Parlamento Pop
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Parlamento Pop

Dopo aver superato la querelle sulla designazione dei candidati che ha coinvolto quasi tutte le forze politiche in gioco, anche questa volta nel grande agone elettorale risaltano nomi già noti ai più non per poltronismo o strenua militanza partitica, ma per essere pubblici esponenti di strati altamente popolari della società. È, ad esempio, il caso della candidatura […]

Dopo aver superato la querelle sulla designazione dei candidati che ha coinvolto quasi tutte le forze politiche in gioco, anche questa volta nel grande agone elettorale risaltano nomi già noti ai più non per poltronismo o strenua militanza partitica, ma per essere pubblici esponenti di strati altamente popolari della società.

È, ad esempio, il caso della candidatura di Adriano GallianiClaudio Lotito con Forza Italia, di Francesca Barra per il Partito Democratico o dei suoi colleghi Carelli e Paragone, pronti a suggellare la causa del Movimento Cinque Stelle.

Il legame tra impegno elettorale e pregressa visibilità mediatica si fa quindi ancora più saldo, perpetuando un meccanismo volto a dare maggiore impatto ad alcune battaglie politiche, a trasmettere maggiore fiducia nella propria proposta oppure, in casi meno nobili, per parassitare la grande e collaudata popolarità di determinati personaggi.

Le basi di questo rapporto si possono già scorgere nel secondo dopoguerra, con la vulgata della candidatura del campionissimo Gino Bartali tra le fila della Democrazia Cristiana, proposta addirittura da papa Pio XII e mai più realizzata. L’acme di questo corroborante rapporto tra politica e riflettori fiorisce però sul calare degli anni Ottanta, causticamente impressa nello sprezzo dell’allora ministro socialista Rino Formica verso le alte sfere del suo partito, ree di averlo spettacolarizzato a tal punto da renderlo una corte «di nani e ballerine».

Talvolta, la candidatura di un personaggio già famoso di suo si delinea come una sorta di “servizio” in cui agire da mero testimonial del partito per cui si simpatizza, ma non è raro che l’impegno elettorale si concretizzi in uno scranno in parlamento.

 

 

Il caso che viene portato a esempio più di tutti è quello della pornostar Ilona Staller, meglio conosciuta come “Cicciolina”, «la persona che ha spostato il comune senso del pudore in Italia». Fautrice di un’inevitabile rivoluzione dei costumi, risulta nel 1987 la seconda esponente del partito radicale più votata in Italia, attestandosi sulle 20.000 preferenze e potendo così portare avanti più in profondità il suo personale impegno ambientalista e di difesa dei diritti umani. Tra gli atti di Montecitorio, risulta infatti prima firmataria di proposte di legge per l’istituzione della tassa ecologica sugli autoveicoli o per vietare la sperimentazione su animali vivi. E ancora, a conferma del suo consolidato impegno di paladina della liberalizzazione sessuale, si cura del «diritto all’affettività dei detenuti» e di istituire corsi di educazione e informazione sessuale per i più giovani, «anche in modo interdisciplinare e con la collaborazione di persone esperte, estranee al mondo della scuola». Infine spicca, anticipando di quasi vent’anni certe modifiche al regolamento di polizia olandese, la proposta di dare vita “parchi e alberghi dell’amore”, in cui subordinare l’ingresso «alla semplice esibizione di un documento» e proibirlo «ai solitari in cerca di distrazioni mercenarie». La visionaria e liberale attività parlamentare di Ilona Staller termina però nel 1992, con la tanto originale quanto poco fortunata esperienza del “Partito dell’Amore”.

