Chi credeva a chissà quali sconvolgimenti politici causati dalla vittoria del “NO” al referendum costituzionale del 4 dicembre, sarà rimasto senza dubbio deluso. La temuta apocalisse della politica nazionale è stata ridotta ad una scossa impercettibile, complice l’impossibilità di andare al voto con una legge elettorale omogenea per entrambe le camere. Alle dimissioni di Matteo Renzi è difatti seguita la nomina come capo di governo del suo Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha proposto una compagine caratterizzata da pochissime variazioni rispetto a quella guidata dal segretario del Partito Democratico.
Ora, trascurando qualsiasi considerazione sull’opportunità e il programma di questo governo (che lascio volentieri ad altra sede), ecco dieci piccole curiosità sul nuovo Presidente del Consiglio e sul governo in carica che sicuramente non vi cambieranno la vita, ma potrebbero tornarvi improvvisamente utili, magari chiacchierando alla fermata dell’autobus oppure al bar dello sport.
1. «Du gust is megl che uan»
Come riportato da molti quotidiani, dopo 56 anni di storia repubblicana, il Presidente del Consiglio torna ad avere il doppio cognome all’anagrafe. Paolo Gentiloni è infatti uno degli ultimi discendenti della famiglia dei conti Gentiloni Silveri, antico ceppo nobiliare di provenienza marchigiana.
L’unico precedente in questo senso è quello del democristiano Fernando Tambroni Armaroli nel 1960. Tra le altre cose, anche lo stesso Tambroni fu incaricato di creare una sorta di governo provvisorio, per approvare il bilancio dello Stato e soprattutto per evitare di presentarsi alle Olimpiadi di Roma in uno stato di emergenza. La sua esperienza però non andò nel migliore dei modi, rimanendo in carica per soli quattro mesi.
2. «Non expedit»
Paolo Gentiloni non è l’unico esponente della sua famiglia d’alto lignaggio a vantare doti di mediazione politica: prima di lui bisogna risalire al conte Vittorio Ottorino Gentiloni, già dirigente dell’Azione Cattolica e dell’Unione Elettorale Cattolica Italiana. È proprio da Vittorio che prende il nome il “patto Gentiloni”, l’accordo sancito tra cattolici e liberali in vista delle elezioni politiche del 1913 con cui si superò concretamente quella “non convenienza” pontificia sulla partecipazione dei cattolici italiani alla vita politica italiana.
3. «E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?»

Questa settimana la Gazzetta dello Sport fa notare come il Presidente del Consiglio sia un accalorato tifoso juventino. Dopo mille giorni di governo a guida viola, con tanto di maglia della Fiorentina regalata alla cancelliera tedesca Angela Merkel, e soprattutto dopo 36 anni dal governo di Francesco Cossiga, l’ultimo anfitrione di Palazzo Chigi a tinte bianconere.
Nonostante sia romano di nascita, Paolo Gentiloni non ha mai fatto mistero della sua fede juventina, tanto da essere anche iscritto allo Juventus Club di Montecitorio.
4. «Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung!»
Indagando tra la giovinezza dell’attuale Presidente del Consiglio, non si fa mistero della sua militanza nella sinistra extraparlamentare: nel Movimento Studentesco di Mario Capanna fino alla sua dissoluzione e poi nel Movimento Lavoratori per il Socialismo, dove Gentiloni arriva ad esserne segretario regionale per il Lazio. Durante questi anni di militanza incontra Ermete Realacci e Chicco Testa, che condivideranno con lui buona parte del suo percorso politico.
5. «Quant’è bella giovinezza»
Nonostante i modi compassati (sin troppo per alcuni suoi detrattori) e le sue nobili origini, il marxismo-leninismo non è l’unica declinazione dei suoi fervori giovanili. Va detto però che, anche nell’eccedere, il suo animo moderato non sia mai venuto meno. Roberto Scafuri scrive sulle pagine de Il Giornale: «Nel novembre del ’70, partecipa all’occupazione del liceo Tasso di Roma, che finirà con uno sgombro della Celere. La famiglia non gradisce, anche perché il giovanotto gioca sempre meno a pallavolo e tennis, e ha preso a frequentare attivamente un giro di cultori della marijuana. Il 12 dicembre organizza una fuga di casa, ma sempre a modino, perché passo passo tiene informato dei suoi spostamenti il prete gesuita del Tasso, affinché informi la famiglia (andrà a Milano per una manifestazione)».
