Ok, ci siamo detti: intervistiamo pagine Facebook. Ok, ci siamo detti: partiamo da Hipster Democratici, perché è figa, perché ci sta, fa meme belli, fa tendenza, cita tantissimo Boris e le canzoni indie. Bene. A quel punto ho pensato di aggiungere agli amici Alessandro, il fondatore della pagina. Alessandro mi ha friendzonato malissimo. Allora ho deciso di mandargli un messaggio in direct su Instagram. Lì mi hanno risposto, allora Alessandro ha accettato la mia richiesta di amicizia, io gli ho scritto su Facebook e lui ha risposto dandomi il suo indirizzo email, e sulla sua email c’era il numero di WhatsApp. E niente, alla fine ci siamo sentiti per telefono. Potete dire tutto su questa intervista, ma non che non abbia una forte impronta social. (L’obiettivo era inserire una citazione di Boris in ogni domanda/risposta. Ci siamo riusciti. Quasi.)
— Dieci minuti di presentazioni e conversazioni politiche che non vorranno riportate per rispetto nei confronti degli elettori —
Come è nato Hipster Democratici? Perché Hipster? Perché Democratici?
La pagina nasce alla fine dell’estate del 2012, ai tempi militavo nei Giovani Democratici, poi ho smesso. Non è nata con intenti politici, ascoltavo musica indie e seguivo la politica. Ai tempi si parlava molto di Hipster: uno spocchioso, che sa tutto lui, era uno stereotipo divertente che si abbina perfettamente con il militante del PD medio (e faccio anche autocritica, dicendola). Ho coinvolto amici e compagni di corso, dei partiti più disparati (c’era anche chi votava 5 stelle). Oggi a gestire la pagina siamo io e Andrea: ci siamo conosciuti ai tempi dell’università, da allora facciamo praticamente tutto insieme. Il punto di svolta è arrivato con le primarie del 2013 (Bersani, Renzi, Vendola): i fan sono cominciati a salire, ci siamo ispirati a pagine come Marxisti per Tabacci, che facevano satira politica.
… E poi l’indie.
Sì, l’altro lato è quello. Da dopo le Europee (per usare un calendario politico), ha iniziato a emergere anche quell’indie che è diventato ItPop: i TheGiornalisti, Calcutta, e da lì la nicchia di chi ascoltava quella musica è cresciuta, e di conseguenza sono cresciuti i nostri fan. E noi sempre da lì abbiamo iniziato a parlare anche di musica, emancipandoci parzialmente dalla politica. Sempre in quel periodo è nato anche il gruppo Facebook per evitare di perdere i meme che ci mandavano in posta. Col tempo il gruppo è emerso, ne è nata una comunità di persone che si incontrano dal vivo, hanno creato anche sezioni locali.
Uh, a proposito di sezioni: ma la storia della Tessera HD?
Ecco, quella è partita dal basso. Ci hanno scritto dalla “sezione” Romana, hanno deciso di dare un nostro omaggio a Willie Peyote (che è un nostro ammiratore, come lo siamo noi, anche se lui è un artista e noi cazzeggiamo, però vabbè). Ne è nato un contest lampo sul gruppo per scegliere la tessera, una volta scelta la versione vincitrice (della bravissima Giada). Da quel momento in poi abbiamo iniziato a tesserare.
E l’avete fatta anche a Carl Brave, come ho visto dalle storie Instagram.
In realtà no… È un nostro amico che gli assomiglia tantissimo, tra l’altro va sempre in giro con gli occhiali perché è fotosensibile (in realtà se li è messi apposta, non è che va in giro con gli occhiali la sera). Molti ci hanno creduto, era lì con la birra, la sigaretta… Gli ho detto di non parlare. Quella sera sembrava lui. Anche perché eravamo ubriachi.
Non me lo dovevi dire… Però dai, potrebbe fare lo stuntman di Carl Brave. Forse Cosmo avrebbe bisogno di una controfigura, per esempio, visti i suoi ultimi voli.
