È interessante il progetto Filosofia coi Bambini, nato dalla mente di alcuni ragazzi italiani che intendono divulgare un approccio originale di educazione per la fascia di età compresa tra le scuole per l’infanzia e le primarie. L’idea, sicuramente innovativa, è quella di far riscoprire la ricchezza e le potenzialità del linguaggio: non si tratta di spiegare la filosofia ai bambini ma di rendere essi stessi, in un certo senso, filosofi permettendogli di diventare abili nella ricerca di significati, di collegamenti semanticamente distanti tra le parole e, in generale, di abituarli al pensiero divergente.
Un linguaggio ricco è sintomo di un pensiero ricco, che è stato alimentato fin dalla sua nascita. «Chi parla male pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste. Le parole sono importanti!», ci ricorda un indignato e polemico Michele Apicella rispondendo a una fin troppo moderna giornalista nel film Palombella rossa ed è quello che sostiene anche l’associazione Filosofia coi Bambini che, attraverso laboratori e allenamenti, solleva molti interrogativi e stimola riflessioni di non poco rilievo, incontrandosi/scontrandosi con l’insegnamento tradizionale, o meglio con l’impostazione scolastica vigente.

I bambini (e non solo, ahimè) adottano sempre più spesso un linguaggio-slogan che limita la comunicazione e che si riduce a contrapposizioni banali come bello/brutto, buono/cattivo, felice/triste. Quelle che mancano sono le sfumature, le onomatopee, i neologismi: tutte quelle parole magari prive di significato ma così evocative da rendere la lingua bambinesca unica.
Proprio in questi giorni oltre 600 professori universitari hanno sottoscritto un appello nel quale denunciano le carenze linguistiche degli studenti italiani, chiedendo al governo e al Parlamento interventi immediati e decisi attraverso l’attuazione di un piano d’emergenza nelle scuole elementari e medie tale da rilanciare lo studio della lingua italiana. «È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano ad esprimersi oralmente», è l’incipit della lettera partita dal Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità e firmata da Accademici della Crusca, rettori, linguisti ma anche da filosofi, sociologi, matematici, costituzionalisti, storici dell’arte ed economisti. «Il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato» prosegue il documento «anche perchè il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi». I firmatari propongono, allora, specifiche linee di intervento per la risoluzione delle criticità di questo sistema e per la realizzazione di un unico fondamentale obiettivo: «il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti».
D’accordo con questa linea di pensiero, i ragazzi di Filosofia coi Bambini sostengono che si possa ragionevolmente credere che un adulto con queste mancanze sia stato un bambino che non ha nutrito il suo pensiero, che non lo ha allenato alle associazioni interessanti e insolite tra le cose. In breve: che non ha alimentato la sua immaginazione.

Di questi tempi è un rischio sempre più frequente ed è proprio sull’immaginazione che si incentra il progetto “Filosofia coi Bambini”. L’accesso sempre più precoce e meno controllato alla tecnologia, sia essa la classica TV o uno smartphone di ultimissima generazione, rende tutto stereotipato e piatto. Dov’è finito il gioco? Che fine hanno fatto i pomeriggi interi passati in giardino, al parco, all’oratorio o più semplicemente in camera in compagnia della bambola preferita o del supereroe di turno? È vero, i tempi sono cambiati, ma ora queste attività devono ritagliarsi un posticino nella fitta agenda di un bambino, districandosi tra il tempo pieno a scuola, i compiti a casa, i corsi di lingua straniera e i vari sport. Ed ecco che la tecnologia arriva in soccorso di genitori e figli super-impegnati accogliendo entrambi nel delirante mondo digitale, fatto di giochi preconfezionati, video divertenti e app per tutte le occasioni.
I bambini hanno oggi a disposizione in ogni momento un quantitativo enorme di cose, per la maggior parte superflue, se non “addirittura” dannose, e hanno sempre meno tempo per giocare, da soli o in compagnia, o da passare con genitori e nonni, o per non essere copie di adulti sempre di fretta ma semplicemente e splendidamente se stessi. Il tempo del bambino non è e non deve essere quello frenetico della tecnologia, ma un tempo “normale” che dia la possibilità di raccontare e raccontarsi, nel quale si inventano storie e si creano mondi fantastici.
È attraverso le parole che essi hanno voglia di uscire dalla loro realtà per entrare a contatto con quella di qualcun altro e di condividere le proprie esperienze, perché il linguaggio arricchisce, moltiplica le possibilità di comunicazione e accresce l’immaginazione. Se nei primi anni di vita esso è presente principalmente come auto-narrazione, un parlare a se stessi mentre si gioca, successivamente sarà proprio il gioco a divenire più complesso grazie al linguaggio; è fondamentale perciò, per “Filosofi coi Bambini”, che si impari a giocare perché, contrariamente a ciò che si pensa, il gioco è una realtà sofisticata dotata di regole ben precise e un bambino che sa giocare diventerà molto probabilmente un adulto che sa stare al mondo. In questo, sostengono, la scuola tradizionale purtroppo non aiuta. Sono rari gli esempi di classi all’avanguardia nell’educazione del bambino: nel complesso lo standard scolastico prevede un regime di passività nel quale l’alunno ascolta una spiegazione e apprende, passivamente appunto, nozioni di varia difficoltà. Si tratta di un modello che non fa distinzioni geografiche, da Aosta a Messina la scuola è questa. Al bambino sono richieste concentrazione, ordine e disciplina per molte ore al giorno (si pensi al tempo pieno) durante le quali la sua partecipazione attiva è minima; ciò crea un appiattimento generale nel quale diventa difficile far emergere le qualità specifiche di ognuno.
In opposizione a questo sistema ormai consolidato di giudizi e valutazioni e per scongiurare una completa standardizzazione concettuale fin dalla tenera età, Filosofia coi Bambini promuove all’interno dell’orario scolastico i propri laboratori: allenamenti delle capacità intellettive come il pensiero divergente e l’immaginazione, attraverso l’esplorazione costante e sempre divertente delle infinite combinazioni tra le parole. È a partire dalle parole, infatti, che si può (ri)creare, o meglio liberare, la sopita immaginazione e (ri)portare i bambini al loro stato naturale di meraviglia e curiosità, il tutto all’interno di un ambiente educativo che li renda i veri protagonisti.