
Tempo fa un amico mi ha detto che gennaio è un interminabile lunedì. Seguendo la logica del ragionamento, febbraio dovrebbe essere una specie di martedì, uno strascico molle e denso del lunedì/gennaio.
Ricordo un primo febbraio di quattro anni fa con la neve fresca e un’atmosfera di compatto e austero male di vivere degno di Alexander Platz di Battiato (che quell’inverno fu la colonna sonora della mia vita).
Questo febbraio non arriva di colpo e non c’è la neve. Qualche giorno fa ho visto mucchietti di sale ai bordi del marciapiede, forse più un’invocazione che un reale bisogno, viste le temperature.
I livelli di polveri sottili sono di nuovo troppo alti. Mentre pedalo su corso San Maurizio mi sforzo di non pensarci e cerco di concentrarmi sugli odori buoni. Nel giro di poco meno di un chilometro sento odore di croissant (che qui si ostinano a chiamare brioche), di pane, di arancini.
Quello che dà un senso a questa giornata invernale che sembra primaverile è un cielo che sembra uno scherzo. con quella luce tipicamente sabauda, sobria e distante.