Bontà divine: altre cinque pubblicità natalizie che hanno solcato il nostro immaginario
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Bontà divine: altre cinque pubblicità natalizie che hanno solcato il nostro immaginario

A voler immaginare un adattamento dai toni scialbi e postmoderni del classico Canto di Natale, lo Spirito del Natale Passato farebbe sicuramente breccia attingendo a piene mani tra le innumerevoli réclame che caratterizzano le ultime settimane dell’anno, in un viaggio suggestivo tra i punti di contatto della nostra anima con l’anima del commercio. Se in […]

A voler immaginare un adattamento dai toni scialbi e postmoderni del classico Canto di Natale, lo Spirito del Natale Passato farebbe sicuramente breccia attingendo a piene mani tra le innumerevoli réclame che caratterizzano le ultime settimane dell’anno, in un viaggio suggestivo tra i punti di contatto della nostra anima con l’anima del commercio.

Se in queste stesse pagine abbiamo già sottolineato il carattere esponenzialmente evocativo delle pubblicità natalizie, in questi nuovi cinque esempi cercheremo con presunzione di scavare ulteriormente nelle zone più recondite del nostro cuore di consumatore, rievocando firme e  testimonial d’eccezione, spesso colpevolmente rimossi o ignorati.

 

5. Un Fantastico Natale

Tra i tanti manifesti sul brio e sulla leggerezza degli anni ’80, uno dei primi porta la firma del mai troppo celebrato Maurizio Nichetti, che sceglie di spezzare la tradizionale quiete familiare con la grinta e l’elettricità di Heather Parisi. La vivacità e la gioia che il prodotto è in grado di portare a tavola, capace di far saltellare allegramente anche il capofamiglia, è scandita da un apposito adattamento commerciale di Cicale, l’esuberante sigla della seconda edizione dello storico varietà nazionalpopolare Fantastico, un brano che nella sua versione originale racchiude un vero e proprio inno alla spensieratezza e un’avversione all’antica morale di Esopo. L’impronta di Nichetti si rintraccia comunque nella grande fisicità che permea non solo l’intero spot, ma l’intera vis espressiva del poliedrico artista milanese.

 

4. Contraddizioni siciliane

All’eleganza, l’austerità e al formalismo del «cavalier Condorelli», di cui l’ambiente e il prodotto sembrano raccontare tutto, si contrappongono l’insicurezza, la goffaggine e i disastri di Leo Gullotta. La scelta dell’attore catanese, storico esponente di punta de Il Bagaglino e vincitore di tre David di Donatello, richiama indirettamente un forte legame identitario con il territorio di produzione: l’azienda ha infatti sede non troppo lontano, a Belpasso, e continua ancora a rivendicare le sue origini in maniera sempre più evidente. Non è quindi un caso che, a distanza di anni, Gullotta abbia continuato a deliziare le qualità del prodotto, in atmosfere sempre più eleganti, se non quasi “gattopardesche”.

 

3. Il terzo segreto di Renato Pozzetto

Dato che le associazioni mentali tra il colore rosso e il Natale sono un’assodata esclusiva de facto della Coca-Cola, la Motta (rectius, la Nestlé) tenta di scardinare questa dinamica cercando di rendere Renato Pozzetto un insolito Babbo Natale dal colore blu. Questa scelta può rendere perplesso lo spettatore, e l’azienda lo sa bene: anche il sarto infatti si mostra tentennante, ma bisogna ribadire il cambio di packaging. Tanto, a rassicurare i consumatori ci pensa il consolidato slogan che invita al consumo senza dover aspettare il 25 dicembre, perché «il Natale quando arriva, arriva». Nota a margine per il poco originale stereotipo dello stilista omosessuale dai toni sopra le righe, che in molti al giorno d’oggi si guarderebbero bene dal riproporre e che è qui interpretato da Walter Leonardi, oggi noto soprattutto sul web per i video dei ragazzi del “Terzo Segreto di Satira” (e capace, di converso, di saper interpretare un ingenuo elettore di sinistra, dall’animo sensibile e rispettoso del politically correct).

 

2. “Fiorello va in prigione”

SeCaterina va in città, Fiorello deve invece andare in prigione. Il regista livornese Paolo Virzì si concentra infatti sulle festività natalizie di “Don Rosario”, stereotipato boss mafioso celebrato e temuto anche all’interno del «braccio D». Un “Don Raffaè” siciliano ma nettamente meno poetico, il cui più grande privilegio è quello di potersi mangiare tutto il panettone alla nocciola che desidera. In uno degli spot della serie, il gioco con i luoghi comuni a sfondo mafioso è ancora più traboccante, con una grottesca minaccia al consumatore dal finale eloquente: «Questa non è una pubblicità, è un avvertimento».

 

1. Santo Natale – Operazione Nostalgia

Francesco Totti e Gennaro Gattuso (tra l’altro freschi freschi di titolo mondiale) sono ormai capaci di tutto, anche di sostituire Babbo Natale. Nessuno sembra in grado poterli fermare, finché non s’imbattono in Megan Gale. A voi i giudizi.

Solo una piccola notazione. La carriera di un calciatore, fisiologicamente più breve di quella di un regista, di un attore (e spesso di un politico) riesce a far risaltare ancora più lontana nel tempo qualsiasi apparizione extracalcistica, come nel caso di questo spot pubblicitario: Totti, dopo 250 goal in campionato, è ormai un dirigente della Roma; Gattuso è invece ora l’allenatore del Milan. Percepite quindi come più distante questo spot del 2006 o questi auguri di Natale di inizio millennio?

Eugenio Macrì Bellucci
Laureando in giurisprudenza, ha collaborato con TV2000 e ha avuto modo di fare visita a diverse trasmissioni RAI (Affari Tuoi, Telethon, I fatti vostri). Non ha Twitter perché già perde troppo tempo su Facebook.
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