Più di quaranta pubblicazioni che vanno dalla dark wave all’ebm, passando per l’industrial, il synth punk e il punk diy.
La Avant! Records, etichetta discografica di base a Bologna (ma con un ampio respiro internazionale) compie nove anni di attività e si appresta a festeggiare con una serata di live e dj-set ad Ateliersi, spazio polifunzionale del centro di Bologna, sabato 9 dicembre.
Per l’occasione abbiamo intervistato il fondatore Andrea Napoli, che insieme all’etichetta porta avanti una serie di progetti di live e djset che si incastrano perfettamente nella polifonia della produzione musicale dell’underground bolognese.
Quando si avvicinano gli anniversari è sempre tempo di bilanci. Guardando indietro nel tempo, come ti ricordi l’humus in cui è nata Avant! Records? Che anni erano quelli, musicalmente parlando? E che trasformazioni hai potuto vedere e vivere in questi nove anni di attività?
Domanda non facile. Il terreno da cui è nata Avant! era quello delle band in cui suonavo in quegli anni, His Electro Blue Voice in primis, tanto che la prima uscita della label era appunto un 7” di HEBV. Era un’estensione dell’essere un batterista (scarsissimo ma con le idee chiare) che aveva un gusto innato per la gestione del gruppo e dei relativi traffici. Il contesto era quindi necessariamente DIY in ogni singolo dettaglio, anche il più noioso. L’unica cosa che sapevo all’inizio è che volevo fare una cosa fatta bene.
Musicalmente per me erano ancora anni a forte maggioranza rock, l’elettronica era solo un riflesso. Oggi per certi aspetti è quasi il contrario. Ora non suono più in nessun gruppo (anche se un po’ mi manca) ma l’indole non è mutata.
Osservando il roster Avant! e ascoltando i suoi artisti, più che all’idea di generi musicali viene da pensare all’idea di concept. Cosa ne pensi di questa impressione? E come definiresti allora il concept che c’è dietro Avant!
È una buona chiave di lettura. Sebbene il concept non sia stato – ehm – concepito come tale in un primo momento, c’è sicuramente un fil rouge che lega le uscite e tradisce il mio gusto personale. Credo sia abbastanza evidente, dato che come dici giustamente, non si può parlare di un’etichetta dedita ad un solo genere. Definire questo concept non è così immediato e trovo sia più interessante che ognuno si formi la propria impressione in merito. I pezzi del puzzle sono lì sul tavolo ☺
In questo momento storico i confini delle identità culturali sono sfumati fino a diventare inesistenti. Cosa ne pensi del superamento delle sottoculture che si è realizzato negli ultimi vent’anni? Offre delle prospettive interessanti secondo te?
Penso che, benché come ogni processo anche il superamento delle sottoculture hai i suoi tempi fisiologici, sia uno sviluppo incontrovertibile e a suo modo anche salutare. Se ci pensi bene le sottoculture sono davvero una cosa Novecentesca che ormai non ha quasi più senso di esistere dato che poggiano ancora su un humus comunitarista che oggi è completamente fratturato e frammentato. In più, come tutte le logiche centripete, hanno un ruolo invasivo sulla libera formazione/espressione dell’individuo che a lungo andare diventa limitante. D’altro canto quando finisce una certezza davanti hai un grande vuoto nel quale prospettive interessanti sono assolutamente possibili ma richiedono più intuizione e impegno.
Un’etichetta come Avant! (insieme ad altre di Bologna, come la Yerevan Tapes – in cui sei coinvolto-, la Maple Death Records) dà l’idea di essere riuscita a tessere una bella rete con realtà ed etichette nazionali e non. Lo dimostra anche il fatto che sei stato ospitato da Mister Ancient Methods nel suo programma su Berlin Community Radio. Quanto impegno ci hai dovuto mettere? Come riesci a mantenere vivi i contatti?
Per me è un impegno quotidiano da nove anni. È una dedizione spontanea, continua, metodica. È un motore primo che per ora non si è mai spento. In questo senso l’aiuto di Silvia (la mia ragazza) è davvero una risorsa preziosa che permette di fare affidamento su delle risorse inhouse che snelliscono e impreziosiscono molto il lavoro.
Oltre al superamento dei generi e delle sottoculture, c’è anche un superamento dei confini nazionali… come riesci a mantenere tutto sotto mano?
In realtà i confini nazionali son stati scavalcati bellamente sin dalle primissime uscite anche perché, come ho già avuto modo di dire, in Italia il pubblico interessato a queste sonorità è abbastanza ristretto. E di conseguenza anche i gruppi che nascono sul territorio sono di meno che non in paesi come Germania o Francia. Quindi era ovvio guardare all’estero per costruire l’ossatura dell’etichetta. Ormai è una cosa totalmente assodata che, anzi, mi piacerebbe lavorare di più con realtà nazionali, per chiudere il cerchio. Sai, nemo propheta in patria.
Avant! oltre all’aspetto curatoriale è molto legata alla dimensione live, tu stesso sei impegnato in prima persona nella cura di format e festival live. Quanto è importante per te questo aspetto?
In realtà è una cosa a cui avrei voluto/dovuto dedicarmi di più già in passato. Prima di Ombre Lunghe (un format di musica elettronica principalmente live, dove la dimensione è più quella dell’ascolto) avevo già organizzato qualche concertino ma mai niente di troppo grande, né direttamente legato ad Avant!. Ecco perché era giunto il momento di marcare un po’ il territorio e fare il punto della situazione.

Tanto che hai deciso di fare un mini fest per questo nono compleanno…
Esatto. Mettere insieme una serata con gruppi quasi tutti esteri non è facile, come puoi immaginare. I Rendez-Vous in questo senso sono stati grandi perché si sono costruiti un mini tour ad hoc per venire alla serata di Bologna. Per Drift e Lust For Youth è stato più facile perché essendo da soli a spostarsi basta un volo diretto da Londra o Copenhagen. E poi ci saranno gli Horror Vacui, l’unico gruppo di Bologna che Avant! abbia mai pubblicato e uno dei pochissimi italiani. Come potevano mancare?
Potrebbe essere uno “scaldare i motori” per il decimo anniversario del prossimo anno? Hai già delle idee?
Beh l’idea c’è, non lo nego, però aspettiamo di vedere che feedback arriva da questa prima edizione e poi ci si ragionerà su. I presupposti ci sono tutti, vediamo se l’esperimento riesce bene.

Ci dai un’anticipazione sulle prossime uscite Avant!?
A breve uscirà un nuovo maxi-singolo di Qual, poi ho in programma la prima ristampa in assoluto del catalogo Avant! su cui però non mi sbottono. In primavera dovrebbe anche uscire l’album degli Holiday Inn, più altre cose ancora da definire quindi restate all’ascolto.
E ora, invece, cosa stai ascoltando?
Il podcast della puntata di Ancient Methods su BCR dedicata ad Avant!, ahah. Lo so sembra molto autoreferenziale ma l’altra sera quando era in onda io ero al lavoro e non ho potuto ascoltarla. Ero molto curioso di vedere che pezzi aveva messo e devo dire che sono molto contento di come è venuto il tutto.