«Post-truth» è stata nominata parola dell’anno dall’Oxford Dictionary; e quindi è del tutto plausibile immaginare che nel guardare ai fatti delle elezioni americane gli analisti dei grandi giornali, i sondaggisti, i big data, i soloni e gli esperti di elezioni americane, insomma tutti quelli che non avrebbero scommesso un centesimo sulla vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, abbiano dato più credito alla «post-verità» invece di affidarsi alla vecchia definizione di «verità».
Certo che a posteriori diventa tutto più chiaro e nitido, ma guardando le due mappe pubblicate dal New York Times è facile comprendere la distribuzione del voto per entrambi i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti: se Hilary Clinton ha ottenuto la stragrande maggioranza dei voti sulle aree costiere del Paese e nei grandi centri urbani, geograficamente parlando l’elettorato repubblicano di Donald Trump “occupa” tutta quanta l’area interna degli Stati Uniti.
Ecco perché si parla addirittura di «una nazione divisa in due».

Trump ha ottenuto la maggioranza in circa l’80% delle contee degli Stati Uniti

Clinton ha ottenuto più voti nelle aree urbane, nei college e nelle aree in cui le minoranze sono preponderanti: infatti la candidata democratica ha ottenuto la maggioranza del voto popolare.