6. «Allarme atomico»
L’attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato per ben otto anni, dal 1984 al 1993, il direttore de La Nuova Ecologia, storico mensile pubblicato da Legambiente. Il sito internet della rivista, che ancora oggi viene inviata ai sostenitori dell’associazione ambientalista, non ha mancato di fare i suoi auguri: «Con lui è cresciuta una redazione che ha scritto pagine importanti dell’informazione ambientale nel nostro Paese. Una su tutte quella che svelò le omissioni di Stato sulle effettive conseguenze dell’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl nell’aprile del 1986, con la pubblicazione, un mese dopo la catastrofe, dei dati dell’Enea sulle vere contaminazioni causate in Italia dal passaggio dalla nube radioattiva».
È durante l’esperienza maturata in redazione che ha modo di legarsi a Francesco Rutelli, allora militante nei “Verdi Arcobaleno”, di cui diverrà portavoce dopo la sua elezione a sindaco di Roma nel 1993.
7. «Batti lei?»
Una grande passione di Paolo Gentiloni è il tennis, sport praticato sin da quando era ragazzo. In un’intervista alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, Chicco Testa rivela: «con lui abbiamo condiviso i migliori anni della nostra gioventù e abbiamo giocato per una vita a tennis insieme. Facevamo un doppio mitico. Le coppie erano io e Rutelli contro Realacci e Gentiloni. Paolo gioca bene, ha un ottimo dritto ad uscire e un rovescio che ti ammazzava. Ogni cinque colpi Paolo ti piazzava questo rovescio smorzato, che ti metteva poco al di là della rete e ti ammazzava». Un altro suo compagno di battute è l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che per Linkiesta rivela un animo tutt’altro che moderato: «Giocavamo a tennis in coppia. Lui spaccava le racchette… Mi diceva: “Sii uomo, devi odiarli gli avversari”…»
8. «Sua eccellenza si fermò a mangiare»
A Tolentino, ridente comune della provincia di Macerata dove si possono rintracciare le origini della famiglia Gentiloni Silveri, l’entusiasmo è alle stelle. L’attuale Presidente del Consiglio può infatti fregiarsi della cittadinanza onoraria della cittadina, dove la sua famiglia possiede uno storico palazzo che vanta di aver ospitato, tra gli ospiti illustri, nientemeno che Giuseppe Garibaldi. L’aneddoto, ripreso dai principali quotidiani, è sottolineato soprattutto dalle cronache locali, in cui si riporta che: «Alla mezzanotte del 1848, l’Eroe dei Due Mondi brindò in un affrescato salone delle Feste a Tolentino, al nuovo anno e alla vittoria considerata definitiva della “rivoluzione liberale” che aveva infiammato l’Italia».
9. «Tripoli, bel suol d’amore»
Come noto, prima di occupare la poltrona più importante, Paolo Gentiloni ha frequentato già Palazzo Chigi: da Ministro delle comunicazioni con Prodi, dal 2006 al 2008, e Ministro degli affari esteri con il precedente governo Renzi, in sostituzione di Federica Mogherini, attuale Alto rappresentante dell’U.E. per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Durante l’ultima esperienza da ministro degli Esteri, Gentiloni si è trovato a dover fronteggiare la drammatica situazione di una Libia in mano al caos e ai terroristi dell’ISIS, prefigurando in alcune sue dichiarazioni la possibilità di poter intervenire militarmente: «Se non si trova una mediazione, l’Italia è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale».
Un messaggio così netto da essere riportato persino da al Bayan, l’emittente radiofonica dello Stato Islamico, che definisce proprio per questo Gentiloni «il ministro degli Esteri dell’Italia crociata» e che menziona esplicitamente l’Italia nella lista delle nazioni “nemiche”.
10. «Xerociviltà»
La principale critica mossa all’attuale esecutivo è quella di essere il “governo fotocopia” di quello precedente, che ha deciso di puntare il tutto per tutto sul referendum costituzionale del 4 dicembre, uscendone nettamente sconfitto. La definizione di “governo fotocopia” non è nuova nella nostra storia repubblicana e fu coniata per il secondo governo di Giovanni Spadolini, che ebbe lo stesso identico organico del precedente, salva la sostituzione del sottosegretario alla Presidenza Francesco Compagna, deceduto, con Vittorio Olcese.
Effettivamente con Gentiloni non si sono verificati stravolgimenti né nella sua composizione, né nella maggioranza parlamentare a sostegno del nuovo esecutivo: curiosamente ha anche ottenuto lo stesso numero di voti che ha ricevuto Matteo Renzi quando si presentò per la prima volta a Palazzo Madama per chiedere la fiducia al suo governo, ossia 169.
