Torino, 14 dicembre 2015
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Torino, 14 dicembre 2015

Non vorrei contraddire i Subsonica, ma il cielo su Torino non sembra muoversi al mio fianco. Il cielo su Torino sembra sempre troppo distante o troppo vicino, non conosce mezze misure. Quello di oggi non mi pesa sul cranio come altre volte. Forse è per via di queste nuvolette indecise che lasciano intravedere un azzurro […]

14dicembre

Non vorrei contraddire i Subsonica, ma il cielo su Torino non sembra muoversi al mio fianco. Il cielo su Torino sembra sempre troppo distante o troppo vicino, non conosce mezze misure. Quello di oggi non mi pesa sul cranio come altre volte. Forse è per via di queste nuvolette indecise che lasciano intravedere un azzurro metallico, ma pur sempre azzurro. Da qualche giorno le strade, quando al mattino pedalo per andare al lavoro, sono bagnate, ma non come se avesse piovuto. L’asfalto è solo un po’ più scuro per l’umidità. Gli alberi non hanno più foglie e le foglie morte non ci sono più, credo per la solerzia dei netturbini sabaudi, ma magari mi sbaglio ed è solo una mia disattenzione. Il momento dei tappeti di foglie secche, per me, finisce il primo di novembre. Da quel giorno, forse, il mio cervello non le processa più come informazione proveniente dagli occhi. Minaccia pioggia, ma in modo blando, passivo aggressivo: ci sono queste nuvolette che, se si aggregassero, si mangerebbero tutto l’azzurro. Io, comunque, sono uscito in bici e non ho preso l’ombrello.

 

Sebastiano Iannizzotto
Nato nel 1989 a Catania, dopo un’adolescenza mediocre e del tutto priva di interesse sceglie un po’ a caso di dedicarsi agli studi umanistici. Abbandona il borgo natìo per emigrare in terra andalusa. Dopo un'estate da mozzo su una nave cargo battente bandiera portoghese, si trasferisce nella ridente Torino. Devoto alla chiesa del Chino Recoba e malato di Roberto Bolaño e di Julio Cortázar, usa la letteratura latinamericana per scopi poco edificanti ed è campione rionale di tiro al piattello. Scrive su Crampi Sportivi e IndieForBunnies.
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