Il volo del primo maggio è stato un po’ insensato, in effetti… Poi con lui c’è un po’ di rivalità. Avevamo postato un meme su una sua faida con Bugo, lui ci scrisse pubblicamente dicendo di «togliere sta merda che non mi rappresenta». Io gli ho risposto dicendo di no, che era un meme, un fotomontaggio, che facciamo meme solo su artisti che stimiamo… E lui ci ha mandato a cagare (ironicamente). Che poi lui a me piace, sono anche andato a vederlo. Tra l’altro anche a Torino si era buttato e la gente si è scansata.
Tornando al gruppo Facebook: come lo gestite? In genere lì dentro gira la peggio roba, mentre il vostro resta sempre sotto una certa soglia di odio. E si trovano anche discussioni interessanti.
In realtà i flame ci sono, spuntano, però abbiamo una serie di moderatori molto puntigliosi. Poi vogliamo evitare che si crei una casta di membri più attivi che escluda gli altri: cerchiamo sempre di essere aperti. Però certo, chi non rispetta il regolamento va fuori. Ci chiamano la Laura Boldrini dei gruppi… A me comunque piace che si creino discussioni anche accese, l’importante è che non si degeneri in flame. E devo ringraziare anche i membri più attivi: abbiamo una chat con loro, che ci segnalano subito tutto. Noi vogliamo che il gruppo sia un porto sicu… Cioè, forse meglio non parlare di porti in questo periodo. Diciamo un approdo, dai.
Tutto chiaro. Ma tipo l’ultimo che avete bannato? Un episodio clamoroso?
Sì, di ban ce ne sono. Anche solo chi spamma le pagine senza scrivere prima a noi privatamente. E c’era uno che faceva commenti un po’ troppo sessisti, insultava alcune donne del gruppo, era volgare. Lui lo abbiamo bannato. Per un periodo, circa un anno fa, bannavamo un sacco: succedeva che della gente entrava e ci insultava, poi finivano per diventare dei meme. E poi abbiamo avuto qualche discussione con alcuni fan de Lo Stato Sociale.
Ecco: due parole su Lo Stato Sociale.
Sono andato a un loro concerto ed è stato fighissimo, fanno show, si travestono, sono molto teatrali. Prima però erano più sinceri, ora mi sembrano costruiti. Poi su certi temi, secondo me, potrebbero evitare l’approccio alla 99 posse e limitarsi a parlare d’amore. Che forse è anche più rivoluzionario, per certi versi.
Ok, Carl Brave, Cosmo, Calcutta, Lo Stato Sociale: ma chi ha ucciso l’indie?
Un po’ si è ucciso da solo, ma dall’altra parte esisterà sempre. Il fatto è che diversi artisti hanno cercato di raggiungere un pubblico maggiore, poi c’è chi lo fa con più qualità e chi con meno. Cosmo e Calcutta, ad esempio, ci mettono più qualità.
Ecco, lo hai chiamato in causa tu: Calcutta.
Allora, a me sta un po’ sulle palle tutto questo hype che si è creato intorno a lui. E che anche noi abbiamo contribuito ad alimentare, in questo faccio mea culpa. A me ha infastidito la propaganda social sul suo ultimo album, hype su hype, faceva tutte storie criptiche…
Che poi l’album mi è piaciuto, lui è bravo, sa scrivere pezzi sia di successo che “crepuscolari”, però dovrebbe cercare di non cadere nella vortice dell’incriticabilità. O almeno dovrebbe cambiare atteggiamenti social: sembra che ogni cosa diventi un evento, e le etichette diventano agenzie di organizzazione eventi.
Il discorso quindi è più generale.
Sì, si creano diversi artisti-fotocopia che sfruttano il momento. La bolla secondo me tra poco scoppia. Si continuerà così per un po’, poi chi era Indie resterà Indie (Colapesce, per esempio), invece gli altri (Calcutta, Tommaso Paradiso, Lo Stato Sociale, Levante) entreranno nell’immaginario pop. Per fare un esempio, quello che è successo con Cremonini. Poi dopo qualche anno potrebbero anche tornare a fare lavori più sinceri…
Bene, sull’Indie ci siamo. Però siete anche una pagina ironico-politica, quindi ora vi tocca una domanda iper scomoda: quanto pensi influisca la presa in giro in politica? Mi spiego: Di Maio toppa un congiuntivo, questo può influire sul voto dell’elettore secondo voi? Leggendo alcuni commenti, alla gente non sembra importare molto.
