A una settimana dal voto che ha demolito il centrosinistra, la situazione all’interno del Partito Democratico non è affatto tranquilla. Tra il drastico risultato elettorale incassato, le dimissioni (almeno in un primo momento) ballerine annunciate dal segretario Matteo Renzi, l’apertura solitaria di Michele Emiliano ai trionfatori del Movimento Cinque Stelle e il tesseramento improvviso di Carlo Calenda, gli uomini del Partito Democratico appaiono in preda a un’isteria tanto repressa quanto inaspettata. Tutti questi comportamenti danno l’impressione di essere legati tra loro da una grande smania di ricostruzione, l’ennesima all’interno del partito, che sembra però trascendere un momento di seria ponderazione, che s’impone necessaria sia in merito alle basse percentuali ottenute, sia per i motivi che ne sono alla base.
Provo a raccogliere le fila di questo caos assieme ai Socialisti Gaudenti, per loro stessa ammissione «gli eroi che la sinistra non merita ma di cui ha bisogno», collettivo simposiaco–politico di successo riunitosi sotto il segno dell’alcolica joie de vivre craxiana, che dal 2015 a oggi è riuscito a sfondare nettamente il traguardo degli oltre centomila seguaci su Facebook.
Anche queste elezioni impongono la tradizionale analisi della sconfitta. Con quale drink s’accompagna meglio, stavolta?
Anche durante le elezioni, la nostra linea guida era: prima ordinare un Negroni, poi la matita farà il resto. Ognuno può e deve scegliere il drink che meglio crede. Oppure scegliete quello che ha bevuto Renzi lunedì (che si è addirittura dimenticato di fare l’analisi della sconfitta).
Quest’anno il Partito Democratico ha invitato a evitare un voto “di pancia”, come manifestato nella scelta dello slogan elettorale “Pensaci”. Secondo voi gli elettori, prima di scegliere, ci hanno pensato poco o invece ci hanno pensato pure troppo?
Effettivamente quei due video sono stati la cosa più azzeccata della campagna del PD. Ma invece che essere messo in pratica da chi doveva convincere amici e familiari, come descritto nello spot, sembra sia rimasto nella bolla degli addetti ai lavori, senza sortire gli effetti sperati. Tanti like e condivisioni, pochi voti.
Secondo un sondaggio condotto dall’istituto Tecnè, il 44% degli elettori tra i 18 e i 30 anni ha votato per il Movimento Cinque Stelle, solo il 15% ha preferito il Partito Democratico. Quali conclusioni dobbiamo trarne?
Siamo una generazione che pur avendo un livello di istruzione più elevato dei nostri padri avrà un tenore di vita peggiore dei nostri nonni. Ci aspetta un futuro precario, praticamente senza pensione, con la prospettiva che il nostro lavoro possa essere svolto dai robot e la risposta di Renzi è stata quella di dare 500€ ai neodiciottenni. Poteva almeno darci le brioche o un toast all’avocado.
Nel centrosinistra raccontano questa débâcle come l’effetto di pessime strategie di opportunismo politico e di comunicazione. È davvero così o più semplicemente la sinistra non ha saputo rispondere concretamente alle esigenze della gente?
Allacciandoci alla domanda precedente, i dati sulla disoccupazione giovanile parlano da soli. È naturale punire chi ha non ha migliorato, se non di poco, la situazione, senza dare troppo l’impressione di essere interessati a come risolvere i problema. E l’incertezza che grava sul futuro dei giovani, influenza inevitabilmente anche i loro parenti. Per quanto sia secondario il discorso della comunicazione, hai dato a 11 milioni di persone 1.000 euro all’anno in più in busta paga. Se ti ritrovi con soli 6 milioni di voti fatti qualche domanda.
Ma come si finisce dai Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci a Matteo Renzi News?
Quando la politica smette di voler emancipare le masse e decide di vendere una batteria di pentole e regalare una bicicletta con cambio Shimano ai primi 100 like. Il tema è di linguaggio.