 

 

Notevolmente più lunga, invece, l’esperienza di Gianni Rivera: diploma di computista commerciale, grandi vittorie con la maglia del Milan e uno dei pochi italiani a vantare nel proprio palmarès un campionato europeo di calcio e, soprattutto, l’ambitissimo Pallone d’Oro. La sua candidatura con la Democrazia Cristiana, all’incredibile grido ante litteram di “Forza Italia e sostenuta da Giovanni Goria e Bruno Tabacci, si concreta anch’essa nel 1987 con un seggio alla Camera dei Deputati. Sarà eletto ancora per tre legislature, collocandosi progressivamente nell’area del centrosinistra, con il Patto Segni prima e con l’Ulivo poi. Tra i primissimi sostenitori della creazione di un Ministero dello sport, in quattordici anni di attività parlamentare riesce anche a diventare Sottosegretario di Stato alla Difesa (proprio lui, sempre lì tra centrocampo e attacco) e a presentare più di 200 proposte di legge. Dirà, parlando di sé alle pagine di Libero: «Poteva andare meglio se fossi stato più politico. Ma se l’ho fatto di mestiere, non lo sono per vocazione».

 

 

Un altro neoeletto di spicco alle elezioni del 1987 è Virginio Scotti, ai più conosciuto con lo pseudonimo di Gerry Scotti, decano della conduzione radiofonica e televisiva ed eletto con più di 9.000 preferenze proprio tra i banchi di quel Partito Socialista Italiano criticato per i suoi eccessi. Il popolarissimo volto televisivo della televisione commerciale, però, evita ancora oggi di ricordare un periodo segnato dalla delusione per le ciniche dinamiche parlamentari e dalle polemiche per le sue assenze. È quindi anche da queste ragioni che prende le mosse il desiderio di rinunciare all’assegno vitalizio che gli spetterebbe per legge e che, per il momento, verrà donato «alle famiglie dei caduti sul lavoro». Comunque, l’attività parlamentare di Gerry Scotti non è testimoniata solo dalla prefazione alla leggendaria guida alle migliori discoteche italiane del danzereccio ministro De Michelis, ma anche da diverse proposte di legge, come quella «a favore delle industrie fonografiche», in cui si scorge l’introduzione di un «prelievo sul prezzo di vendita […] sui nastri cosiddetti vergini e sugli apparecchi registratori».

 

 

Sempre nello stesso anno entrano in parlamento anche Gino Paoli e Giorgio Strehler: l’uno alla Camera e l’altro al Senato, ma entrambi appartenenti al gruppo della Sinistra Indipendente, nato nel 1953 per dar voce a personalità della cultura e della società civile non iscritte ad alcun partito ma comunque elette nelle liste di sinistra (del PCI in primis). Il cantautore di Monfalcone si occupa in vari modi della valorizzazione e della tutela della «musica leggera italiana» tanto da diventare, dopo la breve esperienza parlamentare, presidente della SIAE. Strehler, già eurodeputato, è invece membro della settima Commissione permanente del Senato, competente per la pubblica istruzione e per i beni culturali: una presenza di prestigio che sarà beffardamente ricordata nel decennale della sua morte, esprimendo «rammarico per il mancato esame delle proposte legislative da lui presentate in materia di teatro».

 

 

Il 1992 è l’anno del debutto di Alessandra Mussolini in parlamento, sostenuta dal Movimento Sociale Italiano. La sua nota attività politica e istituzionale è ormai più che consolidata e ha superato di gran lunga, come numero di anni, una carriera cinematografica che l’ha vista lavorare assieme a nomi come Ettore Scola, Alberto Sordi e Lina Wertmüller. Tra le sue primissime iniziative legislative, se ne ravvisa una contro la prassi del «finanziamento illecito dei partiti», con cui conferire al pubblico ministero il potere di chiedere «il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili di pertinenza dei partiti politici così finanziati», detrarre gli importi illegittimamente erogati «dai contributi annuali versati ai partiti» e svincolarli «a favore dell’Erario» in caso di pronuncia irrevocabile di condanna.

