Torino, 1 febbraio 2016
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Torino, 1 febbraio 2016

Tempo fa un amico mi ha detto che gennaio è un interminabile lunedì. Seguendo la logica del ragionamento, febbraio dovrebbe essere una specie di martedì, uno strascico molle e denso del lunedì/gennaio. Ricordo un primo febbraio di quattro anni fa con la neve fresca e un’atmosfera di compatto e austero male di vivere degno di […]

1febbraio2016

Tempo fa un amico mi ha detto che gennaio è un interminabile lunedì. Seguendo la logica del ragionamento, febbraio dovrebbe essere una specie di martedì, uno strascico molle e denso del lunedì/gennaio.

Ricordo un primo febbraio di quattro anni fa con la neve fresca e un’atmosfera di compatto e austero male di vivere degno di Alexander Platz di Battiato (che quell’inverno fu la colonna sonora della mia vita).

Questo febbraio non arriva di colpo e non c’è la neve. Qualche giorno fa ho visto mucchietti di sale ai bordi del marciapiede, forse più un’invocazione che un reale bisogno, viste le temperature.

I livelli di polveri sottili sono di nuovo troppo alti. Mentre pedalo su corso San Maurizio mi sforzo di non pensarci e cerco di concentrarmi sugli odori buoni. Nel giro di poco meno di un chilometro sento odore di croissant (che qui si ostinano a chiamare brioche), di pane, di arancini.

Quello che dà un senso a questa giornata invernale che sembra primaverile è un cielo che sembra uno scherzo. con quella luce tipicamente sabauda, sobria e distante.

Sebastiano Iannizzotto
Nato nel 1989 a Catania, dopo un’adolescenza mediocre e del tutto priva di interesse sceglie un po’ a caso di dedicarsi agli studi umanistici. Abbandona il borgo natìo per emigrare in terra andalusa. Dopo un'estate da mozzo su una nave cargo battente bandiera portoghese, si trasferisce nella ridente Torino. Devoto alla chiesa del Chino Recoba e malato di Roberto Bolaño e di Julio Cortázar, usa la letteratura latinamericana per scopi poco edificanti ed è campione rionale di tiro al piattello. Scrive su Crampi Sportivi e IndieForBunnies.
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