Capisco che chiunque abbia diritto alle ferie e Fabio Fazio più di tutti, dopo l’ennesima annata trascorsa a cercare di fornire qualche pezza d’appoggio a noi, membri di una sinistra irrimediabilmente confusa e spaesata: per prima cosa, ringraziamo il cielo (sopra viale Mazzini), perché Che tempo che fa non finirà, ribaltando i pronostici dei suoi critici più crudeli, che tifavano per il tanto sospirato tacet, nonché le minacce dello stesso conduttore, impegnato ad accumulare il necessario potere contrattuale per prolungare con vantaggio il proprio rapporto di lavoro con l’emittente di Stato. Insomma, sembra che si tratterà di sopravvivere a quest’estate e che, dal prossimo settembre, ritroveremo Fazio su Rai1… ma l’estate è lunga, troppo lunga, e potrebbe capitare di tutto, nel frattempo: cioè, vogliamo rassegnarci a tre mesi privi di qualsivoglia orientamento tele-ideologico? Io non so come facciano, gli altri: giorno dopo giorno, mi si presentano casi spinosi di fronte ai quali non so bene come posizionarmi, con chi, quali parti prendere, e si moltiplicano gli attacchi: «Eh? Hai visto? Allora, che ne dici? Voi non avevate detto che…? Tu non eri quello che…?», e così via. Balbetto, mi accorgo delle prime palpitazioni, mi guardo intorno, controllo il telefono… Che almeno facessero un’app! Perché no? Un’app sarebbe molto comoda, in questi casi, con pochi e mirati suggerimenti sui casi culturali e politici del giorno – peraltro, non ho ancora capito se venga prima la cultura o la politica, nella gerarchia ontologica fabiofaziana: se, cioè, la vile pratica politica possa essere inglobata e nobilitata, nel caso in cui essa risulti “corretta”, in una più vasta categoria narrativa o se non sia la lettura di un (buon) libro, piuttosto, un’azione paragonabile al voto (responsabile) del cittadino responsabile o al varo di una finanziaria.
Per il momento, insomma, niente app, ma non dispero che il mio suggerimento tecnologico possa venire accolto e che chi i chiarimenti li pretende da me smetta di perseguitarmi: «Hai visto l’Austria, eh?», «Che?», «Non eravate voi a fare il tifo per il presidente verde, progressista, anti-razzista? Quello che si diceva contrario al blocco dei migranti, no?», «Sì, ma lui è il Presidente della Repubblica, non conta molto…», «Ah no? E chi conta?», «Bè, il Cancelliere…», «…e questo Cancelliere è di destra?», «No, è di sinistra…», «Ah! Bella sinistra, eh! Bravi! Meglio la destra, te lo dico io!», «Vabbè, ma i carri armati, alla fine, li hanno ritirati dal Brennero…», «Sì, eh? E Macron? Il vostro caro Macron? Lui se li piglia i migranti?», «…» (Tale scambio può avvenire, anzi avviene, in presenza di interlocutori-assalitori tanto di estrema destra quanto di estrema sinistra.). Spesso, poi, proprio le scene che farebbero più male e che, magari, non hanno ancora avuto modo di realizzarsi, ottengono un rapido allestimento interiore, si manifestano nel foro interno, con voci cave: «…e bravo il compagno Amendola, eh?», «Perché?», «Sta con Pisapia, eh?», «Embè? Che male c’è?», «Comunista col cuore a sinistra e il portafoglio a destra, giusto?», «Innanzitutto, i comunisti non ci sono più, e poi che avrebbe fatto Amendola?», «Amendola? Il membro del più grande gruppo di scommesse sportive online al mondo? Che schifo!», «Ancora con questa storia?», «Amendola? Quello che, intervistato da Vanity Fair, dichiarava di fare tutto per soldi? Complimenti!», «Senti, intanto fare tutto per soldi non significa che si sia disposti, per soldi, a fare tutto: capisci la differenza?», «Sì sì, è arrivato il filosofo, va’ va’… Lui e Fabio Fazio, uguali», «No, eh, non toccarmi Fabio Fazio…»
