Tre film su Netflix che non si è mai visto nessuno | Luglio
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Tre film su Netflix che non si è mai visto nessuno | Luglio

È tempo di fare i conti con nuove piattaforme di vita: in Italia è atterrato l’alieno DAZN, e il problema non è cosa comporterà in tema di abbonamenti. Il problema è capire come si pronunci: Dazn, Danz, HitManiaDanz2000, Dazòn, Dasòn. Quest’ultima ipotesi è caldeggiata da Diletta Leotta, massimo esponente del dasòndentismo. Io però continuo a […]

È tempo di fare i conti con nuove piattaforme di vita: in Italia è atterrato l’alieno DAZN, e il problema non è cosa comporterà in tema di abbonamenti. Il problema è capire come si pronunci: Dazn, Danz, HitManiaDanz2000, Dazòn, Dasòn. Quest’ultima ipotesi è caldeggiata da Diletta Leotta, massimo esponente del dasòndentismo. Io però continuo a fidarmi di Paolo Maldini (non me ne volere, Dile’, sono cresciuto guardando lui in TV) e lo chiamerò dazn, attaccando la zeta alla enne. Alzala, Dazn.

Però è parecchio complicata la questione. E chissà perché ogni volta questa rubrica comincia con il calcio. Vabbè, comunque: Netflix è molto più semplice da pronunciare. Il punto è questo. Sfogliando di nuovo il catalogo, cercando nelle sue pagine più oscure, sono saltati fuori tre film che boh, non credo che nessuno si sia mai visto. Neanche Diletta Leotta (dazn, dazn, dazn, arrenditi). Uno è di Ascanio Celestini ed è un po’ una presa a male ma molto bello, un altro è lo spin-off dei Tenenbaum e l’ultimo boh, forse riguarda il Presidente degli Stati Uniti, però pare strano. Cominciamo:

 

La pecora nera (2010)

 

Livello ansiogeno: 4/5;
Colpo d’occhio: 1/5;
Notipregodaimacheveramente: 3/5;
Ok, però adesso ho sonno: 1/5;
Riso: Sì, quello della mensa;
Doppiaggio: No, perché il doppiatore come l’ha fatto l’ha disfatto.

Uno dice «Ehi, un film con Ascanio Celestini, allora si ride!, una punta di amarezza-riflessiva, però si ride dai!, una critica sferzante alla società però si ride dai!», e invece sì, cioè, si ride pure, ma quel senso di angoscia che resta alla fine non se ne va per un po’. Il film parla di un tizio che lavora (uhm) dentro un manicomio. Con lui c’è anche Giorgio Tirabassi, che sembra tipo (uhm) il suo migliore amico lì dentro. Il film parla della vita di questo ragazzo interpretato da Ascanio Celestini, dai primi anni fino al giorno in cui, per un motivo che all’inizio boh, si ritrova dentro al manicomio. Ci sono dei momenti di leggerezza assoluta, e questo forse rende ancor più pesanti i momenti duri, neri, tetri, tangibili. Cose che non vorresti guardare e che invece devi guardare per forza. E la leggerezza è quel pugno di zucchero che serve per mandare giù il finale, sconvolgente.

Controindicazioni: maledirete Ascanio Celestini perché oh, anche meno pesantezza; poi però il giorno dopo gli direte grazie: è un film che va visto.

 

The Meyerowitz Stories (New and Selected) (2017)

 

Livello ansiogeno: 2/5;
Colpo d’occhio: 2/5;
Notipregodaimacheveramente: 3/5;
Ok, però adesso ho sonno: 2/5;
Riso: Sì, però lo ha cucinato Maureen, quindi occhio;
Doppiaggio: Sì, ma era arrivato il momento di scoprire la vera voce di Adam Sandler.

Sembra davvero lo spin off dei Tenenbaum con una spolverata di Ti presento i miei: parla della storia di una famiglia, uno dei figli è Ben Stiller. Un altro è Adam Sandler. Il padre è Dustin Hoffman, che è un vecchio scultore che fatica a restare sulla cresta dell’onda e sembra sia stato dimenticato da quasi tutto il mondo. C’è anche una terza figlia, il film è diviso in capitoli che raccontano la storia di ogni figlio. Veramente ben fatto, divertente al punto giusto, quelle risate che però non offuscano la storia che c’è dietro. E la storia ti appassiona. Ci sono anche altri attori famosi tipo Adam Driver che fa un matto drogato pieno di soldi e Sigourney Weaver che fa se stessa. Un film che riesce a risultare a tratti toccante e appassionante ma allo stesso tempo divertente e leggero: è un grande merito, altroché. Postilla: Adam Sandler ha una figlia nel film, e mentre scrivevo mi sono accorto che quella figlia era la protagonista del terzo film della rubrica. Ecco perché mi sembrava di averla già vista. È il caldo, non ci fate caso.

Controindicazioni: il numero delle mogli di Dustin Hoffman è direttamente proporzionale ai guai che passa la sua famiglia. Prendete il messaggio per quello che è-nonsomministraresottoi12anni-leggereattentamenteilfoglioillustrativo.

 

Tramps (2016)

 

Livello ansiogeno: 2/5;
Colpo d’occhio: 2/5;
Notipregodaimacheveramente: 2/5;
Ok, però adesso ho sonno: 1/5;
Riso: Sì, perché Danny cucina bene sogna di fare lo chef;
Doppiaggio: Sì, poi il doppiatore è rimasto a dormire nel capanno della piscina.

Il fratello di Danny chiama Danny dicendogli «Ehi Danny, sai che sono in prigione, devi prendere una valigetta per me, Danny, ci sei, Danny». Danny è un bravo ragazzo e ascolta il fratello. Questa cosa della valigetta è mezza losca, nell’affare c’entra anche una ragazza (la figlia di Adam Sandler, per intenderci), che aiuta Danny a prendere ‘sta valigetta. Solo che Danny si sbaglia e ne prende un’altra. Da lì iniziano le fantastiche avventure di questi due adolescenti. Sembra un The End of The Fucking World un po’ meno spinto. Carino, non dura tantissimo, veloce e divertente. Non parla di Donald Trump, nonostante il titolo. Cioè Trump non viene proprio citato. “Tramp” vuol dire vagabondo, i due ragazzi un po’ lo sono (you don’t say?), mentre non sembrano proprio Presidenti USA, a prima vista. Magari però in Trumps 2 potrebbero rubare una valigetta a Jean-Claude Juncker, vallo a sapere.  

Controindicazioni: niente in particolare, solo magari non lasciate le cose sul fuoco in cucina se siete alle prese con un piccolo grande intrigo. Poi mamma s’incazza.

Leonardo Mazzeo
Classe 1993, di solito scrivo di calcio, qualche volta però esco e vado altrove, non importa dove. Colore preferito: arancione. Segni particolari: nessuno.
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