Ma cosa è successo veramente al liceo Virgilio di Roma?
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Ma cosa è successo veramente al liceo Virgilio di Roma?

Se avete una filter bubble forte che parla solo di gattini probabilmente vi siete risparmiati tutte le cose che si sono scritte sul liceo Virgilio di Roma, uno dei licei più famosi d’Italia: un liceo romano dalla nomea borghese frequentato da 1.300 studenti, per il quale i giornalisti hanno narrato un’escalation di situazioni criminose che […]

Se avete una filter bubble forte che parla solo di gattini probabilmente vi siete risparmiati tutte le cose che si sono scritte sul liceo Virgilio di Roma, uno dei licei più famosi d’Italia: un liceo romano dalla nomea borghese frequentato da 1.300 studenti, per il quale i giornalisti hanno narrato un’escalation di situazioni criminose che forse ora Sodoma si sente meno sola.

Tutto inizia con la notizia del tetto storico crollato; il tetto è del ‘500, la colpa non è di nessuno, non si fa male nessuno, ma gli studenti protestano perché gli è caduto il tetto della scuola. Questa protesta ha portato ad un’occupazione, con tutte le situazioni del caso: ragazzi contenti di fare occupazione, ragazzi scontenti di fare occupazione, ragazzi che devono dire ai genitori di essere scontenti di fare occupazione ma che in realtà non vanno a scuola e sono contenti, autogestione della scuola da parte di studenti esagitati, eccetera. Emanuele Tirello, rappresentante degli studenti dell’istituto di Via Giulia, sottolinea come l’occupazione sia nata proprio per il crollo e per denunciare «un problema che riguarda tutte le scuole di Roma. Solo l’8% delle scuole è a norma». È lecita, non è lecita? Non è questo il punto.

«La maggior parte dei giovani crede di essere spontanea, mentre è soltanto maleducata e grossolana.»1

A quanto pare c’è stata una festa durante l’occupazione, una roba assolutamente nella norma, con forse una sottoscrizione o un ingresso a pagamento, addirittura un servizio d’ordine, e della droga. Potevo fermarmi a “festa”, ma volevo citare anch’io le cose menzionate negli articoli delle testate nazionali per occupare qualche battuta in più. La copertura sui media tradizionali dell’occupazione e dei fatti che la seguono è massiccia in un modo almeno curioso, foraggiata da notizie mai confermate, voci di corridoio e quell’assoluto bisogno di fare la morale a cose non confermate, o che non si capiscono. Soprattutto il Messaggero e il Corriere della Sera, con Repubblica poco dietro, seguono l’andamento di una notizia che fatichiamo a riconoscere come tale («Dei ragazzi occupano una scuola e fanno ragazzate», articolo unico su più testate, 10 righe, sai quanta carta risparmiata?). Se il primo non è sempre sinonimo di qualità, dagli ultimi due ci si aspetta qualcosa di più.

 

E STICAZZI

 

Gli articoli di cronaca sono pieni di trigger words per persone di una certa età (e ok che ormai il target dei quotidiani è più o meno quello) quali: spinelli, sballo, hashish, sesso, spaccio, stupefacenti (spesso: sostanze), rave party. Quello del 17 novembre del Corriere sui ragazzini che “fanno sesso” è una pioggia di dubbi, di «sembra», di «pare», di «probabilmente», di «non è chiaro», i genitori che «sarebbero» pronti a sporgere denuncia, ragazzi che «sarebbero» già stati trasferiti in altri istituti: non parla di niente, non dà neanche una notizia. Questo, come quello di altri colleghi di altre testate. Se volessi fare il loro gioco, potrei dire che il video «pare» non sia stato girato al Virgilio, e che i «presunti» studenti «siano» vestiti, nel video, e che nessuno dice di aver visto davvero il video e che forse quel video non esiste proprio. Ma non ho le fonti, quindi lo butto lì come notizia letta da qualche parte e non confutabile.

«Sfidiamo chiunque vada in giro con gli occhi aperti a negare che esista, mai come prima, un’attitudine nei giovani che è almeno scortese, maleducata, completamente egoistica.»2

Personalmente, per la saga di “persone che provano a raccontare ad altre persone non interessate a capire delle dinamiche che neanche loro capiscono del tutto”, i miei articoli preferiti poi sono quelli che fanno il ritratto della generazione: questo è un articolo del Corriere della Sera, uno dei più autorevoli quotidiani italiani, con la parola trap virgolettata tra caporali nel titolo e la presenza oscura, aleggiante, di un “Collettivo” che vuole evocare i paurosi anni ’70, maglioni a collo alto, ma che in sostanza è la rappresentanza d’istituto degli studenti. Capirai.

Poi ancora: bombe carta che «sarebbero esplose» (altrove si parla di petardi), uno studente che «avrebbe» consumato cocaina nell’istituto, ma soprattutto genitori che «avrebbero detto» «pazienza, non è una cosa grave».

Su questo castello di supposizioni le notizie di cronaca impallidiscono e si ammalano di condizionalite, ma per fortuna quando la cronaca è debole arrivano a salvarci le opinioni e gli editoriali. I paladini della buoncostume questa volta sono tre: Crepet lo psichiatra, Polito vicedirettore del Corriere, Gramellini caffettista del Corriere.