Ah, se ci fosse ancora lui… Lui sì che saprebbe che fare, in casi come questi: una battuta d’alleggerimento, un sorriso, un’abile sottrazione d’enfasi al caso incriminato e tutto sarebbe di nuovo a posto! Ovverosia, il colpevole sarebbe reintegrato negli accoglienti ranghi dell’internazionale progressista, precipitandosi ad abbracciare Filippa Lagerbäck: ciò, naturalmente, nel caso in cui il capro espiatorio si manifesti come tale, ribadendo la propria appartenenza alla sinistra buona, e non a quella repellente dei riformisti, i quali non meritano altro che ingiurie e sventure. Mi manca, Fazio, mi manca e non so più che pesci pigliare, senza la sua grandiosa e radicale opera di decrittazione, facilitazione e purificazione: senza di lui, la realtà è troppo spugnosa, imprecisa, ambigua, e mi mancano quel sospiro di sollievo e la sensazione rinfrancante che ogni elemento sia riuscito finalmente a prendere o riprendere il posto che gli spetta, al momento dell’applauso — liberatorio per davvero, quell’applauso, sia per l’ospite seduto sulla poltroncina, che stava sottoponendo la propria identità al vaglio del conduttore, sia per il pubblico a casa che, da quel momento in poi, era in grado di situare l’esaminato nella casella giusta: applauso lungo? Allora, è di sinistra, della sinistra autentica, non di quella affaristica e priva di ideali. Applauso breve? Di destra, ma di una destra con la quale discutere si può ancora o si deve, addirittura, nel caso in cui essa sia anti-liberista e, perciò, anti-renziana. Nessun applauso? Falsa sinistra, Renzi e gli scagnozzi suoi, amici di Renzi e degli scagnozzi suoi, conoscenti e simpatizzanti di Renzi e degli scagnozzi suoi, e vari altri subumani che, magari, erano pure favorevoli al tetto ai compensi per la Rai.
Ho fatto due conti e non è un caso, secondo me, che Che tempo che fa abbia esordito nell’autunno del 2003: un periodo come un altro? Così non è, perché quelli erano gli ultimi mesi di vita di Norberto Bobbio, il quale ci saluterà poco dopo, nel gennaio dell’anno seguente. Si potrebbe dire che sinistra non facit saltus? Non c’entra niente, lo so, e la questione è temporale, in questo caso: s’intenda che non esistono i vuoti, tanto nell’azione politica quanto nei commentari a quell’azione, e che la funzione svolta da un tale, nel caso della sua dipartita, possa essere affidata a qualcun altro, e che magari questi riesca brillantemente perfino a perfezionarla, ad aggiornarla ai tempi che corrono. Insomma, qual era l’obiettivo dell’illustre pensatore torinese, nel dare alle stampe nel 1994 Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica? Quel testo, certo non il migliore della sua lunghissima produzione, vide la luce in un frangente storico che sarebbe stato ricordato come una sorta di anno zero per la sinistra italiana, travolta dall’affermazione di un Berlusconi prima snobbato e poi temuto, per tutti i decenni a seguire; la ragione originaria di quel vademecum, però, bisognava rintracciarla nella caduta dell’impero comunista e nell’improvvisa obsolescenza di un’ideologia che aveva affascinato e modellato un intero secolo: pane per i denti dei progressisti italiani, di quei nostri lettori ed elettori che erano in cerca di una parola di conforto, di un manufatto che potesse sedare le ansie identitarie seguite al crollo del Muro, e Bobbio riuscì nell’impresa, concedendo dignità filosofica a una rassicurazione che sapeva molto di gesto paterno e che avrebbe permesso che continuassimo a cullarci nella consapevolezza di essere dalla parte giusta della Storia, nonostante uno spiacevole incidente di percorso di una settantina d’anni di durata.
Più ci penso, più mi convinco che il Muro sia crollato, sì, ma che le ideologie siano vivissime e lottino insieme a noi, che si siano fatte via via più virulente e circolino senza vergogna perché mascherate, rese più suadenti e capaci di intercettare un indistinto pubblico televisivo che accetta ogni e qualsiasi consiglio di lettura e suggerimento di condotta, di condotta anche elettorale, per poi rimuoverli inconsciamente o farsene malignamente beffa, tanto ciò che importa al diffusore di quelle ideologie, in fin dei conti, è uno share soddisfacente: raggiunto quello, ogni politologia si risolve in mediologia, ogni scaramuccia di schieramento finisce in gloria, a maggior gloria del conduttore… del mio conduttore di riferimento, traghettatore di anime progressiste nell’oscuro e nuovo secolo: si faccia trapelare almeno il nome della località in cui Fazio sta godendosi il meritato riposo, affinché io possa, per qualunque cifra, ottenere l’ombrellone accanto al suo, dal quale potrò orecchiare certe sue piccole indicazioni, magari dette a mezza bocca durante la lettura del giornale, che poi diffonderò a tutti quelli che, come me, stiano soffrendo, lo prometto.