5 ricette veg per Silvio Berlusconi
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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5 ricette veg per Silvio Berlusconi

L’unico problema, adesso, è l’approccio da studente fuorisede, un misto di impreparazione, incoscienza e dilettantismo. Per questo consigliamo a Silvio 5 ricette veg facili facili da preparare.

Dudù sonnecchia ai piedi del divano. Silvio è alla scrivania, chino sul pc. Pigia sulla tastiera con lentezza, poi preme invio. All’ennesimo post sui cinque modi creativi per rendere gustoso il tofu, sbotta in un «ma cribbio» rassegnato che sveglia il povero barboncino. Prima di uscire, Francesca gli ha detto che in frigo ha lasciato un po’ di sartù di riso col ragù che le ha spedito mammà direttamente da Napoli. Il problema è che c’è la carne (oltre al ragù: fegatini di pollo, salsicce e polpette) e Silvio della carne non vuole proprio più saperne. Il tofu gli fa lo stesso effetto che gli fa immaginare Gianfranco Fini in costume. Ma adesso Silvio ha fame. Vuole essere più responsabile. Vuole controllare personalmente che non ci sia la benché minima traccia animale in quello che mangia. Da un cassetto della cucina estrae un grembiule, uno di quelli simpatici con stampato il corpo nudo e ben tornito del David di Michelangelo su sfondo tricolore. È la prima volta che lo indossa, ricorda ancora quando Francesca glielo regalò dopo un viaggio a Firenze.

Silvio apre il frigo e i suoi occhi ci mettono un po’ prima di abituarsi alla luce abbagliante che si sprigiona dall’elettrodomestico.

L’unico problema, adesso, è l’approccio da studente fuorisede, un misto di impreparazione, incoscienza e dilettantismo. Per questo consigliamo a Silvio 5 ricette veg facili facili da preparare.

 

1. Hummus

Iniziamo con un piatto etnico che potrebbe ricordargli un amore passato: Ruby.
La preparazione è semplicissima. Non serve usare ceci secchi, che devono essere messi a mollo la sera prima e poi vanno cotti e nel frattempo sono passate ore preziose che potevano essere impiegate nella scelta del candidato sindaco di Roma. Basta prendere i ceci in lattina, scolarli, sciacquarli e poi frullarli con un po’ di sale e prezzemolo. Con la tahina (crema di sesamo, una roba che crea dipendenza) diventa un piatto super, senza è un po’ più povero.

 

2. Vellutata di carote e patate

Anche qui vince la semplicità. Il trucco è far bollire le carote e le patate con un po’ d’acqua (poca, non annegarle, Silvio) e poi darci dentro col minipimer. Per aggiungere croccantezza, ci starebbero alla grande dei crostini: il massimo sarebbe tostarli in padella con un filo d’olio, ma anche quelli già pronti vanno benissimo.

 

3. Minestrone

Qui l’unica fatica è aprire il freezer, svuotare in pentola la busta di minestrone e metterla a bollire. Piatto veloce, pratico e versatile, può essere apprezzato anche nella variante vellutata (sempre sia lodato il minipimer). Un po’ di ricotta aggiunge delicatezza e gusto (stessa cosa vale per la ricetta precedente).

 

4. Burger di lenticchie/ceci

Il coefficiente di difficoltà, in questo caso, è più alto. Torna in soccorso il minipimer: bisogna frullare le lenticchie (o i ceci, dipende dai gusti) per poi impastarli con pane grattugiato e spezie (con il curry si svolta). Cuocere poi in padella o al forno. Perfetta un’insalatina d’accompagnamento con lattuga e pomodori.

 

5. Insalatona all in

Il piatto della disperazione: cosa è rimasto in frigo? Patate lesse, zucchine stufate, lattuga, pomodori, carote, formaggi vari, qualsiasi cosa. Bene, Silvio, prendilo e mettilo in una ciotolona. Aggiungici pure tutto lo scatolame che hai in casa: ceci, lenticchie, fagioli, piselli, mais (mi raccomando: NO tonno, anche lui soffre). Veloce e disordinato, ma gaudente: un piatto da gustare mentre gli americani ti spiano.

Sebastiano Iannizzotto
Nato nel 1989 a Catania, dopo un’adolescenza mediocre e del tutto priva di interesse sceglie un po’ a caso di dedicarsi agli studi umanistici. Abbandona il borgo natìo per emigrare in terra andalusa. Dopo un'estate da mozzo su una nave cargo battente bandiera portoghese, si trasferisce nella ridente Torino. Devoto alla chiesa del Chino Recoba e malato di Roberto Bolaño e di Julio Cortázar, usa la letteratura latinamericana per scopi poco edificanti ed è campione rionale di tiro al piattello. Scrive su Crampi Sportivi e IndieForBunnies.
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