Il mio primo datore di lavoro mi disse una volta: «…a parità de stoffa, regazzì, ricordati che vince sempre er valore aggiunto!». Lui era un delinquente di prima categoria, oggi probabilmente latitante, ma questa frase non ha mai smesso di affascinarmi.
Ho avuto modo di ripensare a questo tarchiato imprenditore romano grazie a #differenp, marchio d’abbigliamento romano approdato qualche giorno fa su kickstarter: fare più di mille chilometri su un’Ape Calessino lentissima e brandizzatissima per autopromuovere il proprio brand Made in Italy è decisamente un valore aggiunto, no?
Federico Bulleri e Andrea Borsetti, i creatori di #differenp, ci hanno raccontato un po’ della loro storia, dell’apetta calessino, di questo nuovo progetto — la #differenpSHIRT — e del Tyvek, un materiale robustissimo che sembra fatto di carta “magica”, impossibile da strappare e idrorepellente.
Chi sono Andrea e Federico?
Amici, solo dal liceo perché non ci siamo incontrati prima. Ai tempi Andrea aveva una giacca da pompiere, Federico un folto set di tute (non acetate). Studiamo entrambi comunicazione alla Sapienza, studiamo con la S minuscola, vabbè si faceva lezione nei cinema, l’istituzione che pretendeva di educarci era poco credibile.
Agli albori dei free press Federico è giornalista pubblicista poi, stufo di recensire lattughino e cassonetti, passa al copywriting nell’advertising: la formazione è in Saatchi, il lavoro vero inizia in Armando Testa, la pubblicità lo porta a fare qualche giretto tra Madrid, Londra, Milano, poi rincasa in Leo Burnett Roma.
Andrea è più sport oriented, nasce con la palla da rugby al posto del ciuccio; opta per il mondo degli eventi sportivi, passando prima per le olimpiadi invernali di Vancouver, poi al CONI tra pallonari (interpretazione libera), racchette da tennis e concerti. Improvvisamente cala su di lui l’erudizione e passa all’arte come event manager presso il museo di arte contemporanea MAXXI.
Quando e perché è nato il progetto #differenp?
Il perché è principalmente irrazionale: ci piaceva. Inoltre, più razionalmente, cercavamo un mercato nel quale ci fosse lo spazio per moltiplicarsi: l’accessorista & abbigliamento di design in Europasi presentava particolarmente “arioso”, in particolar modo rispetto al Tyvek, un materiale con una capacità espressiva enorme, adattissimo ai nostri prodotti, ognuno dei quali racconta una storia semplice ed ironica.
Ad Agosto 2013 abbiamo preso un Ape Calessino e siamo partiti per il tour di lancio del #differenpWALLET: 1254 km percorsi tra Roma a Portofino, velocità media 33 km/h, 6 km di coda creati in un sol giorno.

Come siete passati dal portafoglio alla T-shirt?
Un giorno al Pitti Uomo il distributore di un grosso marchio ci dice: «dovete aumentare la vostra offerta di prodotto, perché non provate a rendere #differenp l’indumento più comune, la t-shirt?»
Accettata la sfida l’abbiamo subito accasata con la nuova logica di sviluppo che avevamo in mente: contaminazione di materiali; prodotti che la gente potesse aggiornare e comporre creando risultati sempre personali e originali; portare le persone ancor di più dentro il processo creativo, permettendogli di disegnare e firmare i prodotti attraverso contest; non ultimo il risparmio dovuto alla possibilità di poter acquistare una sola piccola parte, la tasca.
Perché avete scelto come materiale il Tyvek e quali potrebbero essere gli eventuali sviluppi?
Il tyvek permette l’utilizzo di una gamma infinita di colori e sopporta una grande complessità grafica, arrivando ad un livello di personalizzazione proibitivo per qualsiasi altro materiale. È riciclabile, il che non guasta; ma non speculeremo in questa intervista con la manfrina ecologista. Gli sviluppi sono già in cantiere e prototipi segretissimi sono nascosti sotto la X.

Se raggiungeste i vostri obiettivi su kickstarter, come si svilupperebbe #differenp?
Andremo a scavare sotto la X.
Potete supportare la campagna kickstarter di Andrea e Federico qui.