragazzino di quindici anni circa senza esperienze, fosse il protagonista di un film insieme a Milla Jovovich e Adam Goldberg. Così per trovare risposte alla mia domanda recuperai un dvd comprato al supermercato tra le offerte sparse vicino alle casse: Waking Life del 2001 sempre con la regia di Linklater, lo stesso di A Scanner Darkly, Fast Food Nation, Before Sunset, School of Rock, Before Sunrise.

Nel film Wiley Wiggins interpreta sé stesso che, caduto in coma dopo un incidente, vive un sogno lucido in una realtà parallela da cui non riesce a svegliarsi. Per rendere ancora più efficace la dimensione onirica, Linklater ha usato il rotoscoping, una forma di animazione ottenuta ricalcando al computer ogni singolo fotogramma con l’aiuto di un software particolare; la stessa tecnica usata per A Scanner Darkly del 2006.

Il risultato è un loop che si ripete: l’ambiente onirico è un medium per trattare argomenti di carattere filosofico, sociologico, religioso e scientifico, ma allo stesso tempo questi concetti sono soggetti alle “regole” del sogno stesso, in quanto trattati in forma di dialogo con veri scenziati e professori  incontrati in sogno; oppure discussi con gente comune e attori come Julie Delphy e Ethan Hawke, presenze quasi costanti nei film di Linklater.
Un favoloso trip dal quale si esce insconsciamente cambiati: una trasposizione cinematografica fedele alle vere dinamiche di un sogno percepito oltre le dimensioni oggettive dello schermo; una vera e propria esperienza.
Amo la sensibilità di questo regista e mi piace come sia riuscito a rendere sensorialmente gradevole un film che altrimenti avrebbe potuto prendere una piega cupa e inquietante; invece tutto rimane delicatamente malinconico, ma stimolante. Di grande aiuto è anche la colonna sonora quasi interamente composta dalla Tosca Tango Orchestra.

Non sono invece ancora riuscita a dare una risposta alla precedente domanda su Wiley, probabilmente come ha conquistato Linklater può esserci riuscito anche con me.
Metodologia di fruizione: particolarmente adatto a chi ama farsi grandissime pippe mentali, consiglio vivamente di subirlo come certi brutti pensieri che non vanno via se non con uso di sortanze psicotrope, che però in certi casi peggiorano la situazione (ma forse non è proprio quello che volete?).

Jenny Japanapart
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