«Fanno tutto con eccesso; poiché amano all’eccesso, odiano all’eccesso e così via. Credono di sapere tutto e si ostinano al proposito; questa è appunto la causa del loro eccesso in tutto.»3

Crepet viene intervistato sul Messaggero in un pezzo dal titolo Ho fatto il ’68, ma era una cavolata e questi ragazzi sono peggio di noi. Mentre si cerca di riprendersi dalla voglia di riempirgli gli inbox di «scusa, sei mejo te» si può pure provare a leggere per trovare dentro il pezzo il peggior conservatorismo ma senza venature di paillettes. Contro i genitori «indifferenti e complici» e contro un «aids psicologico» che impedirebbe di dare gli anticorpi necessari alla crescita ai propri figli, usa la formula «eccesso di democrazia» mentre teme per il disfacimento della nostra nuova classe borghese dirigente.

Polito spara un editoriale in colonna sinistra di sabato 18 novembre sul Corriere intitolato Cari papà, care mamme in cui, probabilmente intimato da tutti quei condizionali e da un sano terror borghese, incita tutti i genitori d’Italia a non essere i «sindacalisti dei propri figli». L’editoriale si ciba di luoghi comuni, di genitori iperprotettivi nei confronti dei ragazzini, di un’idea della realtà scolastica non necessariamente miope ma probabilmente di seconda mano, esacerbata dai «pericoli della modernità» che sono i social e il cyberbullismo.

Infine Gramellini, oltre a riuscire a non parlare di niente e riuscire a farlo nella maniera più pruriginosa possibile in uno dei suoi “Caffè”, si occupa dell’intervista alla preside del Virgilio, Alfano. Alfano, in una lunga telefonata, parla di omertà, di clima mafioso, di bomba carta, di grosso spaccio, di eroina; lo stesso giorno, la stessa preside in un’intervista rilasciata sempre al Corriere si diceva esasperata: «A volte vorrei andare ad insegnare in periferia o nelle scuole dove ci sono i figli dei camorristi. Almeno lì saprei con chi ho a che fare». La questura ha smentito sia le accuse di traffico di droga sia quelle relative al “clima intimidatorio” o mafioso.

«I genitori stessi sono spesso la causa di molte difficoltà. Solitamente hanno fallito nel loro compito naturale di insegnare l’autocontrollo e la disciplina ai propri figli.»4

Stupisce molto quindi, in giornate abbastanza piene di notizie nazionali e internazionali, lo spazio dato a cronaca e opinioni su fatti che avvengono in una determinata scuola di Roma, fatti che avvengono da 50 anni in tutte le scuole: presunto consumo di droghe, scoperta e esplorazione della sessualità, occupazioni lecite o meno lecite, cazzate da regazzini. Insieme alla solita solfa sui «giovani d’oggi molto peggio dei giovani di ieri», arriva il fertilizzante populista di «i genitori condonano». Vado gioiosamente ad ingrossare un rapporto cose raccontate/cose successe già decisamente a favore delle prime chiedendomi: perché tutta questa attenzione?

Da una parte queste cariche fanno parte di un certo filone continuo di attacchi alla scuola pubblica, al pubblico in generale, alle uguaglianze, in un linguaggio che va dal “bacchettone” al “reazionario”; dall’altra stiamo assistendo all’ennesima prova della gentrificazione dei media tradizionali, scritti per un pubblico distante non dico dalla realtà, ma sicuramente dalla giovinezza (anagraficamente e mentalmente). Ultimo: sembra proprio che qualcuno voglia che si parli di ragazzi, di educazione, di genitori, di scuola, di tutte queste cose insieme, magari male. Che, parlando un sacco di quel clima, si crei un clima, così da poter magari parlarne un po’ di più; non sarebbe comodo avere di che parlare?

Crepet è uscito col suo nuovo libro “Il Coraggio” il 10 ottobre; l’ha presentato a Roma il 13 Ottobre a Palazzo Santa Chiara, in un evento in cui c’era anche Polito; parla del coraggio in varie declinazioni, tra cui «il coraggio di educare, di dire no», in una sorta di manuale educativo e di vita, magari ad uso di genitori intimoriti ed educatori in crisi, perché no?

Polito stesso ha una terza edizione del suo libro sull’educazione dei figli in uscita, con annesso tour di promozione; si intitola “Riprendiamoci i nostri figli” – Gramellini gli ha fatto la fascetta; dentro si parla di tutte quelle forze che minano l’autorità della famiglia e di come fugarle – guarda un po’, un’altra guida per chi crede di aver perso la bussola per capire questa generazione, magari perché l’ha letto da qualche parte. 

Gramellini beh, è Gramellini.

 

 

Quindi, alla fine, cos’è successo al Liceo Virgilio di Roma? È crollato un tetto, degli studenti hanno occupato l’istituto, potrebbero pure aver preso delle sostanze stupefacenti e magari pure aver scopato; in pratica si sono comportati come un qualsiasi studente da 50 anni a questa parte. Ci sono dei genitori garantisti e altri meno e un dirigente scolastico che non può gestire benissimo la situazione; anche qui, niente di trascendentale. O comunque cose meno gravi e più usuali di fare un po’ di marketing sulle spalle di ragazzini. Sembra proprio che qualcuno c’abbia montato un caso sopra ¯\_()_/¯.

1 François de la Rochefoucauld (1613-1680)
2 The Conduct of Young People, Hull Daily Mail, 1925
3 Aristotele, Retorica, Libro Secondo, 12 (384 A.C. – 322 A.C.)
4 Problems of Young People, Leeds Mercury, 1938

Mattia Pianezzi
Studente di Editoria e Scrittura alla Sapienza, vivacchia a Roma. Scrive per Crampi Sportivi, Atlas Magazine e Flanerí.
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