Oltre che per il sostanziale pareggio tra le coalizioni di centrosinistra e di centrodestra, le elezioni politiche del 2006 pure si caratterizzano per l’ingresso nelle aule parlamentari di Franca Rame, moglie e musa di Dario Fo, energica e combattiva attrice e autrice teatrale dall’impegno politico militante dentro e fuori i palcoscenici. Eletta nelle liste dell’Italia dei Valori, è membro di due commissioni parlamentari di inchiesta: una sull’uranio impoverito, l’altra sul fenomeno degli infortuni sul lavoro (proprio quel tema su cui, anni addietro, lei e il marito subirono la mannaia della feroce censura della Rai). Nel complesso Franca Rame vive però un’esperienza sofferta, culminata con una lettera di commiato in cui ripercorre i motivi che l’hanno spinta a mettersi in gioco e ad arrendersi poi con delusione: «Nei quasi due anni trascorsi in Senato, ho presentato diverse interrogazioni. Tutte rimaste senza risposta. Ho presentato numerosi emendamenti, ma non sono stati quasi mai accolti. Questa, per la verità, è la sorte che capita a quasi tutti i Senatori».

 

 

Nel corso della medesima legislatura, la seconda più breve della storia repubblicana, siede invece tra i banchi della Camera Vladimir Luxuria, la prima parlamentare transgender d’Europa. Candidata come indipendente con Rifondazione Comunista, nonostante un’imbarazzante polemica sull’uso dei bagni che la vede suo malgrado coinvolta, presenta più di 50 progetti di legge, tra cui una proposta di regolamentazione delle unioni civili conosciuta con l’acronimo di “Pacs” e un tentativo di far approvare «nuove norme a tutela delle persone transgenere», tipizzando alcune caratteristiche per una più agevole identificazione, tale da facilitare il «cambio dell’identificativo di genere e del nome», e istituendo un’apposita «Commissione di riconoscimento di genere». Cerca di tentare di nuovo l’avventura alle elezioni politiche del 2008 nella lista “La Sinistra l’Arcobaleno”, che non riuscirà a ottenere neanche un seggio. Della sua esperienza parlamentare rimane anche una tormentata relazione personale con «uomo molto importante e famoso del centrodestra», naufragata per non dover continuare a essere «un’amante clandestina».

 

 

Sono sempre le consultazioni del 2006 a determinare anche l’elezione di Mara Carfagna, ultimo esempio di questo nostro elenco non esaustivo. Con un passato televisivo a fianco di Fabrizio Frizzi e Davide Mengacci, abbandona la mattutina Piazza Grande di Giancarlo Magalli e Michele Guardì per prendere posto tra i seggi di Forza Italia. Una battuta poco felice di Silvio Berlusconi al Galà dei Telegatti amplifica le voci di una candidatura più estetica che politica, contro le quali ribatte: «Non sono raccomandata. Da tre anni lavoro per Azzurro Donna, da due sono coordinatrice regionale campana. Non mi hanno scelto per la bellezza. Posso capire i malumori degli esclusi ma non sono piazzata lì per caso, non sono cascata dal cielo». Seguono così la rielezione per altre due legislature e la nomina a Ministro per le pari opportunità nel quarto governo Berlusconi (tra gli ululati del quotidiano tedesco“Bild), nel corso di una carriera caratterizzata da più di 50 progetti di legge, nove dei quali approvati: in uno di questi, ad esempio, si scorge l’introduzione dell’art. 612-bis del codice penale come «risposta concreta nella lotta contro la violenza, perpetrata specialmente sulle donne, sotto forma del cosiddetto stalking». Attualmente si prepara a correre per il quarto mandato consecutivo.

Se si volessero snocciolare ancora altri esempi simili, senza neanche dover allargare il novero alle candidature locali, al Parlamento Europeo o a quelle non andate a buon fine, l’elenco ne uscirebbe notevolmente più lungo, a conferma di un’ormai consolidata regolarità nei rapporti tra res publica e visibilità popolare. Delle conclusioni e di altri esempi più evidenti si dovrà trattare più approfonditamente in un secondo momento, ma di sicuro si può riconoscere con certezza il sintomo di una classe politica sempre più bisognosa di un’apparenza con cui ammantare la propria povertà interiore. Tanto da far tornare il caustico Rino Formica sui suoi passi.

Eugenio Macrì Bellucci
Laureando in giurisprudenza, ha collaborato con TV2000 e ha avuto modo di fare visita a diverse trasmissioni RAI (Affari Tuoi, Telethon, I fatti vostri). Non ha Twitter perché già perde troppo tempo su Facebook.
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