LOVERISMO: WAY OF LIFE
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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LOVERISMO: WAY OF LIFE

O forse nessuno saprà mai della nostra esistenza, ma intanto ci proviamo lo stesso.

Dal 3 novembre del 2011 di tempo ne è passato, eppure mai avrei pensato che il Loverismo sarebbe diventata una cosa seria né tantomeno che potesse essere oggetto di discussione. Talvolta se ne parla bene, altre se ne parla male, ma comunque si cerca un pretesto per parlarne.
Potrei dire che il gruppo formato dal sottoscritto, Silvia Faieta, Natascia Raffio e Togaci si sia inventato l’innovazione del XXI secolo. Eppure non ci siamo inventati proprio niente!
In pratica ciò che abbiamo fatto quella sera è stato semplicemente dare un nome a uno stile di vita che purtroppo sembra essere sempre meno diffuso.
A questo punto, per chi non ne ha ancora sentito parlare spieghiamo cos’è il Loverismo: niente di più semplice che la voglia di rivendicare un’onestà lavorativa e umana che dovrebbe essere la base del convivere civile.
In pratica tutto è nato perché, sempre in quella fatidica sera, si discuteva su come a volte la concorrenza sia spietata e scorretta verso i propri colleghi e su come ormai sempre più gallerie si pongano nei confronti di artisti (o presunti tali), ostentando una totale mancanza di rispetto non tanto nei confronti dell’artista/persona quanto proprio nei confronti dell’arte stessa.
Anche vedere un certo ristagno nell’arte contemporanea, o come ci piace chiamarla adesso iper-contemporanea, è sintomo di qualcosa di sbagliato nel nostro sistema. Tanto per fare un esempio concreto: rispetto e ammiro Achille Bonito Oliva, non c’è che da imparare e spero un giorno di poter arrivare al suo livello, ma dopo più di quarant’anni vederselo a ogni mostra non è un buon segno. Può voler dire tante cose, sicuramente una di queste è che non si ha voglia di andare avanti. Abbiamo capito l’Arte Povera, la Transavanguardia, ma basta!
Sono arrivato alla conclusione che se dovessi sorbirmi ancora una mostra a cura del caro amato Achille non è altro che colpa di un sistema dell’arte andato a male (sia chiaro, non è mai stato roseo) e che negli ultimi anni non ha fatto altro che continuare a marcire. Questo a causa di un negativo e approssimativo approccio all’arte.
A titolo di puro esempio, basti pensare al fatto che solo negli ultimi tre o quattro anni in Italia si è iniziato a parlare di questo movimento artistico chiamato New Pop, nato tra il Giappone e l’America ormai vent’anni or sono. In Italia stiamo un tantino in ritardo e non perché solo ora ci sia arrivato all’orecchio che altre forme di espressione siano possibili.
Il fatto è che, duole ammetterlo, mi è capitato di vedere patetici tentativi di fare successo sul potere-dello-sputtanamento-reciproco piuttosto che sullo studio e un approfondimento continuo e costante. Nulla di nuovo per carità ma comunque fastidioso.
Il Loverismo cerca di fare un po’ di pulizia e mettere in ordine un paio di cose. Innanzitutto lo scopo primario è quello di lavorare nella maniera più pulita possibile. Le diffamazioni, le marchette e qualsiasi altra forma di disonestà lavorativa, intellettuale e umana sono bandite.
Piuttosto si vuole promuovere quello spirito di condivisione e apertura verso il dialogo. Ci piaceva l’idea di ricreare i salotti d’arte di un tempo, quelli vintage della prima metà del Novecento, dove invece che buttare veleno sull’artista o sul critico di turno si passava il tempo in maniera costruttiva per creare qualcosa di armonioso (almeno nelle intenzioni).
Il Loverismo non tollera nemmeno l’ignoranza. La dedizione allo studio è sacra: è grazie ad essa che si possono aprire più facilmente le porte alla comunicazione, sia dal versante teorico (critica) che pratico (pittura, scrittura, cinematografia, musica, ecc).
Un loverista può essere chiunque, senza distinzione di genere o mezzo espressivo, purché si mantenga un certo contegno nel suo modus operandi.
C’è chi lo chiama movimento artistico, chi avanguardia, chi addirittura ci ha paragonati ai nazareni o ai preraffaelliti! Ma comunque lo si voglia chiamare, il Loverismo è nella sostanza uno stile di vita. Non c’è un test d’ingresso scritto per essere loverista: o lo sei o ne sei fuori, non sono ammesse vie di mezzo. L’unico modo per poter definire una persona loverista è col tempo.
Mesi fa mi è stato fatto un appunto sostenendo che questo codice etico sia ovvio e scontato. Certo, ribadisco che non dico niente di nuovo e in tanti hanno già affrontato questo discorso in più e più modi.
Con il Loverismo vogliamo semplicemente ricorrere ai fatti. Le parole le abbiamo capite, ora cerchiamo di concretizzare tutto questo e chissà, magari tra cento anni nei libri di storia scriveranno che i loveristi sono stati l’inizio di un’utopia.
O forse nessuno saprà mai della nostra esistenza, ma intanto ci proviamo lo stesso.

Mauro Tropeano
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