È sempre giusto adeguare il linguaggio al supporto e al destinatario, però Matteo Renzi News commette un errore: è convinto che le parole siano contenitori vuoti che uno usa a seconda del bisogno, quando invece rappresentano uno strumento per veicolare e accrescere un’egemonia.
Come si può notare, Gramsci spiega anche Matteo Renzi News. Il loro modo di agire non opera un lavoro di traduzione, ma di farsesca imitazione (per di più grossolana) e a ogni post aiuta sempre più gli avversari perché pensa di mandare solo semplici messaggi, quando invece veicola intere stratificazioni ideologiche.
Dopo aver massacrato a lungo Renzi per aver allontanato definitivamente il Partito Democratico dalle istanze dei ceti più umili della società, il nome che si impone per il futuro è quello di Carlo Calenda. Quand’è che un garofano rosso starebbe bene anche al PD?
Il problema non è Calenda, che è stato un buon ministro, ma il fatto che si possa pensare che bastano un nome e delle primarie a salvare la sinistra. Il Pd dovrebbe innanzitutto trovare un’identità e una serie di valori comuni su cui ricostruire proprio la sinistra.
Tra l’altro fate saggiamente notare che «con il 18,7% Craxi ti formava un governo, ti vinceva due referendum, ti metteva a cuccia la Merkel e ti dava anche un 3% di resto». Ma davvero scopriamo solo ora di essere una repubblica parlamentare?
In realtà, ora scopriamo che i partiti sono diventati semplici comitati elettorali, che servono solo per portare a Palazzo Chigi un leader: se non ci riescono, perdono la bussola e non sanno più che fare, perché il loro programma coincide col leader. I governi si sono sempre formati in seno al parlamento e anche stavolta andrà cosi.
Con la disfatta elettorale del Partito Democratico, si può già dire che il progetto politico di Liberi e Uguali si sia pienamente realizzato?
Cos’è questa Liberi e Uguali?
Perché tutto questo ingenuo allarmismo sulle conseguenze estreme dei risultati del voto, quando in parlamento sono comunque entrati Bruno Tabacci, Beatrice Lorenzin, Pierferdinando Casini e Paola Binetti?
La cosa realmente divertente è che Casini e la Lorenzin hanno più parlamentari che elettori.
Stando sempre ai sondaggi, i voti di molti operai sono trasmigrati dai partiti di sinistra alla destra leghista. Possiamo predire il futuro della politica italiana dei prossimi dieci anni dai comportamenti di Giovanni Lindo Ferretti?
Almeno di Giovanni Lindo resteranno degli album memorabili, di questa sinistra invece resteranno solo le sconfitte.
A posteriori, non sarebbe stato meglio nel 2009 lasciare la tessera del PD a Grillo?
Più che altro ancora ci chiediamo come abbia fatto Adinolfi a prendere la tessera del PD.
Avete già deciso come spendere il reddito di cittadinanza?
Tessere del PD per scalarne i vertici e approvare poi il Negroni di cittadinanza.
Parafrasando indegnamente Luciano De Crescenzo, si è sempre più antisistema di qualcuno. C’è vita oltre il Movimento Cinque Stelle oppure, dato il ricambio forzoso delle poltrone ogni due mandati, riusciranno sempre a proporsi come qualcosa di nuovo anche dopo aver governato il Paese?
Il Movimento Cinque Stelle è sempre stato l’indicatore dello stato di salute della classe politica: più la politica è lontana dal risolvere i problemi o dal fornire soluzioni, più il Movimento cresce. Infatti nelle zone del Paese dove la politica ha amministrato bene o sembra fornire risposte, il M5S sta sotto il 20%. Più che dal Movimento Cinque Stelle, dipenderà dagli avversari: se riusciranno a dare una prospettiva al malessere che cova nel Paese il Movimento si sgonfierà, altrimenti rischiano di prendere ancora più voti.
Un’ultima domanda: dove andiamo a ballare questa sera?
Pare che al Nazareno ci siano delle serate divertenti. Però pure al Quirinale si balla bene in questo periodo.