È un problema di spocchia: ce l’ha tutta la sinistra, dal PD alla sinistra radicale. Si tende a sfottere l’avversario più per la forma che per i contenuti: il congiuntivo di Di Maio è un esempio lampante. Noi ci abbiamo fatto un po’ di meme, ci sono anche pagine che su questa cosa ci hanno fondato una carriera (anche politica). Sono dell’idea che un politico debba saper parlare italiano e magari avere un minimo di esperienza nel settore in cui si trova ad operare, ma spesso questa cosa è stato l’unico motivo di contrasto al M5S. Però un conto è se la facciamo noi e Socialisti Gaudenti questa satira, un conto è se la fa un partito politico: diventi fastidioso e classista, tu devi parlare con le persone, anche se sbagliano i congiuntivi. Devi saper coinvolgere. Se invece passi il tempo a sfottere il Movimento 5 Stelle risulti elitario e spocchioso, e infatti a livello comunicativo fatichi. Serve una buona dose di umiltà, ecco. Per esempio, quando io ero tesserato frequentavo le sezioni: erano piene di ex militanti del PCI, nessuno era laureato, qualcuno non aveva neanche la licenza media. Non conta il titolo di studio, ma la formazione. E il PD ha smesso di farla.
E invece voi? Che politiche seguite su Facebook?
Noi cerchiamo di contrastare per prima cosa il furto di meme. Poi le nostre battaglie sono rivolte contro le pagine che fanno memacci per ragazzini e cercano di monetizzare attraverso i loro fan. Noi siamo in contrasto, e non per fare gli spocchiosi: alcune pagine lanciano tormentoni reazionari, come la cosa delle “cagne”. L’umorismo può anche essere forte, però devi farlo con molto stile. E l’umorismo non può essere solo un modo per parlare alla pancia delle persone. Il fatto è che mancano pagine di sinistra che uniscano ironia e messaggio politico. Noi cerchiamo di fare proprio questo
Ok, ultima domanda poi basta. Forse. Attraverso i vostri canali sponsorizzate diversi eventi musicale, volete consigliarcene uno?
Quest’anno abbiamo collaborato col Miami e per noi è stato un onore (abbiamo anche tesserato un po’ di artisti). Per quanto riguarda i festival più piccoli, cerchiamo di aiutarli a diffondersi. Sono importantissimi, creano delle piccole comunità, è un po’ quello che manca nel nostro Paese: una creazione di comunità, che poi alla fine è una forma di manifestazione della democrazia. Ad esempio Apolide, che è un festival di Vialfrè, vicino a Torino ma in provincia di Ivrea. E per loro è l’evento dell’anno. Altri due nomi: Artico Festival (Bra) Fans Out (Nizza Monferrato).
Comunque siamo stati bravissimi: non abbiamo mai citato Boris. Mai.
…
Ok dai, chiudiamo in pace: Brunori Sas.
Lui è un grande, lo stimo tantissimo: riesce a dare leggerezza alle sue canzoni, si fatica a trovargli un difetto. Non è spocchioso. L’ho anche conosciuto, è stato tranquillissimo, anche il suo staff. Secondo me, tra vent’anni, come si parla oggi di De Gregori si parlerà di lui. È anche maturato tantissimo, con il suo ultimo album ha fatto un salto di qualità. Un disco anche impegnato, ma senza appesantire. Anche la sua trasmissione su Rai 3 (Brunori Sa, ndr) verrà rivalutata. È stata inserita di venerdì in seconda serata, quando praticamente tutti quelli che sentono Brunori sono fuori casa.
Comunque Brunori lo stimo.
Almeno quanto Stanis stima Vin Wenders.
— Seguono dieci minuti di conversazione sulle scene migliori di Boris che non verranno riportate per rispetto nei confronti dei toscani —